Gioco
La Livorno dei canestri aspetta
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AL LAVORO. Il sindaco Cosimi è in cerca di una soluzione Chiesta anche una B dilettanti, ma si cercano ancora i soldi
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LIVORNO. Sabato 16 luglio, un giorno importante nell'agenda dei canestri. Dino Meneghin e il consiglio federale cominceranno a fare il punto della situazione per mettere un po' di ordine nei vari campionati di basket, uno sport decapitato dalla crisi e dove le società stanno morendo come mosche. Dopo il verdetto della Corte Federale, che ha ridato la serie A a Teramo respingendo in appello le richieste di Venezia, la prima lega sembra a posto. E così anche la Legadue, in un'estate che ha visto sparire piazze come Udine, Rimini, Ferrara e Casalpusterlengo. Al loro posto vedremo Verona (retrocessa), la ripescata Fortitudo Bologna, Ostuni e Piacenza. Poi - al posto della A dilettanti - il nuovo Campionato di Sviluppo, con venti squadre più quattro wild card già assegnate a Trento, Firenze, Napoli e Bari. Nel weekend si vedrà se tutte avranno i requisiti necessari mentre Pavia, Rieti e Livorno (che aveva chiesto un pass attraverso il Don Bosco) sono in stand-by. Il sindaco Cosimi era stato il primo sostenitore del risveglio di Livorno, ma il suo entusiasmo non sembra trovare riscontri a livello di imprenditoria. In alternativa alla A3 il "major" ha chiesto al comitato di salvezza (Giusti, Russo, Uccelli) di attivarsi con la Fip per ripescaggio in B dilettanti e qui Dino Meneghin e il consiglio federale dovrebbero rispondere presente. La quarta lega italiana non ha costi esorbitanti, 250 - 300mila euro, e si potrebbe ripartire ex novo con una società finalmente pulita, senza debiti. Ma a quel punto si tratterebbe di mettere insieme credibilità e soldi, costruendo una compagine societaria vera e non un'altra Dinamo. Per riaprire finalmente il PalaLivorno, un colosso addormentato da troppo tempo. Il problema è che a Livorno nessuno si prende un minimo di responsabilità, e anche gli imprenditori, che qui vivono, ci trovano denaro e forza lavoro, sembrano affetti da sordità acuta quando si tratta di restituire qualcosa alla loro città. E le sei società rimaste a fare basket dovrebbero mettersi attorno a un tavolo con il sindaco per condividere il progetto tecnico, creare un qualcosa di unitario invece di alzare steccati e pregiudiziali. L'esempio di Firenze, dove ognuno fa attività giovanile in proprio fino agli under 15 per poi mettere insieme i prospetti migliori nelle due categorie più grandi (under 17 e under 19) dovrebbe insegnare qualcosa. Non ci resta che attendere il 16 luglio, quando la Fip a Roma metterà un po' di ordine con i ripescaggi nei vari campionati nazionali. A quel punto chi ama il basket a Livorno dovrà uscire allo scoperto e dire sì o no. (re.mar.)
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