Gioco
Basket, per Livorno un posto in B dilettanti
Renzo Marmugi
Il consiglio federale ci dà la chance di ripartire: è l'ultimo treno
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LIVORNO. E ora vediamo se Livorno nel basket ha davvero voglia di rialzare la testa. Perché ieri il consiglio federale presieduto da Dino Meneghin ha accolto la seconda proposta della nostra città, dandole una chance per ricominciare dalla B dilettanti (si chiamerà Divisione Nazionale B). Niente da fare invece per una wild card nella nuova A dilettanti, dove il Don Bosco era settimo in graduatoria ed è stata ripescata la quinta, Pavia. Virtus Siena, Recanati e Fabriano sono entrate pure loro, ma rispetto a Livorno avevano un diritto sportivo acquisito sul campo. In ogni caso, parliamoci chiaro, trovare 6-700 mila euro in una città dove l'imprenditoria gioca a nascondino sarebbe stata un'impresa anche per l'ottimismo senza confini del sindaco Cosimi. Meglio provare a ripartire un gradino sotto, in B dilettanti, dove 250-300 mila euro di budget per una stagione possono bastare. Il Comitato di salvezza del basket (Fabrizio Giusti, Roberto Russo, Alberto Uccelli) aveva provato a fondare un'associazione sportiva ex novo, ma i segnali di fumo provenienti da Roma hanno fatto capire che sarebbe stato meglio presentare la candidatura a nome del Don Bosco, già avanzata per la "A3". Ora il posto c'è, anzi ci sarebbe, perché entro il 26 luglio si dovrà presentare una fideiussione bancaria di 14mila euro e soprattutto mettere insieme garanzie tecnico-sportive ed economiche. Nel senso che il sindaco dovrà cercare - puntando sull'autorevolezza del suo ruolo - di coinvolgere tutte le risorse del territorio, facendo partire una macchina in cui le varie realtà cittadine di pallacanestro siano coinvolte, naturalmente se ci vogliono stare. La B dilettanti rappresenta un'occasione per Livorno, l'ultimo treno utile per non scomparire definitivamente nell'oblio. Un campionato dai costi relativamente bassi, dove per legge servono solo due giocatori under 23, e nel quale investire su un progetto tecnico valido, e soprattutto di prospettiva. Puntando su professionalità e ruoli certi e già scritti in partenza, perché in corso d'opera non ci siano equivoci e faide interne. Non c'è niente di male a rimettersi a mangiare pane e salame dopo anni di ostriche e champagne che ti mandavano al pronto soccorso con un'intossicazione perché i molluschi erano avariati e le bollicine gonfiate. Domani o martedì Alessandro Cosimi riunirà i "saggi" del Comitato per buttare giù le prime idee e guardare avanti. E' il momento del coraggio e di togliersi i paraocchi. Livorno saprà dimostrarsi matura?
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