Gioco
Su quel campino tante belle lezioni di vita
Renato Amendolea e i ragazzi del campino
Via Cattaneo: grazie a "Foffo" e a Lepri per aver rimesso i canestri
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LIVORNO. Pomeriggio di estate, campino all'aperto di basket in via Cattaneo; decidiamo con mio figlio quattordicenne di andare a fare due tiri dopo il mare. Arriviamo e troviamo un canestro divelto e tabellone rotto, e sull'altra metà campo una dozzina almeno di "ragazzi" tra i diciotto e i 35 anni che aspettano il turno, mentre sul campo giocavano altri otto. Mi avvicino e chiedo: «Come vi regolate qui?» Gentilmente mi rispondono che chi vince resta in campo e ai perdenti si sostituiscono altri quattro tra quelli in attesa, rispettando la fila. Dopo una mezz'ora qualcuno ci dice: «Tocca a voi giocare», A quel punto io mi tiro indietro e chiedo di far giocare mio figlio. «Certo» è la risposta dei ragazzi. Molto titubante inizia a giocare, sul campo non è all'altezza dei più esperti, e ben contribuisce alla sconfitta della sua squadra. Finisce la partita e i suoi temporanei compagni gli chiedono l'età e poi, con mia sorpresa gli fanno i complimenti dandogli anche qualche consiglio. Adesso mio figlio, che si è sentito accettato, mi aspetta quando esco dal lavoro sul cancello dei bagni, già cambiato, pronto per andare al campino. Lì non si fanno tanti discorsi, né proclami: si mette in pratica ciò che è stato insegnato in anni di vissuto in gruppo, ovvero il rispetto delle persone, siano esse più giovani o più anziane, e senza distinzione alcuna; anzi i "vecchi" fanno da esempio ai più giovani. Ho avuto da questi ragazzi una grande lezione. Il che mi ha portato a una semplice riflessione: come mai mi ero scordato di tutto questo? Solo io? Colpa della società? O di noi che ne facciamo parte? Cari amministratori e politici livornesi, andate una volta a toccare con mano queste realtà; forse far sì che la democrazia e il rispetto per gli altri praticati dai nostri giovani in maniera autonoma su questi campini si potesse moltiplicare avendo più spazi, sarebbe di molto maggior giovamento per una società veramente migliore rispetto a quella di oggi, ove sembra che, in certi casi di particolare violenza, il valore di una singola vita sia meno di niente. Mi sono chiesto come potevo provare a contribuire nel mio piccolo a tutto ciò, e la soluzione era molto semplice: intanto adoperarmi per riuscire a far sostituire il canestro, rotto ormai da troppo tempo. Ecco apparire dopo breve indagine, la causa di tanto ritardo, quasi due mesi, «il nemico» principale anche qui, oggi, dei diritti di tutti: la burocrazia. Il campino è di competenza della Circoscrizione 5, che non ha fondi, mentre i tabelloni sono depositati alla Bastia; il canestro invece è stato recuperato e portato alla Circoscrizione. Servono un mezzo e operai del Comune per portare i tabelloni in loco, ma non ci sono «momentaneamente» gli operai disponibili... e poi non ci sono i fondi a disposizione.. e poi non si riesce a parlare con un interlocutore che riesca a coordinare il tutto. Provo a spiegare a mio figlio il termine della parola «burocrazia» capisce, ma non comprende. All'orizzonte, e finalmente come nelle favole a lieto fine, appare un cavaliere coraggioso, che ci mette molto del suo per sconfiggere «il mostro burocrazia». Altri non è che il responsabile allo sport della Circoscrizione 5, Adolfo "Foffo" Orlandi, che con il suo "fido scudiero" Stefano Lepri addetto impianti sportivi del Comune si sono personalmente molto prodigati per cercare di risolvere la questione. Insieme, finalmente, sono riusciti a far avere a questi ragazzi la possibilità di tornare ad usufruire appieno del campino, riuscendo in un paio di settimante a risolvere la questione e a mettere il canestro ed addirittura due nuovi tabelloni. Abbiamo pensato, insieme a tutti i ragazzi che frequentano il campino, di scrivere questo riconoscente ringraziamento pubblico a "Foffo" e a Lepri, e le altre quaranta firme in calce non sono tutte. Un progetto lo propongo io: quanti sono gli spazi all'aperto pubblici oggi non utilizzabili per mancanza di piccola manutenzione? Li vogliamo sistemare ed incentivare? Non penso che manchino le poche risorse economiche necessarie.
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