Gioco
Il nuovo che avanza Livorno la capitale delle cheerleaders
Eva Bertolacci
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SHOW. Il gruppo e a destra Giacomo Ceravino e Greta Caschilli con le divise amaranto 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Per favore, non bollateli subito come "ragazze pon-pon". Il gruppo Labronic Cheer Team Livorno ha niente o poco a che fare con le ragazze americane con il gonnellino corto che urlano il nome della squadra del cuore agitando in aria sfavillanti pon-pon. Proviamo a conoscere un po' più da vicino alcuni cheerleaders livornesi, cercando di sfatare alcuni falsi miti che circolano su questa disciplina. «Innanzitutto nella nostra squadra siamo metà maschi metà femmine» puntualizza Michele Pratesi, coach della palestra Agl dove la sua squadra si allena quattro volte alla settimana. «A Livorno chi si approccia ad uno sport del genere viene bollato subito come diverso, ma non avete idea della fatica fisica che occorre agli uomini che praticano il cheer nel sollevare e tirare in area le ragazze, o sorreggere una colonna di 2-3 persone sopra le proprie spalle. Noi come squadra partecipiamo a competizioni agonistiche e non, anche a livello internazionale, siamo nati sotto forma di ginnastica Gymnaestrada, poi da circa un anno abbiamo aderito al Cheerleading, più o meno da quando esiste la Federazione nazionale. Abbiamo partecipato a metà luglio ai mondiali di Gymnaestrada a Losanna. È stata una grande festa, dove abbiamo riportato buoni risultati: ci siamo esibiti sia con la nostra divisa ufficiale (raffigurante una triglia incavolata), sia vestiti da cartoni animati. Il nostro obiettivo è essere selezionati fra quattro anni per il Galà Mondiale di Helsinki». Il prossimo anno a luglio la squadra si esibirà a Riccione, al Festival del Sole, una delle più importanti manifestazioni a livello internazionale di ginnastica. «L'obiettivo che ci poniamo è quello di trovare uno sponsor, perché finora le trasferte per partecipare alle gare ce le siamo sempre pagate per conto nostro, un aiuto economico di certo non guasterebbe». Fra i protagonisti del mondiale di Gymnaestrada a Losanna c'è Claudia Degl'Innocenti, 24 anni, una vita passata in palestra fra allenamenti di ginnastica artistica e corsi ai bambini: «Ho iniziato a praticare la ginnastica artistica a 4 anni, smettendo a 18, poi ho cominciato a insegnare ai bambini dai 3 ai 10 anni all'Agl. Perché ho scelto il cheerleading? La ginnastica artistica è uno sport di breve durata, mentre io volevo continuare a praticare uno sport divertente e appassionante, per molti versi simile alla ginnastica artistica». Come detto ci si ispira poco allo sport americano. «Il riferimento è principalmente alla precisione dei giapponesi, molto più tecnici rispetto agli americani da cui però traiamo spunto per la coreografia». Di certo gli allenamenti sono molto duri: «Sì, non tanto per il fattore ore, perché ci alleniamo due volte a settimana, ma per la fatica nell'imparare e fare le prese, le costruzioni umane, è un duro lavoro perché servono impegno e determinazione». Giacomo Ciaravino ha 21 anni ed è studente al terzo anno di Ingegneria edile: «La mia passione per il cheerleading? Per me è una sfida: noi uomini siamo i bases, stiamo sotto e lanciamo in aria le flyers, sono le ragazze che vengono fatte volare sopra la nostra testa. A volte mi chiedo come facciano a fidarsi di noi così tanto, sono molto coraggiose, io non so se mi fiderei di qualcuno che da sotto mi lancia in aria». Greta Caschili ha 22 anni, anche lei insegna e pratica da sempre la ginnastica. «La ginnastica è uno sport individuale, il cheer si basa esclusivamente su un lavoro di gruppo: quello che a ginnastica lo impari a terra qui lo devi fare volando. Lo spirito di gruppo è fondamentale, siamo molto uniti, siamo un gruppo anche fuori dalla palestra, usciamo insieme e questo è fondamentale per le nostre esibizioni». Elisa Della Valle ha 25 anni ed è laureata in Scienze Motorie, la sua aspirazione è insegnare ginnastica a scuola, per adesso lavora come istruttrice all'Agl. È entusiasta dell'esperienza mondiale: «Un evento unico, per una settimana abbiamo vissuto con gente proveniente da tutto il mondo, la cerimonia d'apertura con 25.000 atleti è una di quelle cose che non si dimenticano».
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