Il Tirreno

Livorno

«Tra pugni, disciplina e valori»

«Tra pugni, disciplina e valori»

Alessandro Scardino nel ricordo di suo padre: «Gli devo tutto»

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 LIVORNO. «La cosa più bella è stata la possibilità che ho avuto di essere allenato da mio padre, una leggenda del pugilato livornese. E mio padre, Piero, non mi ha insegnato solo l'arte del pugilato, ma anche la disciplina, lo stile di vita e certi valori che mi hanno permesso di crearmi una famiglia e una posizione col lavoro». Alessandro Scardino, figlio del mitico Piero, è stato uno dei più bei talenti della boxe labronica, che dopo aver calamitato su di sé le attenzioni sin da quando aveva 10 anni è andato avanti mostrando intelligenza ed eleganza stilistica. Uno dei prodotti della scuola livornese, non c'è dubbio. Quella creata da suo padre scomparso due anni fa senza che il suo ricordo sia sbiadito. «Io sono uno di quelli che ha avuto la fortuna di essere stato allievo di Piero - sottolinea Romano Mazzoni - e ho sempre ammirato il pugile e l'uomo che per oltre 50 anni ha seguito le leve pugilistiche, dopo essere stato un professionista di rilievo. Per me Piero è una vera leggenda della boxe. Ed ho ammirato tanto anche Alessandro, vedendolo emergere tappa dopo tappa». Ora Alessandro ha 45 anni, gestisce un'avviata gelateria in via Marradi, è marito e padre felice e naturalmente è rimasto vicino alla «nobile arte». «Posso dire questo - sottolinea Scardino - avrei potuto avere maggiori soddisfazioni se in città si fossero organizzate più manifestazioni. Io devo molto a Romano Nelli (con lui presidente 5 tricolori in 4 anni ndr) che rilanciò l'Associazione Pugilistica Livornese e tutto il movimento e fosse rimasto lui sarei diventato anche campione italiano dei professionisti dopo essere diventato tricolore dilettanti. Lo dico perché la nostra città potrebbe regalare tanti talenti alla boxe».  Alessandro Scardino fece il suo esordio nei Giochi della Gioventù e vinse il titolo a Rovigo per poi prendere una medaglia d'argento a Castelfranco Veneto. «Nei novizi - spiega - debuttai a 14 anni e vinsi due tornei nazionali e fui convocato in Nazionale insieme ai grandi del pugilato come Damiani, Stecca, Bruno, Musone, Todisco».  La svolta della carriera di Alessandro Scardino sta per arrivare: «A 15 anni ho indossato la maglia azzurra in Italia-Germania, mentre un anno dopo ho vinto tre tornei internazionali importanti».  Questione di mesi ed eccolo ai mondiali di Santo Domingo: «Persi con il fuoriclasse cubano Espinoza, vincitore di tre campionati, disputando comunque un grande incontro». E l'anno successivo è ai campionati europei a Tampere: «Anche lì mi comportai davvero bene e fui sconfitto da un campionissimo, la stella europea bulgara Turnicov». Sfortunato nel 1984 quando vince la semifinale con Scarpellini ma si frattura la mano e deve saltare la finale. Ma il titolo tricolore lo conquista la stagione successiva a Roseto degli Abruzzi. Nel 1988 Alessandro Scardino diventa professionista, nella scuderia di Rocco Agostino. «Dopo dieci incontri, nove vittorie e un pari ero lo sfidante al titolo ma mi sentii svuotato, non avevo più stimoli perché a Livorno non si organizzavano più incontri dopo l'addio di Nelli». Scardino collaborò nel 1992 con il tecnico azzurro Franco Falcinelli per le Olimpiadi di Barcellona poi s'è dedicato alla famiglia e al lavoro. Con la boxe nel cuore.

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di Redazione web