Gioco
Tre gol e via: asfaltata la Juve Stabia
Alessandro Bernini
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IN RETE. Lesultanza di Simone Barone dopo il gol del 3-0 segnato in pieno recupero A fianco Paulinho Il Livorno esplode nella ripresa, apre Dionisi e poi sigillano Salviato e Barone
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LIVORNO. Una rivincita con gli interessi. E che interessi: roba da far tremare la Bce per il debito pubblico. È davvero un bel Livorno quello che ha asfaltato la Juve Stabia: 3-0 secco, un parto un po' sofferto solo nel primo tempo quando non si trovavano gli spazi, poi la ripresa è stata travolgente. E così ecco vendicata la sconfitta di due settimane fa contro la Nocerina, con gli oltre 5.000 tifosi che a fine partita gridano "vi vogliamo così", regalando un abbraccio vero a un Livorno che inizia a conquistare la sua gente. È stata la classica partita in casa nella quale l'avversario si chiude: se non passi il fortino diventa sempre più solido, ma appena apri un pertugio allora crolla tutto. E così è stato. Il gol al 15' della ripresa di Dionisi ha spaccato la partita in due, a quel punto il Livorno ha trovato autostrade a 4 corsie davanti. E con Salviato e Barone ha dilagato, non prima però di aver ringraziato il portierino Bardi ("ino" solo per l'età...) che è andato in un angolino del cielo a togliere la palla dal sette sul colpo di testa di Mbakogu. L'imbuto. Il primo tempo ci aveva spaventati. Perché sembrava di rivedere il film andato in onda contro la Nocerina. La Juve Stabia si è piazzata con 10 uomini sempre dietro la palla, e il solo Mbakogu a fare la guerra davanti. Lo stesso Danilevicius (accolto da applausi, cori e anche uno striscione tutto per lui) agiva più da centrocampista aggiunto che non da attaccante, non solo in fase difensiva ma spesso anche nelle ripartenze, andando in ogni azione in pressing sul play basso degli amaranto. Risultato? Nove volte su dieci il Livorno attaccava contro un muro, costretto dunque a 5-6 passaggi in orizzontale. Qualcosa di buono si è visto a destra con Rampi, poi un po' più di profondità è arrivata intorno alla mezzora quando Novellino ha arretrato Luci, alzando Genevier. In un mare così increspato, il Livorno ha comunque messo insieme due occasioni clamorose. Ma sulla prima (punizione di Genevier) Salviato ha sparato dritto invece che angolare da ottima posizione, mentre sulla seconda Paulinho si è divorato De Bode nell'uno contro uno sparando poi però alto solo davanti al portiere. Un gol da Dio. Ma questo non è il Livorno dello scorso anno. Niente fenomeni ma squadra che lotta, che ci crede, che non ha la mente occlusa da tabù che non esistono. Novellino le sta dando una grossa mano e il cambio al 10' della ripresa (Belingheri al posto di Remedi) è figlio di un allenatore che ha la squadra in pugno e idee molto chiare. Il primo sigillo sul match è stato del solito Dionisi, al 15', un destro dritto per dritto dopo una splendida discesa di Pieri e un tentativo di Genevier respinto dal portiere. Poi solo Livorno, col 2-0 di Salviato addirittura di sinistro, e il 3-0 del "mundial" Simone Barone in pieno recupero. Che classifica. Tutti bravi. La prestazione di Genevier è stata superba, Pieri a sinistra veniva giù come un Tav, Paulinho non ha segnato ma ha giocato una partita coi fiocchi, Rampi e Bigazzi si sono alternati regalando guizzi e freschezza. E ora, aspettando il posticipo di domani Torino-Brescia, guardiamoci la classica con gusto. È vero, d'istinto ti viene da dire «ti rendi conto se avessimo vinto con la Nocerina...», ma in un campionato infinito come quello di B ha poca logica voltarsi indietro. Ora ci sono due trasferte, prima Vicenza e poi Bari, allacciamo le cinture. E intanto guardiamo gli altri dall'alto verso il basso. Perchè, come dice Jovanotti, la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare.
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