Il Tirreno

Livorno

Una giornata di grande sport: dalle qualificazioni al PalaLivorno all’epilogo sul palcoscenico

Vincono tutti: Edo, il Goldoni, la città

G.B.

Meravigliose le finali in teatro, tifo anche per la «cugina» pisana Ilaria Bianco

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 LIVORNO. C'è poco da fare: al sangue, all'istinto non si comanda. I livornesi - ma non c'erano dubbi - rispondono alla grande all'invito del Fides e del comitato organizzatore degli Assoluti, quello di riempire in ogni ordine di posto, palchetti compresi, il teatro Goldoni. Non tutti conoscono i rudimenti della scherma e l'organizzazione (decisione quantomai saggia) inserisce una sorta di commento live degli assalti decisivi, quelli che valgono per il tricolore. Per capire di più e apprezzare ogni singolo momento.  L'inizio è freddino, quasi asettico, quando in pedana salgono le ragazze della spada: qui non ci sono livornesi, il pubblico assiste senza partecipare molto. Ma tutto cambia - ed eccolo, il sangue labronico - quando è il turno di Edoardo Luperi, 17 anni e mezzo, uno dei nuovi fenomeni della scuola livornese, uno che in quanto a guasconeria, faccia tosta e talento farebbe la gioia di Angelo Tremamondo e Nedo Nadi, di Montano e di Rigoli. Edo tocca e tocca ancora e scalda i cuori, fino a suscitare ovazioni da stadio quando piazza l'ultima botta sul forte jesino Di Francisca, fratello d'arte e soprattutto più alto di una spanna e molto più potente. Il piccolo Edo, sotto quella cascata di riccioli, non ha paura di niente, o se ce l'ha ha imparato ben presto a domarla, a nasconderla. Nemmeno l'impomnente ed elegante volta del Goldoni, proscenio che trasuda storia e cultura ultracentenaria, sembra scuotere questo teenager che recita da consumato attore, come quando fece impazzire il mondo a Singapore con una conferenza stampa in inglese degno di una commedia all'italiana. Di Francisca è bravo, Edo di più: una parata e risposta dopo l'altra, nella misura stretta è una fucilata che prende il tempo a un rivale sempre pià disorientato e mina le sue certgezze fino a chiudere sul 15-12 nonostante un cartellino rosso dell'inflessibile direttore di gara. Marco Vannini, suo maestro e mentore, se la ride dietro le quinte.  I livornesi, si sa, sono un popolo generoso. Pronti a schierarsi dalla parte di chi ci mette tutta l'anima come Ilaria Bianco, pisana di natali e di formazione schermistica anche se spesso e volentieri si allena al Fides. Bando a ogni campanilismo, quando la campionessa si accascia preda di un dolore muscolare nella semifinale con la Gulotta, la gente l'applaude, la incita, quando rientra in pedana l'ovazione del «Goldoni», che nel frattempo si è riempito come un uovo, la spinge alla vittoria e alla finale.  Ma gli occhi e il cuore sono tutti per lui, per Edo Luperi, che candidamente ha confessato di avere iniziato la scherma, preferendolo ai must labronici come calcio e basker, perchè era rapito dalle gesta di Zorro e dei tre Moschettieri. Edo sente l'affetto sulla pelle, in finale contro il solido Avola va sotto fino all'8-12 ma si nutre così tanto del tifo del vecchio teatro che piazza sette-stoccate-sette, fino a volare per tutto il palco trasformato in pedana con il suo nuovo scudetto idealmente sul petto. Vincono tutti: Livorno, la scherma, il maestro Marco Vannini e naturalmente lui, il nuovo fenomeno erede di Tremamondo, Nadi, Montano, Rigoli, Scuri e tanti altri. La notte è dolce, la festa è subito fuori dalle auguste porte del vecchio teatro che per qualche ora si è trasformato in palasport. A proposito: il Goldoni era talmente bello e suggestivo, con quel gioco di chiari e di scuri, che persino Mamma Rai, e i suoi telecronisti, si sono fermati a guardare, rapiti. E così Livorno vince due volte: in pedana e fuori.

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di Redazione web