Il Tirreno

Livorno

Paulinho, 202 giorni per rinascere

Fabrizio Pucci
<b>IMPRESA.</b> Remedi e Bigazzi il bello dei debuttanti sotto: Paulinho dopo il primo gol al Pescara
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IMPRESA. Remedi e Bigazzi il bello dei debuttanti sotto: Paulinho dopo il primo gol al Pescara

Mano sul cuore e sulla maglia verso i tifosi: domenica la riprova a Cittadella

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 LIVORNO. Un mese in apnea, trascorso con la testa sotto il pelo dell'acqua in attesa che il peggio passasse. Poi, nel giorno più difficile, la resurrezione: il Livorno c'è. E' vivo ed ora può guardare al futuro con un pizzico di ottimismo in più. Novellino deve ancora lavorare duramente, ma forse il periodo nero è alle spalle. Adesso si attendono conferme domenica prossima sul campo del Cittadella, dove gli amaranto non hanno mai vinto. Ma la cabala non può spaventare.  Non quanto il Pescara che era arrivato all'Ardenza con le credenziali della grande squadra, ma costretto ad alzare bandiera bianca di fronte al Livorno operaio di Monzon.  Il capolavoro. I marziani di Zemanlandia con tutta la loro batteria di attaccanti tascabili e prolifici (il gigante Immobile è entrato solo in corso d'opera) erano il peggior avversario che potesse capitare sulla strada del balbettante Livorno delle ultime settimane. Per vincere serviva una superprestazione. Che finalmente è arrivata. Già. Perché gli abruzzesi provenivano da cinque successi consecutivi e quanto a reti realizzate avevano già sfondato il muro dei 30 gol. E poi la velocità delle loro punte sembrava fatta apposta per mettere in crisi i difensori amaranto che, tranne Perticone, non hanno nel Dna la rapidità. Ma, si sa, il calcio è strano. Proprio il ragazzo di Melzo ha combinato il pasticcio che ha fatto scappare il Pescara e spinto il Livorno sull'orlo di una crisi di nervi, a un passo dal precipizio.  A ritmo di samba. Una volta con le spalle al muro c'era una doppia possibilità: abbattersi o reagire. Il Livorno ha scelto la seconda via e l'ha imboccata grazie alle prodezze del suo uomo più atteso e, per via del lungo digiuno realizzativo, più discusso: Paulinho che è tornato a segnare in campionato dopo 202 giorni dai due gol rifilata al Verona il 17 aprile con la maglia del Sorrento. Da una doppietta all'altra, quindi, per rompere l'incantesimo e per scrivere un nuovo capitolo della sua storia di bomber con inchiostro rigorosamente amaranto. Non c'è nulla di più frustrante di non riuscire a liberare il proprio talento. Sabato 'Paolo' ce l'ha fatta. E ora deve continuare.  Segnali. L'esultanza di Paulinho: la mano sul cuore e sulla maglia e poi il gesto, quasi a scusarsi per la lunga attesa, rivolto ai tifosi. La grinta chi è sceso in campo. Se fosse stato necessario, gli amaranto sarebbero andati anche a pressare Zeman in panchina. L'atteggiamento da leader silenzioso del campione del mondo Simone Barone che accetta la panchina senza batter ciglio e quando segna festeggia felice con un bambino. La voglia di lotta, la capacità di soffrire evidenziata nel finale, quando il Pescara spingeva a tavoletta. Sono le foto di un sabato da ricordare e che Novellino appenderebbe volentieri nello spogliatoio.  I meriti di "Monzon". Sia chiaro, il contributo del tecnico irpino è stato fondamentale. Ha preparato la 'tempesta perfetta' in appena tre giorni. Pochi allenamenti, ma intensi, nei quali ha dato su con la voce a un gruppo giovane che rischiava di perdere fiducia nei propri mezzi e quindi di finire in un vortice negativo dal quale sarebbe stato complicato uscire. Nel momento più difficile, proprio "Monzon" ha tenuto duro e trascinato i ragazzi sulla strada della rinascita lavorando sull'aspetto psicologico, quello della massima motivazione, e, in modo quasi maniacale, anche sulla tattica. E i frutti si sono visti: squadra da corsa, come deve essere nella tonnara della serie, B e cattiva. Prerogrative che non dovranno essere più smarrite.  I sorrisi del presidente. Qualche giorno fa Aldo Spinelli era depresso. Non gli piaceva nulla: non i risultati, non il gioco. Azzardammo a dire che solo una vittoria avrebbe riportato il sereno. E così è stato. Il patron sabato era raggiante. E chissà. Forse non è neanche un caso che abbia deciso di rinforzare la società con l'inserimento di Attilio Perotti, già a Livorno ai tempi del primo anno di serie A, nella veste di direttore tecnico. Adesso diventa fondamentale non disperdere questo patrimonio di entusiasmo che in un solo giorno ha spazzato via i dubbio e il broncio delle ultime settimane. Resta il fatto, però, che la squadra debba essere rinforzata. Novellino, giustamente parla di obiettivo 50 punti e quindi salvezza. Se si vuole cullare qualche ambizione è chiaro che gennaio non deve trascorrere invano.

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di Redazione web