Gioco
La strana estate di Danilevicius
Fabrizio Pucci
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IN BALLO. Il presidente Spinelli e Tomas Danilevicius (33 anni) passaporto lituano, ma grinta e cuore amaranto «Disposto a firmare anche subito, e i soldi non sono un problema»
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LIVORNO. Taglio di capelli alla 'marine'. Gli occhi smarriti di chi si trova in un paese di cui non conosce praticamente nulla, a partire dalla lingua. La voglia di affermarsi con la maglia amaranto. Sono i primi frame della storia di Danilevicius a Livorno. Ricordi ingialliti, perché lontani nove anni, un'eternità. Oggi, 152 presenze e 27 reti dopo, Tomas è uno di noi. E' livornese d'adozione e una bandiera della società. Non è un fenomeno. Lo sa lui e lo sanno i tifosi che però, universalmente gli riconoscono serietà e voglia di sbattersi per la prestigiosa 'camiseta'. Ha segnato il primo, storico gol del Livorno in Europa e una sua doppietta, due anni da aprì lo porte della finale playoff con il Brescia. Infine, le ultime immagini. La scorsa primavera ha dato l'esempio. Ha lottato su ogni pallone e a suon di gol ha trascinato la squadra a un passo dai playoff. Oggi, però, Tomas è un calciatore disoccupato, in attesa della chiamata giusta, quella che faccia comparire sul display del suo cellulare lo 0586. Tomas, come vivi questo momento di transizione? «Sono abbastanza sereno. C'è sempre una prima volta per tutto. Anche per questa situazione di calciatore senza contratto. Sono a casa mia, a Klaipeda, dai primi di luglio. Questa vacanza prolungata inizia ad annoiarmi. Voglio tornare in pista». Che cosa ti crea maggiore disagio? «L'incertezza. Non sono né carne né pesce. Non ho mai vissuto un'esperienza simile. Mi piacerebbe sapere in fretta dove giocherò l'anno prossimo. Prima trovo una sistemazione, meglio è anche se non sono in paranoia». Quindi non temi di rimanere inattivo? «No. Perché ho delle richieste dall'estero. Mi ha cercato anche il Benevento. I sanniti mi hanno offerto un biennale. Ma per ora ho congelato tutte le trattative». Aspetti il Livorno? «Senza dubbio. Sono in attesa di notizie. Sono legatissimo alla città e alla maglia. Nelle scorse settimane il mio agente, Martorelli, ha parlato spesso con il presidente. Per Spinelli sono un giocatore del Livorno anche se...». Anche se manca il nero su bianco. «Esatto. Non è cosa da poco. Purtroppo adesso ci sono sei attaccanti e mi rendo conto che sia difficile trovare un posto anche per me. Tuttavia se una cosa la si vuole fare, il modo si trova. Sono disposto a firmare anche adesso. I soldi? Non sono un problema. Datemi un contratto con il Livorno. Poi valutiamo che cosa accade e se alla società riesce sfoltire la rosa. Voglio tornare per completare il lavoro della passata stagione. Non mi è ancora andata giù la sconfitta di Padova. Se fossimo andati ai playoff ci saremmo divertiti parecchio. Mi sono pure trovato benissimo con Novellino. Sarei felice di mettermi a disposizione del mister. Penso di aver dimostrato che posso meritare la riconferma. Ma non posso forzare le cose. Ho dato la massima disponibilità. Adesso la palla è nella loro metà campo». Ti sei dato un termine? Un giorno oltre il quale ti sentirai libero di prendere una strada diversa da quella amaranto? «Sì. Facciamo entro la prima settimana di agosto. Anche se mi fa male dirlo. Si avvicinano le partite ufficiali, la Coppa Italia e poi decollerà il mercato. Da parte mia ho bisogno di allenarmi con la nuova squadra». In sintesi o Livorno o Benevento? «Probabilmente sì. Ci sono tanti aspetti da valutare, come la gestione della famiglia. Le mie bambine frequentano la scuola in città e non vorrei portarle via. Per esempio, se dovessi firmare per i sanniti loro resterebbero a Livorno e io farei il pendolare». Qual è la riflessione di fondo che ti impone questa situazione? «Semplice. Nel calcio, come nella vita non c'è mai nulla di certo. E bisogna essere sempre in grado di affrontare i contrattempi senza farsi prendere dallo sconforto. Dico questo nella consapevolezza di essere un privilegiato. Sono un calciatore e sono senza contratto dal primo luglio. Ci sono persone, anche a Livorno, con problemi più grandi dei miei e verso le quali nutro un profondo rispetto».
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