Il Tirreno

Livorno

Quel pallone è sgonfio

Renzo Marmugi
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PRIMA E DOPO. La curva nord nel 2007 e (sotto) com’era l’anno scorso contro il Siena senza più bandiere e striscioni

700 spettatori più dell'anno scorso: ma la passione?

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 LIVORNO. Fuga dagli stadi, un fenomeno nazionale. L'invasione barbarica di Sky, il calcio-Nutella ormai spalmato su quasi tutta la settimana, impianti scomodi, vecchi, freddi, decadenti. E si potrebbe anche togliere il de. L'avvento della pay tv ha diradato le code ai botteghini, la tessera del tifoso e i divieti del Casms ai tifosi ospiti nelle partite considerate a rischio perfezionato l'emorragia. Le offerte e i pacchetti della piattaforma di Murdoch e dei suoi concorrenti (un campionato intero di serie B, cioè tutte le squadre, playoff compresi, si può acquistare a 99 euro) hanno inferto un duro colpo agli incassi delle società. E se in serie A il ritorno economico da Sky e dintorni è importante anche per i club medio-piccoli, in "B" siamo a una fettina di torta, o giù di lì.  Il caso Livorno. La nostra città, naturalmente, non fa eccezione. Giocare il sabato pomeriggio alle tre, con le famiglie in piena sindrome da shopping e da centro commerciale, è un danno, senza dimenticare che a volte in nome del calcio spezzatino ci sono anche gli anticipi al venerdì sera o i posticipi di lunedì, sempre alle 20,45. E nei mesi invernali chi te lo fa fare di andare allo stadio quando puoi stare in poltrona, col telecomando in mano, l'alta definizione e sette replay di ogni azione importante?  I numeri. Nella tabella pubblicata sopra potete leggere le presenze allo stadio (abbonati + paganti) degli ultimi undici anni. Il dato che balza agli occhi sono i 15255 spettatori (2004-05) al ritorno in serie A dopo 55 anni di pane e salame, fallimenti, campi con l'alopecia, tanta bile e bocconi amari. Ma quel dato scese decisamente nelle stagioni successive, fino a toccare la "miseria" di 8132 anime al "Picchi" nell'anno in cui il Livorno disputava anche la Coppa Uefa. Segno che chi apriva il borsellino il giovedì sera per vedere gli amaranto in Europa poi non aveva i soldi (o la voglia) per fare il bis la domenica. Nel 2007-08, quello della retrocessione, nonostante tutto gli spettatori erano aumentati (9489), ma già si avvertivano i primi sintomi di assuefazione, la sindrome da pancia piena tipica di questa città. Dove è meglio essere primi in Eccellenza che lottare per la salvezza in serie A. Nel 2008-09, campionato magico della premiata ditta Diamanti-Tavano, il bilancio finale parlava di 7851 spettatori di media, ma quel dato è gonfiato dai playoff contro Grosseto e Brescia, dove il "Picchi" era veramente stracolmo come nei formidabili anni del "Vodz" Jaconi (promozione in B) e di Mazzarri (ritorno in paradiso).  Passato prossimo e presente. Il vero crollo è quello del 2010-11, al ritorno fra i cadetti: 12º posto nel ranking nazionale con 4451 spettatori di media a partita (picco 6949 contro il Siena, minimo 3176 col Frosinone). Lontani dalla regina Atalanta (18737), nettamente prima in classifica davanti a Torino (11413), Pescara (8048), Siena (7281) e Padova (6362). Seguono Ascoli, Vicenza, Novara, Modena, Varese e Reggina (4569), undicesima. Nel campionato in corso il Livorno è all'11º posto (5139 spettatori) in una hit parade dominata dalla Sampdoria (21212), che precede nell'ordine Torino (15274), Verona (14258), Pescara (11566) e Padova (8587). Prima degli amaranto ci sono anche Vicenza (6236), Bari (5825), Nocerina (5735), Modena (5558) e Reggina (5154), quindici persone in media più del Livorno.  Raffronti. Quest'anno al "Picchi" vanno quasi 700 spettatori più del campionato scorso (5139 contro 4451), e il picco è arrivato nella partita con la Sampdoria (7800). Anche il dato degli abbonati è in salita: 3075 reali. Nel 2010-11 erano 2700, però cinquecento tessere appartenevano ai ragazzini della scuola calcio, che invece non figurano nei numeri del 2011-12. La società ha dato una sforbiciata ai prezzi, e la politica è stata apprezzata. Almeno in estate.  L'analisi. Anche se la squadra dopo un buon inizio è incappata in un periodo buio e viaggia a due punti dalla zona minata dei playout, per un campionato depresso come la serie B e in una città di 160mila abitanti alle prese con una grave crisi economica, industriale e quindi occupazionale, portare 5139 spettatori allo stadio non sarebbe una tragedia. Piuttosto il dato è anomalo visto che stiamo parlando di Livorno, la Napoli del centro Italia per passione e attaccamento al calcio. Dove basterebbe veramente poco per ridare fuoco alle polveri e trasformare il "Picchi" in una bomboniera caliente, il dodicesimo uomo in campo. Meglio i bilanci da Champions o una passione alle stelle? E' questa la domanda che si devono porre Aldo Spinelli e i suoi collaboratori. L'ideale sarebbe trovare un punto di equilibrio. Dopo la retrocessione la società ha varato un piano triennale per tornare in serie A, e questa sarebbe la seconda stagione. In estate il presidente ha deciso di tagliare i costi e di puntare sui giovani, una linea politica condivisibile. Ma nella rosa ipertrofica del Livorno - 32 giocatori - la realtà è che gli insostituibili saranno al massimo cinque-sei elementi, mentre gli altri, chi più chi meno, non spostano. Allora non era meglio concentrare il monte ingaggi su 15 giocatori veri, ridurre la rosa - ma alzando la qualità - e risparmiare alla voce riserve? Meditate, gente, meditate.

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