Sicurezza
Sos del Real Nuova Corea
Dario Serpan
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A RISCHIO. La formazione della scorsa stagione del Real Nuova Corea «Stiamo morendo, come il quartiere...»
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LIVORNO. C'è una squadra di calcio livornese che ancora esiste, ma non figura nei quadri di nessun campionato, soprattutto nel girone E di Seconda Categoria, dove per diritto acquisito sul campo avrebbe dovuto essere. Solo che mancano i soldi per l'iscrizione e allora, dopo una storica salvezza ottenuta ai playout, la società è stata costretta a vendere il titolo. Stiamo parlando del Real Nuova Corea, la squadra forse più identitaria della città, che adesso lancia un appello perché qualcuno le vada incontro e le permetta di iscriversi almeno alla Terza Categoria, entro le ore 19 di mercoledì 24 agosto. Sono questi i limiti entro i quali la Figc accoglierà l'adesione all'edizione 2011/12 del minore dei campionati a livello dilettantistico. «Chiediamo aiuto al quartiere, alla città e alle istituzioni perché la nostra realtà possa continuare ad esistere, dopo 12 anni di storia riempita di importanti risultati sportivi». E' il grido lanciato da Fabio Dazzi, allenatore, anima e cuore del sodalizio blu-amaranto, che fa sede in via Don Davide Albertario, in una piccola stanza ricavata accanto al Centro anziani di Corea. Proprio lì, esattamente un anno fa, il piccolo Real presentava la rosa che, nella stagione 2010/11, avrebbe affrontato, per la prima volta nella storia di questa società, il campionato di Seconda Categoria. E' il racconto non canonico di chi vive molto lontano dai lussi del grande calcio e intende lo sport come fonte primaria di integrazione sociale, dentro un quartiere che, continua mister Dazzi, «purtroppo ha una brutta nomina per colpa del degrado e allora io mi chiedo: se sparisce anche il calcio, Corea cosa diventa? Io, per provocazione, volevo appendere uno striscione davanti alla Circoscrizione 1, con scritto "Drogare e scippare, in Corea non si può giocare"». Il Real Nuova Corea nasce nel 1998 e per anni partecipa ai campionati amatoriali Uisp di calcio a 11, riempiendo di titoli la propria bacheca, finché nel 2006 scatta il passaggio in Figc e, al terzo tentativo, la squadra vince la Terza Categoria. La Seconda è un'altra cosa, ma dopo un avvio stentato, i blu-amaranto entrano nei playout e in gara 2 battono la Butese, conquistando la salvezza. «Per noi è stato come vincere il campionato - ricorda Dazzi - perché ci siamo salvati grazie all'attaccamento alla maglia da parte di dirigenti e giocatori. Da noi nessuno ha mai preso soldi, anzi tutti versano 10 euro al mese per permettere alla squadra di allenarsi e giocare le partite. Abbiamo tolto ragazzi dalla strada e da giri di droga, e anche se a fatica abbiamo sempre onorato i pagamenti». Adesso il Real rischia seriamente il fallimento e intanto il primo bollettino Figc di agosto la elenca tra le società inattive per la prossima stagione, liberando da ogni vincolo i giocatori tesserati, molti dei quali si sono già accasati altrove. Un piccolo sponsor, magari più di uno, oppure l'intervento della Circoscrizione 1, sono le ultime speranze perché a Corea si possa ancora vantare una squadra di calcio, dentro un quartiere che, con la riqualificazione e i risvolti della modernità, ha perso il collante sociale di un tempo, «ma sarebbe un peccato - conclude Dazzi - buttare via anche lo sport, un titolo e un gruppo. Noi ci siamo, pronti a ripartire dalla Terza Categoria e lanciamo un Sos perché qualcuno si faccia avanti seriamente».
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