Il Tirreno

Livorno

Miglionico si blinda: «Non mi muovo da qui»

Fabrizio Pucci

Niente addio a gennaio. «Anzi, vorrei prolungare ma la società...»

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 LIVORNO. Il giorno dopo la sconfitta di Torino l'amarezza lascia spazio ai buoni sentimenti. Così alcuni giocatori amaranto si sono dati appuntamento in due noti esercizi commerciali del centro per pubblicizzare la cena del 5 dicembre i cui proventi saranno devoluti in beneficenza al reparto di pediatria dell'ospedale cittadino. L'iniziativa è nata da un'idea di Martin Miglionico: cuore grande e cervello fino, l'uruguagio ha colto l'occasione per esplorare il pianeta amaranto finito nell'ombra da qualche settimana.  Cinque punti conquistati nelle ultime otto partite. C'è di che preoccuparsi?  «No, ma di certo d'ora in poi bisogna stare attenti. A Torino, anche se siamo stati poco pericolosi, non siamo andati male. I granata in media costruiscono dieci palle gol a partita. Con noi hanno visto la porta solo da lontano e hanno trovato il gol solo dopo l'espulsione di Lambrughi. Avete visto? Salviato è andato a coprire la corsia sinistra e la coperta è rimasta corta dalla parte opposta. Siamo stati pure sfortunati perché il pallone è schizzato proprio nella zona dove c'era l'uomo libero, quello che non potevamo coprire perché eravamo in inferiorità. Insomma. Non ci gira neanche bene».  Di quale male soffre questa squadra?  «In questo momento manca un po' di autostima».  E allora come ne usciamo?  «Dobbiamo ricordarci chi siamo. Per esempio. Molti di noi l'anno scorso hanno sfiorato i playoff. Non è possibile che adesso stiamo nella parte destra della classifica. E poi c'è un'altra ricetta da seguire».  Quale?  «Dobbiamo anteporre gli interessi della squadra a quelli personali. A nessuno piace stare fuori, ma dobbiamo accettare la scelte dell'allenatore. Ad esempio, capisco che faccia male essere sostituiti, ma questo è il momento in cui è fondamentale ricompattarci. Dobbiamo pensare solo a vincere. Se qualcuno ha dei problemi lo dica».  Il gruppo è molto giovane. E chi ha poca esperienza si carica facilmente, ma fatica a reagire ai momenti difficili. E' un fattore negativo?  «Sicuramente in periodi come questi, per chi è esperto è più semplice ritrovare la fiducia e l'autostima. Ma è anche grazie ai nostri ragazzi, che si allenano bene, se avevamo iniziato bene il campionato».  Parliamo della tua stagione. E' sbagliato definirla complicata?  «No. Non sono stato utilizzato con continuità, ma tengo a precisare che non c'è nessun problema con l'allenatore. Il rapporto che ho con Novellino è specchiato. Perfetto. Quando non mi convoca sto fuori e cerco di dare una mano al gruppo in un altro modo, dispensando consigli durante la settimana. Ho il massimo rispetto della persona e delle sue scelte. Anzi. Mi dispiace che ultimamente siano uscite voci sbagliate sul mio conto. Chiarisco una volta per tutte che non ho mai fatto casino e che non mi sogno neanche lontanamente di farlo. A Livorno sto molto bene».  Si, ma il tuo contratto scade a giugno e potresti partire addirittura a gennaio.  «No. Niente saluti a inizio anno. Ho fatto una scelta di vita. Voglio che le mie bambine finiscano l'anno scolastico qui. Per questo credo di concludere la stagione a Livorno. Il contratto si esaurisce a fine campionato. Dopo di che, se troviamo un accordo con la società per continuare il matrimonio, bene. Altrimenti saluto l'Italia e torno a casa in Sudamerica».  Quante possibilità ci sono che ti venga rinnovato il contratto?  «A oggi, se devo essere sincero, poche. I segnali che mi arrivano non sono incoraggianti».

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