Il Tirreno

Livorno

Lacrime e disperazione nei titoli di coda

dall'inviato Alessandro Bernini
Lacrime e disperazione nei titoli di coda

Iori: «Questo è un gruppo sano, si merita un'altra chance»

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 PADOVA. Le lacrime di Danilevicius, quelle di Lambrughi, di Dionisi, di Mazzoni. Mani nei capelli, disperazione. Nello stanzone del Livorno c'è aria da funerale, entra il presidente Spinelli che cerca di tirare un po' su il morale degli amaranto. «Su ragazzi, avete dato il massimo».  Ma è dura da digerire questa sconfitta. Perché immeritata e perché strappa dal cuore quel sogno di giocarsi la serie A che nelle ultime settimane cresceva ovunque. Tra i tifosi ma anche e soprattutto dentro lo spogliatoio.  Capitano e killer, Tomas Danilevicius è stato un po' il simbolo della rinascita del Livorno. «Sono a pezzi, perdere queste partite ti fa male. E te lo dice uno che al Livorno ci tiene davvero tanto». Ci crediamo Tomas, ci crediamo. «È stata una stagione strana, troppi alti e bassi, però dentro il gruppo non abbiamo mai mollato. Neanche un mese e mezzo fa quando i playoff sembravano impossibili. Adesso siamo qua a mangiarci le mani per la sconfitta di Padova, ma è chiaro che i rimpianti sono anche per i tanti punti persi per strada».  Altre due reti. E non è la prima doppietta. «Ne segnai anche una alla Sampdoria, in serie A. Stavolta potevano essere due gol più importanti, invece... Dispiace anche perché ci sono stati degli episodi strani, ad esempio la punizione dalla quale è nato il pareggio del Padova. Quello era un fallo su Prutsch, invece l'arbitro ha fischiato contro di noi. Sono piccole cose, lo so, ma in quel momento eravamo in vantaggio e stavamo gestendo bene l'incontro. Anzi, con Barusso potevamo pure fare il 2-0».  Contratto in scadenza per Tomas. Lui allarga le braccia: «Livorno è molto più di una seconda casa, ma non dipende da me. Sono felice di aver chiuso la stagione con qualche gol, non so se dovrò dire addio a Livorno per cui ci tenevo a far vedere che posso anche segnare. Qui a Livorno ho avuto nelle ultime settimane la possibilità di giocare con costanza e sono contento di aver dato qualche soddisfazione ai tifosi».  Da un capitano a un altro. Perché Manuel Iori è sempre stato un pilastro dello spogliatoio, dalla prima all'ultima giornata. Nelle gioie e nel dolore. «Abbiamo giocato una grande partita, meritavamo molto di più. Non è qui a Padova che abbiamo perso i playoff. Purtroppo forse siamo maturati un po' tardi come squadra, però spero che la società abbia un occhio di riguardo per questo gruppo: mi piacerebbe che fosse confermato un bel blocco, per giocarsi una seconda chance. Personalmente l'ho detto e lo ripeto: vorrei restare a Livorno e spero che la società mi riscatti dal Chievo, ma purtroppo non dipende da me».  

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