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PARALIMPICI

Dolci e Volpi, da Bergamo per l'amore dello sport

<b>ARGENTO. </b> Il maestro Marco Vannini consola Tommaso Lari
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ARGENTO. Il maestro Marco Vannini consola Tommaso Lari

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 LIVORNO. Un sogno che si avvera. Per Francesco Dolci e Roberto Volpi, oggi sarà il primo campionato italiano della carriera. Francesco nella categoria A (minore disabilità) e Roberto nella categoria B (media disabilità), quindi neppure avversari, affermano, all'unisono, con il sorriso sulle labbra. Ad incoraggiarli, a bordo pedana, Francesca Arrigoni: anima gemella di Roberto. Tutti e tre di Bergamo e dintorni, sono arrivati in città con largo anticipo. «Per visitare qualche monumento e ammirare il mare. Qual mare che noi purtroppo non abbiamo. In alternativa, però, abbiamo alcune belle colline. Anche se non è la stessa cosa». Specialmente per Roberto fare scherma, a livello amatoriale e agonistico, è un sogno che coltivava da quando era bambino. Ad dare loro quest'opportunità, tre o quattro anni fa, la Polisportiva Bergamasca. A dare l'input giusto il Comitato Paralimpico che, in Italia, ha messo le radici importanti nell'ultimo decennio. Entrambi appassionati di scherma ma pure di sport in senso lato. In particolare il tennis tavolo per Francesco Dolci: «E' uno sport affascinante che ho anche praticato e continuo a praticare», le sue parole compiaciute. Per Roberto Volpi, invece, scherma a parte, la regina di tutti gli sport è l'atletica. «Atletica in pista in tutte le sue sfaccettature: lanci, salti, ma in particolare corsa sulle brevi distanze». Quando scoprono che oggi, in pedane parallele alle loro, gareggeranno schermitori come Valentina Vezzali, Aldo Montano, Elisa Di Francisca, Arianna Errigo e Matteo Tagliarol il loro viso si illumina. Ma come? «Valentina Vezzali, la pluricampionessa olimpica e Aldo Montano. Ma davvero? Non vediamo l'ora di vederli da vicino, dopo averli ammirati in televisione». A materializzarsi di fronte ai loro occhi mentre parlano con noi, con un certo stupore, sono, uno alla volta, Andrea Baldini, Arianna Errigo e Irene Vecchi. Atleti immensi in pedana ma modesti e disponibili, oltre ogni limite, quando qualcuno desidera scambiare, anche per la prima volta, impressioni sulla scherma. Uno sport atipico, singolare ma zeppo di umanità e scevro da ipocrisie come, purtroppo, altri.

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