Il Tirreno

Livorno

Novellino freme: serie A o niente

Fabrizio Pucci
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ADDIO. Manuel Iori diventerà granata sopra: Walter Novellino è in attesa di rinforzi

«Ma Iori al Torino è un colpo duro. E mancano 7 giocatori dell'anno scorso»

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 LIVORNO. A ruota libera. Dopo una settimana di preparazione Walter Novellino fa il punto della situazione. Voce bassa, tono pacato. Se dentro ha un vulcano, 'Monzon' è bravissimo a tenere idee e sensazioni sotto controllo. Il mancato arrivo di Manuel Iori (ormai torinista in pectore) è un colpo basso che incassa con grande signorilità. Sta alla finestra, l'uomo di Montemarano. Aspetta che il mercato amaranto prenda una piega ben definita. Nel frattempo lavora con il gruppo al quale trasmette i suoi valori: la grinta e il rispetto di se stessi e dei tifosi.  Novellino, è possibile fare un primo bilancio dopo i primi giorni di lavoro?  «Certo, volentieri. E dico subito che sono molto soddisfatto perché ho trovato i ragazzi carichi e con il giusto atteggiamento. Sono tutti parte del progetto comune e ognuno di loro si sente coinvolto. Non potevamo iniziare meglio. C'è stato un solo contrattempo».  Quale?  «Prutsch è andato a sostenere un provino per una squadra austriaca. Poco male. Mi scoccia che se ne sia andato senza salutare. L'ho allenato venerdì mattina, poi non l'ho più visto. Aveva sicuramente informato la società, non il sottoscritto. Non tollero certi comportamenti da parte dei giocatori. Le regola vanno sempre rispettate».  Parliamo del mercato. Iori è praticamente un giocatore del Torino e questo fa male.  «Sì, la notizia non è affatto piacevole ma adesso è ancora prematuro valutare la situazione. Ricordiamo che siamo partiti il 4 luglio, in largo anticipo rispetto a tutte le altre. In questo momento siamo un cantiere aperto con tanto di cartello di lavori in corso. Abbiamo tempo per rinforzare la squadra. E' chiaro che sono in attesa di una sinergia tra le varie componenti della società in grado di produrre qualcosa di importante».  L'età media della squadra sarà molto bassa.  «Sì. Ma questo non è un problema, a patto che i giovani siano di qualità e motivati. Gli acquisti devono essere mirati e non fatti tanto per prendere qualcuno. Ribadisco quanto ho affermato qualche settimana fa: datemi anche un gruppo di giovani. Poi li alleno e li faccio diventare bravi. Sono un uomo di campo e il lavoro non mi spaventa. Anzi. Mi esalta. E mi piace l'idea di trarre il massimo da ogni singolo giocatore a prescindere dalla sua età».  Il fatto, però, è che si parte per il ritiro di Bra con una squadra tutta da definire...  «Sì. E con questa squadra lavorerò. Certo. C'è da dire che rispetto alla passata stagione mi mancano sette giocatori. I nomi? Eccoli. Parravicini, Barusso, D'Alessandro, Iori, Danilevicius (la cui posizione spero possa bloccarsi quanto prima), Surraco e Antunes. Mica poca roba. E l'anno scorso l'obiettivo del Livorno era quello di fare un campionato di transizione, visto che eravamo all'inizio del progetto triennale del presidente. Quest'anno dovremmo fare un passo avanti, alzare l'asticella degli obiettivi. Io sono qui apposta: voglio compiere un salto di qualità. Anzi, di più».  Di più?  «Sì, certo. Io sono a Livorno per vincere il campionato perché a me piace vincere, più che partecipare. Inoltre so che tipo di piazza è questa, ho imparato a conoscere la gente. Questa è una tifoseria importante. Ho trascorso qui quattro mesi meravigliosi. Sono stato apprezzato dai livornesi e io apprezzo e stimo tanto loro. Non sono mica qui per pettinar le bambole».  

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