Gioco
Addio Sitri, guerriero del ring
Mario Orsini
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CLASSE 1936. Due foto depoca di Mario Sitri Dalle Olimpiadi di Melbourne al titolo italiano dei pesi piuma
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LIVORNO. Addio a Mario Sitri, uno dei più grandi pugili livornesi di tutti i tempi: aveva 75 anni. Era nato a Livorno il 29 gennaio 1936. «Con il grandissimo Franco Nenci e il compianto Franco Brondi ha costituito un trittico d'assi di valore assoluto di grandi boxeur labronici, a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta. Un tris poi diventato pokerissimo con l'arrivo di Remo Golfarini e Romano Fanali, più giovani di loro di cinque o sei anni», parole di Romano Nelli. Mario Sitri, prima di arrendersi al male ha lottato, come un leone, per una quindicina d'anni, contro il morbo di Alzheimer. Una patologia che prima in maniera subdola e poi in modo sempre più aggressivo, gli ha reso la vita impossibile e moltiplicato la sofferenza, costringendolo in un fondo di letto negli ultimi tre anni. Come boxeur Mario Sitri è stato un combattente indomito e generoso, un guerriero del ring senza paura, uno spauracchio per tutti i suoi avversari che se potevano cercavano di scansarlo. Prerogative che stridono di fronte alla fifa matta che aveva tutte le volte che saliva in aereo. A raccontarci un aneddoto in proposito è l'amico di sempre, il compagno di tante battaglie e poi di lavoro, «per sei anni addirittura anche nella stessa squadra» alla Compagnia Portuali, Franco Nenci. Un Franco dispiaciuto e triste che, ieri mattina, insieme con Mario d'Orto, è stato tra i primi ad andare a porgergli l'ultimo saluto, nella casa di via De Santis alla Rosa. Ascoltiamolo: «Per tutto il lunghissimo viaggio, in aereo, di quasi due giorni verso Melbourne in occasione delle Olimpiadi australiane del 1956 è stato seduto accanto a me con il volto impaurito. Spesso mi teneva forte la mano. Quando c'erano i vuoti d'aria me la strizzava così forte da farmi male». La parentesi pugilistica di Mario Sitri inizia nel 1953 presso la palestra dell'Apl di via del Testa nella zona del mercato centrale. A capire che si tratta di un talento straordinario non ci vuole molto. In cinque anni di attività dilettantistica mette in bacheca ben 26 successi su 28 match, tra cui una medaglia d'argento europea agli europei di Praga del '57. L'anno prima ('56) in occasione delle Olimpiadi di Melbourne difese i colori azzurri nella categoria dei gallo (al limite dei 54 kg). Il match dei quarti di finale con un irlandese fu di una crudezza inimmaginabile. «I due pugili se le dettero in maniera così intensa da annientarsi praticamente a vicenda», ci racconta Franco Nenci. Suoi maestri e allenatori all'Apl sono stati Beppe Amaro e Piero Scardino di cui sposa, giovanissimo, la sorella Siria. Una bella signora dalla tempra forte e risoluta che in quattro anni gli regala tre figli: Marco, classe 1956, Claudio, classe 1959 e Stefano, classe 1960. Tre fior di atleti che alla strada delle allora dodici corde della noble art preferiscono, con brillanti risultati, quella dei campi erbosi. Claudio tra l'altro è stato buon giocatore del Livorno calcio: prima con Meucci e poi con Tarcisio Burgnich in panchina. A 22 anni Mario Sitri lascia il mondo dei "puri" e si getta, anima e corpo, in quello dei professionisti. L'esordio vincente è con Angelo Priami al teatro cinema Lazzeri di via Grande. L'anno dopo a Milano, annientando la resistenza dell'indomito Federico Scarponi, il campione di San Benedetto del Tronto, mette le mani sulla corona tricolore dei pesi gallo. Corona che difende nel match di rivincita sempre con Scarponi a Milano prima di cederla, il 6 agosto 1960 allo stadio Amsicora di Cagliari, all'idolo di casa Piero Rollo. Nel 1961 (28 aprile) a Perugia nei piuma, la sua nuova categoria, dà un altro saggio della sua scorza di combattente e stoica resistenza al dolore lottando come un leone contro il francese Houbloup, nonostante la mascella fratturata. Un inconveniente che non gli impedisce di continuare ad allenarsi e presentarsi in formissima, il 28 agosto a Messina, quando tra lo stupore generale, davanti a seimila persone, riesce a mettersi al collo la corona tricolore dei pesi piuma "matando" Lino Mastellaro. Titolo che difende brillantemente con Michele Gullotti a Bologna, prima di cederlo definitivamente, con un verdetto contestatissimo, a Bologna contro Raimondo Nobile il 30 aprile 1962. A vuoto vanno, infatti, due successivi tentativi prima ancora con Mastellaro e poi tre anni dopo, quando ormai fa parte della scuderia Proietti (dal 1963), ad Alghero contro il sardo Andrea Silanos. Tra i match più duri e cruenti di Sitri quello del 1964, a Lancaster (Regno Unito), contro lo scorrettissimo Frankie Taylor. «Tornò a casa con la mandibola fratturata e i medici preferirono l'ingessatura totale, invece del bloccaggio, per accelerare la guarigione», afferma Franco Nenci che poi si sofferma su tanti altri match storici dell'amico: «Non aveva paura di nessuno ed era uno dei pochi che andava tranquillamente a combattere anche all'estero sempre a testa alta. Tra suoi grandi match ricordo il pareggio a Bruxelles con Cossemuns, quello in Ghana con il forte Tetteeh, a Berlino con Willy Quator, a Copenaghen il micidiale Allotey, a Madrid con il poi campione mondiale Jose Legra e a Melbourne con il grande Famechon». Il ritiro il 21 settembre 1968 a quasi 33 anni, a Cremona, l'ultimo match della carriera contro il giovane (sei anni meno) Giampiero Salami. Pur avendo appeso i guantoni al chiodo Mario Sitri continua a frequentare la palestra dell'Apl, ormai trasferita al PalaCosmelli, per osservare da vicino i nuovi talenti labronici. Tra i novizi più scalpitanti c'era l'attuale responsabile provinciale e vicepresidente regionale Tancredi Gioia. «Mario Sitri, lo dico senza retorica, era il classico livornese: buono, generoso, altruista. Un uomo sempre pronto a dare una mano a chi aveva bisogno e con l'ironia propria della gente di scoglio. Quell'ironia bonaria che aiuta a crescere. Ricordo come adesso le sue pacche sulle spalle accompagnate dal rituale commento: "bimbo se vuoi fare strada datti da fare perché non sei buono a nulla e non andrai da nessuna parte"». La salma di Mario Sitri è da ieri presso la camera mortuaria del cimitero della Misericordia, dove oggi alle 16 ci sarà la funzione religiosa prima dell'ultimo viaggio verso il cimitero comunale della Cigna (ex Lupi) per la cremazione. Mario Sitri lascia i tre figli Marco, Claudio e Stefano e l'adorata moglie Siria.
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