Il Tirreno

Livorno

Barone senza rimpianti: la vita è adesso

Renzo Marmugi
<b>BENVENUTO.</b> Simone Barone con il dg Giovanni Gardini
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BENVENUTO. Simone Barone con il dg Giovanni Gardini

«Siamo un giusto mix di esperienza e gioventù, io ho fiducia»

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 TIRRENIA. Da campione del mondo a disoccupato. Se la vita è fatta a scale, questo calcio schizofrenico anche di più. La storia di Simone Barone, nazionale nel 2006 quando il cielo sopra Berlino si colorò di azzurro, rientra nella categoria. Dai 22 di Marcello Lippi a un anno senza contratto, relegato fra gli invisibili. Ora, dopo nove campionati di serie A e una stagione a casa, ricomincia da Livorno.  Felicità. «Ero in scadenza di contratto a Cagliari - la prima risposta - per un problema burocratico l'anno scorso sono rimasto fermo, ma ormai è acqua passata. Non ho rimpianti, solo da dire grazie a Spinelli, Novellino e alla società che mi hanno dato questa chance. All'anagrafe ho 33 anni, ma come passione e voglia mi sento un ragazzino. Nella stagione passata mi sono allenato con la Crociati Noceto (Seconda Divisione) e il fisico risponde alla grande. Dal 12 luglio a oggi non ho mai saltato un allenamento, non ci sono problemi. E questo, da sempre, è il periodo più importante perché deve darti la benzina per andare avanti tutto il campionato».  La chioccia. «Da ragazzino - dice nel suo accento emiliano, visto che fin da piccolo abita a Parma - prendevo riferimento dai più grandi. Ora sono diventato io quello che deve dare consigli ai giovani del gruppo, e lo faccio volentieri. Il Livorno? Mi sembra buono, un giusto mix fra esperienza e gioventù che dovrebbe portarci lontano, a disputare un campionato di vertice. Dove dipenderà da tanti fattori, perché le parole le porta via il vento. La serie B infatti è un campionato strano, dove ci sono grandi - vedi il Torino - che ogni estate si attrezzano per la promozione e poi non vanno in serie A, e matricole terribili - come il Novara - che invece fanno due salti di categoria consecutivi. I playoff mi sembrano un obiettivo realistico, anche se in "B" da sempre sono fondamentali gli ultimi mesi».  Il modulo. 4-2-3-1, un disegno tattico familiare per Simone Barone. «Sì - conferma - in questo modo ho già giocato nel Chievo, a Palermo e anche a Torino quando come mister c'era proprio Novellino. Abbiamo giocatori molto rapidi e questo ti consente di avere spazio per ripartire, anche se le squadre che fanno molto bene e vincono i campionati di solito sono quelle che subiscono meno gol. E la difesa a quattro, con due mediani davanti a proteggerla, da questo punto di vista è una garanzia».  Paulinho. «Ci ho giocato contro quando ero a Palermo - dice Barone - e già ne parlavano molto bene. Viene da un campionato con tanti gol segnati in Prima Divisione e io lo vedo pronto per il salto di qualità. E' mio compagno di camera e, parlandoci spesso, avverto in Paulinho una grande voglia di rivincita - in positivo - nei confronti del pubblico di Livorno. Va fatto lavorare, e anche sostenuto, ma sono convinto che si farà valere».  Polvere di stelle. Campione del mondo nel 2006, a 28 anni. E poi? «Ho giocato ancora quattro stagioni in serie A, tre a Torino e una a Cagliari, sono contentissimo della carriera fatta che mi ha regalato quindici anni di calcio ad alto livello. Forse i miei figli (il primo ha un anno, l'altro nascerà fra tre settimane) un giorno guarderanno le foto di Berlino con la coppa, io invece penso al presente. E rifarei tutto al 100%. Sono contento così, perché i se i ma non scrivono la storia»,  Passione tiepida. E' una stagione con due obiettivi: riaccendere l'ambiente e stare nei quartieri alti della classifica. Simone Barone è tranquillo: «Sono venuto a Livorno due anni fa col Cagliari in serie A e lo stadio era pieno. Questo fenomeno riguarda molte altre città del calcio italiano, se i risultati arrivano la gente viene allo stadio, altrimenti resta a casa. Noi dobbiamo pensare soltanto a far bene per dare il nostro contributo. Io ho fiducia».

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di Redazione web