Toscana
La doppia sfida di Bottai
Mario Orsini
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RING. Lenny Bottai allangolo insieme al suo tecnico Rizzoli, a fianco il gruppo della Spes Fortitude e gli spazi angusti della palestra allo stadio «Battere Di Fiore e sogno una palestra vera»
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LIVORNO. Una bella accelerata alla carriera. Per Lenny Bottai, due match importanti in meno di tre mesi. Il primo ai bagni Lido della Rotonda di Ardenza, del 24 luglio prossimo, contro Francesco Di Fiore. L'altro, a ottobre, per difendere, ufficialmente, la corona internazionale IBF conquistata, il 4 marzo, contro l'estone Sergey Melis. La sfida. A qualcuno il match con Di Fiore potrà sembrare uno sfizio di Bottai. Primo perché non si combatte per alcun titolo. Secondo perché il pugile nativo di Napoli, ma residente a Prato, è quinto nel ranking nazionale dei pesi superwelter e super Lenny secondo, alle spalle di Emanuele Della Rosa, uno pensa a tutto fuorché alla corona tricolore. E allora? Chiariamo subito che Bottai non si è bevuto il cervello. Anzi. Nella sua ricerca, saremmo tentati di dire quasi ossessiva, di un match di rivincita contro Di Fiore c'è tutto l'orgoglio del campione, c'è il desiderio di misurarsi nuovamente con l'unico pugile da cui, in tre anni abbondanti di professionismo è stato battuto, in maniera molto dubbia e contestata e gli ha sfilato la corona tricolore dei pesi superwelter dal collo. Il cuore. «Da questo match con Di Fiore sono cosciente, almeno dal punto di vista prettamente manageriale, di non aver nulla da guadagnare - commenta Bottai - Però a questa rivincita ci tenevo perché è stata la mia unica battuta d'arresto in ben 15 match professionistici. Una sconfitta che mi ha lasciato l'amaro in bocca perché ho perso quella corona che avevo meritatamente conquistato, poco più di tre mesi prima contro l'attuale detentore: l'aretino Adriano Nicchi. Altri sicuramente avrebbero fatto altre scelte, ma a me piace ricercare le emozioni e cercare di regalarle allo splendido pubblico che mi segue. Il pugilato è uno sport bello e affascinante se regala emozioni vere, e in un match come questo ce ne saranno di sicuro. Il dazio da pagare è il rischio di perdere, ma il combattente deve fare sempre i conti col bicchiere mezzo vuoto. Un match così è un signor evento e so che c'è la probabilità che si muova anche la TV nazionale". La spinta di Rizzoli. Per prepararsi al meglio Lenny sta lavorando, da tempo, con il suo team capitanato dall'amico e maestro, anche al Rendoki, Massimo Rizzoli: "E' una persona che ha creduto in me fin dall'inizio e con cui mi sento di condividere non solo le idee del ring. Siamo due veraci, a volte ci scozziamo, con il dovuto rispetto, ma è la base del nostro rapporto, molto livornese». Sull'internazionale IBF, da difendere ufficialmente entro la fine di ottobre, non si sbilancia: «Per adesso non ci penso. Sono abituato a salire le scale un gradino alla volta. Quando sali una scala, per non cadere, guardi il gradino successivo, non in cima. E Di Fiore non è un gradino qualunque». La notte dei Lido. A regalare spettacolo, il 24 luglio, saranno anche sette o otto pugili, tra la ventina abbondante della Spes Fortitude: la sua palestra. «Un motivo in più per venire. Abbiamo tanti ragazzi in grado di soddisfare il nostro pubblico e la nostra idea di pugilato. Eticamente non siamo schiavi di competizioni da bottegai, ma nemmeno ci accodiamo all'usuale ipocrisia che va per la maggiore in questo ambiente. Dobbiamo salvaguardare anche la nostra identità. Le mie/nostre scelte sono frutto di una storia, di un'esperienza. Se alcune formule devono fare proseliti ben vengano, purché siano figlie di una scelta di fondo». Quella sede... Per Bottai le note più stridenti riguardano l'attuale sede della Spes Fortitude che da momentanea sembra essersi trasformata in definitiva. Per i pochi che non lo sanno uno stanzone, di appena un centinaio di metri quadrati, all'interno dello stadio comunale, sotto la sala stampa, a fianco dell'entrata