Gioco
Don Bosco, la sfida: riportare Livorno nel giro che conta
Renzo Marmugi
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PRIMA CAMPANELLA. Il gruppo del Don Bosco che ieri pomeriggio si è radunato al PalaMacchia 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. DNB, un acronimo che calza a pennello per il Don Bosco, la squadra che dal 25 settembre rappresenterà Livorno nella Divisione Nazionale B, nuovo look della B dilettanti (la ex B2). La banda rossoblù si è radunata ieri nella fornace piena di zanzare del PalaMacchia alla presenza di qualche curioso e di un tifoso doc, Gianfranco Benvenuti. 79 anni, tirato a lucido e in forma dopo un nuovo pacemaker installato per aiutare il suo cuore stanco, ma sempre innamorato pazzo della palla a spicchi. La gioventù al potere. Sedici giocatori, un'età media da college americano con Leonardo Niccolai e Luca Bernardi (27 anni) a fare da chiocce. Un livornese doc e un play con trascorsi anche in Legadue e in A dilettanti recuperato al basket dopo sei mesi di stop per un'operazione al crociato di un ginocchio. Due scommesse dentro la grande scommessa Don Bosco. Società reduce dalla serie D, ripescata in C regionale e poi catapultata dal consiglio federale di giugno in DNB, la quarta lega italiana. Con l'impegno - richiesto dal sindaco - di tornare a giocare dentro il PalaLivorno, il gigante addormentato da 8033 posti chiuso e pieno di ragnatele da due anni e mezzo. Il coach. A Riccardo Tedeschi, un altro livornese di scoglio con un passato fra Libertas e PL, il compito di pilotare la barca rossoblù nel porto della salvezza. Impegno durissimo, visto che in un girone di 17 squadre ci saranno quattro retrocessioni: una diretta e le altre attraverso playout crudeli, scontri diretti fra le squadre dall'11º al 16º posto al meglio di tre partite nei quali la perdente dovrà salutare la categoria. «E' una bella soddisfazione - dice Tedeschi al momento del raduno - e una bella sfida insieme: dipenderà tutto da noi. Chiaramente un valore aggiunto come Silvio Gigena avrebbe fatto comodo, ma il gruppo che abbiamo costruito è un bel mix fra qualità umane e motivazioni. Saponi ha vinto la B dilettanti a Capo d'Orlando, Bernardi è un play di qualità, poi ci sono i ragazzi di Livorno (Niccolai, Sidoti, Martini) che dovranno accendere la miccia emotiva e darci una mano nel portare la gente al palasport. Leo da quattro anni non tocca la B dilettanti, Sidoti è al debutto dopo aver fatto il protagonista in C, Martini un talento all'esordio nel mondo dei senior. Piccini è l'ultimo acquisto: un due-tre utile, con punti nelle mani, bel tiro dai 6.75 e tanti margini di crescita. La mia idea è di fare una squadra di dieci-giocatori-dieci, una chance anche nelle esperienze precedenti l'ho sempre data a tutti. Dovremo giocare un basket veloce, aggressivo, con una difesa feroce...». Il menù. Ieri, dopo il raduno e la prima verifica sulla bilancia, subito un assaggio di corsa e atletica intorno al PalaMacchia agli ordini del preparatore Andrea Fuduli. Da oggi a sabato la tabella di marcia prevede basket al mattino e parte fisica il pomeriggio, la prossima settimana invece ci sarà l'inversione delle pietanze perché quelli dello staff hanno tutti un lavoro primario e il basket per loro non rappresenta ancora una professione. Primi test. Mercoledì prossimo al PalaMacchia primo assaggio di campionato nello "scrimmage" con Montecatini, sabato 27 agosto invece amichevole a Firenze con i cugini ripescati in A dilettanti. La speranza. Alessandro Cosimi, il giorno prima di andare in vacanza, ha incontrato i vertici del Don Bosco, promettendo uno sponsor per la prima squadra. E qui ruoterà anche il destino rossoblù: oggi il club di via Allende ha due accordi per il settore giovanile (CFG aiuta il minibasket, la concessionaria Nesti e Nelli il resto del vivaio), ma con un marchio da 80-100 mila euro da scrivere sulla canottiera della DNB si potrebbe anche firmare il frutto proibito Silvio Gigena e passare dall'obiettivo salvezza a una tranquilla metà classifica. «Il roster oggi è debole - ammette il ds Fabio Poggianti - ma per le nostre risorse attuali rappresenta il massimo possibile. Siamo nelle mani del sindaco...».
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