Gioco
Remedi, nato per correre
Renzo Marmugi
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LA MEGLIO GIOVENTÙ. Lemergente Lorenzo Remedi (20 anni) festeggia il gol di Bigazzi contro il Gubbio e in azione «Sogno di giocare in serie A col Livorno»
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LIVORNO. «Sono un ragazzo fortunato perché mi hanno regalato un sogno». E' il suo cantante preferito, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, e si chiama proprio come lui. Anche Lorenzo Remedi infatti ha un sogno: giocare in serie A con la maglia del Livorno. Giusta ambizione e un pizzico di sana gratitudine verso il club che l'ha pescato dalle giovanili del Viareggio - dove è nato vent'anni fa - testando le sue qualità per due anni nella Primavera, poi dandolo in prestito al Pontedera, in serie D, e quindi riportarlo a casa con un contratto fino al 2014. La storia. «Sono andato in ritiro con la prima squadra - dice Remedi con aria spigliata - convinto che poi, insieme agli altri giovani, mi avrebbero dato in prestito in una serie inferiore, invece ho scoperto subito, e con estremo piacere, che Novellino trattava tutti allo stesso modo. Io vengo dalla serie D, mai avrei pensato di salire di tre categorie rimanendo a Livorno, e di riuscire anche a giocare. Non è semplice dare fiducia ai giovani a un livello impegnativo come la serie B, invece il mister l'ha fatto, ci sostiene e io lo ringrazio di cuore. Bigazzi, Rampi e io abbiamo già avuto delle chance, mi sembra bello. Dell'Agnello? Durante la settimana vedo che Simone si impegna sempre al massimo: forse per un attaccante è anche più difficile trovare spazio rispetto a chi gioca centrocampista, ma gli dico di tenere duro e di saper aspettare il momento giusto. Che arriverà anche per lui, ne sono sicuro». Gli allenatori. De Vincenzo e Ruotolo con la Primavera amaranto, poi a Pontedera Masi e Giovanni Vitali. Ora Walter Alfredo Novellino, «un tecnico - sottolinea Remedi - che sa preparare molto bene le partite e bravo anche a darti la carica. Siamo in ottime mani». Il modello. Il suo procuratore Maurizio Barcellandi l'ha paragonato a un Tardelli in miniatura, per le sue caratteristiche in campo. Ma Lorenzo Remedi si ispira a un altro grande nome del centrocampo azzurro. «Il mio idolo nel ruolo è Daniele De Rossi - dice - anche se io non amo giocare davanti alla difesa. Col modulo a tre centrocampisti il ruolo della mezzala è quello che più mi si addice, se invece si gioca a due io sono quello che deve fare legna, il lavoro sporco. Cosa mi manca per la serie B? Esperienza e intelligenza tattica di sicuro. Ha ragione il mister quando dice che in campo devo imparare ad amministrarmi meglio, a evitare qualche corsa a vuoto che poi ti lascia senza benzina prima del 90'. Novellino parla bene di me? L'ho sentito anch'io, e fa piacere ascoltare certi giudizi da un allenatore del suo calibro. Io amo sacrificarmi per la squadra, correre in mezzo al campo. A volte anche troppo, così mi trovo a dover rifiatare e a volte capita che dopo dieci-venti minuti del secondo tempo sono stremato. Ma sabato contro il Pescara ce la facevo ancora. Il mister, forse, voleva mettere più qualità nelle ripartenze per fare male agli abruzzesi, così mi ha tolto per Simone Barone, bravissimo in quel genere di cose». Il gol. «Ne ho segnati pochi finora, e soltanto nelle giovanili. Da fuori area o di testa. L'anno scorso a Pontedera in trentuno partite sono rimasto all'asciutto, ma spero che arrivi presto il primo gol in serie B. Ci sono andato vicino contro il Gubbio, avendo anche un pizzico di sfortuna, però non mi fascio la testa. Prometto che quando segnerò vado a esultare sotto la curva...». La squadra. «Contro il Pescara - dice ancora Remedi - abbiamo fatto una vittoria importante, fra l'altro corroborata da una bella prestazione. Sono felice che Paulinho si sia sbloccato, segnando addirittura una doppietta. Cosa gli ho detto dopo il primo gol? Sono andato a dargli un bacio sulla fronte, lo meritava. Nello spogliatoio del Livorno il clima è ottimo, anche noi giovani siamo trattati con grande rispetto. Io ho un bel rapporto con tutti i compagni di squadra, anche se mi capita più spesso di parlare con Genevier, con il quale divido la camera quando si va in ritiro». Prospettive. «Domenica a Cittadella sarà la prova del nove, una partita che potrebbe avere un impatto importante sulla classifica. Che ora è buona, anche se non riesco a digerire i punti persi in casa con la Reggina - nel primo tempo potevamo essere almeno sul 2-0 - e contro il Gubbio. Raggiunti al 94' dopo aver giocato un tempo in dieci per l'espulsione di Lambrughi. Che beffa. Ma è quello con i calabresi il più grosso rimpianto di questo inizio di stagione. Risultato bugiardo, una punizione eccessiva. Anche se noi avremmo dovuto essere più cinici sotto porta...Tornando al prossimo impegno dico che Cittadella è una trasferta difficile: ci sono buone aspettative perché veniamo da una bella vittoria, e questo deve convincerci ancora di più che il Livorno dovrà dimostrare atteggiamento giusto, voglia, capacità di correre. Il ritorno di Dionisi e Genevier e il morale alto di Paulinho dopo la doppietta anti-Pescara rappresentano una garanzia». Il Lorenzo privato. «Ho studiato fino alla quarta ragioneria, mi mancherebbe solo l'ultimo anno, ma ora devo pensare a fare il calciatore». Nel tempo libero - vive a Tirrenia in un appartamento con gli altri boys Meola e Rampi - Remedi è un divoratore di film, genere thriller, e di libri. «Mi piacciono i romanzi, l'autore che preferisco è Khaled Hosseini. "Mille splendidi soli", che racconta la vita delle donne in Afghanistan, mi è piaciuto moltissimo». Non ha la fidanzata («in amore sono un freelance»), va poco a ballare, e solo qualche volta d'estate. Nella testa di Lorenzo Remedi c'è la forte determinazione di sfondare nel calcio. Gli hanno regalato un sogno, e lui lo coltiva: «Andare in serie A col Livorno».
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