principale di piazzale Montello. «Per quello che abbiamo fatto in questi 5 anni pensiamo di meritare strumenti per lavorare meglio e di più. Sia chiaro non mi riferisco ai risultati agonistici, sarebbe troppo facile metterla così... Nostre priorità, o meglio le nostre comunanze d'intenti, sono anche i risvolti sociali strettamente connessi a valenza educativa e formativa del pugilato, ma soprattutto a un ambiente familiare, dove la condivisione è il valore centrale e dove si respira e offre il pugilato nella sua essenza, non come modello di intrattenimento. E' la nostra formula vincente. Per noi dare questo a un ragazzo di strada, offrirgli l'opportunità di allenarsi, di sfogare su un saccone penzolante l'esuberanza dei suoi quindici, diciotto anni, come venticinque o trentacinque, è sempre stato più importante dei bilanci di logiche commerciali, anche se non si campa d'aria e non si deve essere ipocriti». Il ruolo. Tra i nostri trofei primari, non ci sono i miei titoli o quelli dei ragazzi, ma le collaborazioni con le associazioni di Salute Mentale e Case Famiglia, operazioni a nostro carico mai pubblicizzate, perché non devono fare pietà a nessuno, ma dare un pugno nello stomaco a chi pensa e vuole una società individualista. Il discorso va esteso, oltre il "futuro campione" da cullare, al disoccupato, all'operaio o al migrante che non ha i soldi per frequentare una palestra». Il riferimento alla tipologia della struttura è lampante. «Abbiamo regole prescrittive che limitano il numero di persone che possono frequentare insieme la palestra. D'estate poi la calura non ci concede tregua. Nello stanzone si scoppia dal caldo e spesso ci alleniamo fuori. Come vede ci sono solamente un paio di piccole finestrelle e niente altro. Questa è Sparta e a tanti piace per questo, ma si potrebbe fare molto di più. D'inverno, invece, ci tocca mandar via tanta gente. Il che è antitetico alla nostra cultura. Ci piacerebbe inoltre dare l'opportunità di allenarsi anche a tanti giovanissimi quando lo chiedono. Così però non è possibile farlo. La disponibilità della palestra è solamente di circa tre ore il giorno, cinque giorni alla settimana. Con questi limiti orari e numerici la compatibilità ambientale tra grandi e piccoli è impossibile. Ci vorrebbe uno spazio orario riservato unicamente ai bambini e agli adolescenti. Se poi il Livorno gioca in casa in turni infrasettimanali o ci sono altre manifestazioni allo stadio, apriti cielo. Volenti o nolenti perdiamo ore, o meglio giornate, di allenamento. L'anno scorso, ad esempio, da settembre a giugno è accaduto per 23 volte». Frustrante. Conclusione? «Non riuscire a sfruttare a pieno questo lavoro è limitante oltreché frustrante. Nonostante questo anche se il sottoscritto si potrebbe vendere a progetti privati, offrendo nome in cambio di larghe parcelle, andiamo avanti a testa alta». La Spes Fortitude per chi non lo sapesse è nata il 17 febbraio del 2006. Proprio nel nome è insita la filosofia di questa società. Spes (speranza) e Fortitude: forza d'animo, perseveranza e fortezza morale. Lenny Bottai ne è il suo punto di riferimento, il deus ex machine. Organigramma: Presidente: Veronica del Giovane. Vicepresidente (Preparatore atletico e Istruttore Pesi): Paolo Bottai. Segretario Enrico Galeazzi. Direttore Sportivo: Alessandro Sannino. Maestro (Preparatore atletico e Istruttore Pesi): Fabrizio Trinca. Tecnico: Lenny Bottai. Pugili agonisti: Professionisti: Lenny Bottai (15/7/'77) 14 vittorie e 1 sola sconfitta: il 9/7/2010 a Prato contro Francesco Di Fiore con il titolo italiano in palio. Dilettanti: Jonathan Sannino, Federico Gassani, Marco Passani, Michele Cicchitti, Marco Razzauti, Francesco Tani, Valerio Fiaschi, Rocco Pirrera, Luca Filippi, Daniele Dell'Omodarme, Amedeo Assente, Stefano Piccinini, Dario Galli, Roberto Fucili, Diego Marradi, Daniele Chimenti, Edoardo Bessi. Dilettanti in gonnella: Veronica Del Giovane, Daiana Scartabelli, Denise Girardi. A loro occorre aggiungere quasi una quarantina di amatori.
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