Il Tirreno

Livorno

D’Alessandro pensa positivo e guarda avanti: «A Livorno potrei anche restare»

«A Padova senza paura e per vincere»

Dario Serpan
<b>GUIZZO.</b> Marco D&#146;Alessandro in azione
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GUIZZO. Marco D’Alessandro in azione

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 LIVORNO. Gioca largo sulla fascia, baricentro basso e scatto deciso per far fuori l'avversario e poi disegnar parabole con un cross tagliato in area, sperando che un compagno lo corregga in rete. Lo ha fatto sabato contro il Piacenza, entrando a gara in corso per far la differenza e portare energie fresche come l'età che porta. E' Marco D'Alessandro, romano devoto a Bruno Conti, «perché lui mi ha cresciuto - dice - e io lo porto dentro come un idolo».  Venti anni e tanta strada davanti per provare ad emulare il suo beniamino, che faceva lo stesso ruolo, funzione chiave per le sorti de Livorno a Padova e allora D'Alessandro scalda i muscoli e si prenota per un posto da titolare. «Giocheremo su un campo grande - dice Marco - perciò sarà importante sfruttare bene gli spazi, contro una squadra dotata di giocatori che sanno cambiare ruolo a gara in corsa. Il mister sta lavorando molto sulla tattica per prepararci al meglio per questa partita».  Arrivato a gennaio, in prestito dalla Roma, la promessa che veste anche l'azzurro dell'Under 21, non ha finora trovato molto spazio, ma dopo la perdita Surraco per infortunio, è di fatto lui il solo uomo di fascia che sa puntare l'uomo e saltarlo con finte e rapidità di gambe.  Ci sono due gare per decidere le sorti degli amaranto: come prepararle?  «Come sempre - ribatte l'esterno romano -, come tutte le gare precedenti. Andiamo sempre in campo per vincere e finalmente i risultati ora ci danno ragione. Si sa che il calcio è fatto di episodi, che per un periodo a noi giravano a sfavore, ma abbiamo parlato molto in gruppo e adesso siamo arrivati a un livello molto alto di impegno».  Malasorte e imprecisioni, come quel gol sbagliato a Empoli proprio da D'Alessandro.  «Già, non ho il gol facile io. In quel caso, pensavo di essere in fuorigioco, ma poi ho sbagliato l'esecuzione, perché i pallonetti da quella posizione li può fare solo Messi».  Marco non è la "pulce" blaugrana, ma Spinelli sta seriamente pensando di riscattare il suo cartellino per averlo a Livorno anche il prossimo anno. Ipotesi gradita?  «Certo, io sono disponibile, perché mi piace questa piazza e non avrei problemi a restare. In Toscana ho già giocato a Grosseto, dove mi son trovato benissimo. Lo stesso vale adesso a Livorno».  Ci sono due allenatori nel tuo presente: Ciro Ferrara e Walter Novellino. Qual è la caratteristica che ti ha colpito di loro?  «Di Ferrara dico la capacità di lavorare con i giovani. Si tratta di un ex giocatore di livello mondiale, ma con noi è una persona aperta e molto disponibile. Di mister Novellino, invece, mi hanno colpito due cose - conclude Marco: la sua grande voglia di lavorare e curare i dettagli nella preparazione delle partite, e poi la simpatia. Visto in Tv sembra una persona severa, invece sa usare sia il bastone che la carota».

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