Il Tirreno

Livorno

Iori, stregato da Livorno E i club si mobilitano per convincere la società

Fabrizio Pucci

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 LIVORNO. Ha dato il massimo. E, se possibile, anche di più. Si è spremuto, correndo su e giù per il centrocampo amaranto senza batter ciglio, perché quello è il suo mestiere. Ha menato quando c'era da farlo. E da un ragazzo con la faccia pulita come Manuel Iori, quasi non te lo aspetti. Ma dopo i contrasti vigorosi, una volta riconquistato il pallone ha sempre alzato la testa con veloce lucidità.  Alla ricerca della soluzione migliore per far ripartite la squadra. Di giocatori così, in giro ce ne sono pochi. E se le qualità tecnico-tattiche si sposano con quelle umane e morali, allora ecco spiegato il felice connubio tra il regista di Gavirate e la maglia amaranto, che lui ha sempre onorato. Il Club Rondina, a margine delle finali dell'omonimo Memorial, intitolato al giovane tifoso che perse la vita nel 2002, lo ha premiato come giocatore rivelazione del Livorno 2010/11. Un riconoscimento meritato per l'ex centrocampista del Cittadella che non ha ancora smaltito la delusione di Padova.  Il rammarico. «Se fossimo andati ai playoff avremmo dato del filo da torcere a tutti». Iori, salutando i tifosi intervenuti al Memorial Rondina ha subito regalato una frase forte. Di quelle che aumentano in maniera direttamente proporzionale il disappunto per la rimonta sfiorata e l'orgoglio di aver dimostrato di essere superiori ai biancorossi veneti: «Siamo arrivato vicini al traguardo e non ce l'abbiamo fatta. Ma non abbiamo perso il treno sabato scorso. In realtà siamo stati pure sfortunati. Basti pensare ai punti persi in casa negli ultimi minuti».  Il futuro. La stagione che sta per finire ha evidenziato l'ossatura della squadra che, se confermata, l'anno prossimo può ambire alla promozione. E' chiaro che Manuel Iori fa parte dello zoccolo duro da cui ripartire. Il guaio è che il suo cartellino appartiene al Chievo e che al Livorno è arrivato con la formula del prestito con diritto di riscatto della metà. La strategia di Spinelli sarebbe di far tornare Manuel agli scaligeri per poi iniziare una trattativa con il ds gialloblù Sartori per ridisegnare gli estremi del nuovo accordo. L'idea è tanto buona (specie se si strappa una sorta di sconto) quanto rischiosa.  Solo Livorno. Nei casi spinosi come questo, però, conta anche la volontà del giocatore. E in questo senso Iori l'altra sera è stato chiaro come il sole: «Vorrei tanto rimanere. Qui a Livorno mi sono trovato benissimo sotto tutti i punti di vista. La piazza è stimolante, la società seria. E poi il gruppo dei giocatori era eccezionale. Insomma, se la società ha intenzione di mettere qualche soldo sul piatto della bilancia in sede di trattativa con il Chievo, io sarei ben felice di ripetere l'esperienza di questa stagione, magari con un esito più soddisfacente».  I tifosi per Iori. Il regista di Gavirate, con il suo attaccamento alla maglia, ha conquistato il cuore dei tifosi. Quelli dei club, in particolare, che stanno pensando ad una iniziativa che induca la società a riscattare (o comunque a riportare a Livorno) il giocatore in modo da ripresentare la coppia di centrali Iori-Luci. Che si tratti di una raccolta di firme, di una lettera da inviare nella sede della società o di una vera e propria petizione, nei club amaranto, gli sportivi hanno le idee chiare: Manuel Iori non deve svestire la gloriosa casacca amaranto. Perché come, nei migliori matrimoni, l'ha onorata e rispettata. Qua la mano, regista.  Luci al "Magnozzi". Oggi alle 18, nella nuova sede di via Macchiavelli, il club Magnozzi premierà Andrea Luci, votato come miglior giocatore amaranto della stagione.

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di Redazione web