Gioco
Ragazzi di Calamai, lunedì c'è la rivincita
Renzo Marmugi
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COACH. Marco Calamai in palestra con unallieva Basket integrato: al circolo Libertas derby con la Juve Pontedera
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LIVORNO. Michelina, una delle ragazze più timide, trova la forza per alzarsi in piedi e parlare: «Questo corso di basket è stato bellissimo, spero che continui anche nei prossimi anni». E Claudia rincara la dose: «Entrare da giocatrice nel PalaMacchia dove ho visto tante partite di serie A era il sogno della mia vita: sono felice per aver condiviso questa emozione con chi mi vuole bene e con tutti i miei amici». Michela e Claudia sono due protagoniste del corso di basket integrato di Marco Calamai inaugurato nell'ottobre scorso anche a Livorno e che nelle intenzioni dell'amministrazione comunale durerà almeno tre anni. Un'esperienza bellissima, che ha arricchito i ragazzi, i loro genitori, gli istruttori, assolutamente volontari (Simone Cascavilla, Nicola Marovelli, Federico Rivano, tutti del Socialbasket) e chi ha avuto la curiosità di andare almeno una volta il martedì pomeriggio alla palestra Tesei per dare una mano: qualcuno di Meloria, Libertas e Bieffe, sia pure per breve tempo, poi le onnipresenti Alessandra, Noemi e Veronica, ex giocatrici di basket rimaste stregate dall'atmosfera magica che si era venuta a creare. Lunedì 13 giugno alle 18 al circolo tennis Libertas di via dei Condotti Vecchi ci sarà la festa finale, la rivincita contro la squadra di basket integrato della Juve Pontedera (Emanuele ha detto: «Sia chiaro, noi andremo in campo per vincere...»), seguita da una cena. Poi martedì alle 20,30 nella sede provinciale del Coni in via Piemonte il secondo round del corso di formazione per allenatori, insegnanti, volontari e anche semplici persone interessate all'argomento sport e disabilità mentale tenuto dallo stesso Marco Calamai. Al primo, a fine maggio, c'erano pochi rappresentanti del cosiddetto "basket normale", oltre al dottor Piero Dinelli, pediatra e medico sportivo, da sempre estimatore dei metodi di lavoro del coach fiorentino che nel 1995 decise di far svoltare la sua carriera. Una grande occasione persa per Livorno e i livornesi. L'aula magna della scuola media Tesei era strapiena quando a settembre 2010 il progetto venne illustrato dall'assessore allo sport Ritorni, con tutte le società cittadine presenti, ma al momento di mandare uno-due ragazzi a turno una volta la settimana a vivere un'esperienza umana bellissima con questi giocatori speciali, più o meno tutti si sono defilati. Ognuno a rincorrere i suoi guai, chiuso nella gabbia delle gelosie e nel suo piccolo mondo, impegnato a cercare talenti col lanternino. «Una visione miope - dice Simone Cascavilla - qui si pensa soltanto all'agonismo, allo sport vissuto in modo esasperato, senza considerare che questi ragazzi speciali rappresentano un valore aggiunto, e che stare insieme a loro ti dà tantissimo. Non chiedono niente indietro, regalandoti invece naturalezza, gioia, amore. Il corso è stato stupendo, i progressi dei partecipanti (confermati dalla dottoressa Isabella Vallati, psicologa dei Servizi sociali del Comune, presente insieme a Marcella Previti, dell'Ufficio sport, ndr) enormi. Peccato che in una città come Livorno, tanto sensibile alle problematiche del sociale, l'unica nota stonata sia venuta proprio da chi fa basket agonistico. Sembra quasi che il disagio e la difficoltà siano problemi lontani, che appartengono a un altro mondo e non al nostro pane quotidiano. Invece sanno metterti davanti alla realtà molto più questi ragazzi dei cosiddetti normodotati. E chi è venuto a darci una mano in palestra - conclude Cascavilla - poi è tornato a casa arricchito da un'esperienza che sicuramente gli ha fatto bene». Appuntamento, dunque, lunedì alle 18 al circolo tennis Libertas. Non è mai troppo tardi per regalarsi un'emozione.
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