Gioco
DAlessandro pensa positivo e guarda avanti: «A Livorno potrei anche restare»
«A Padova senza paura e per vincere»
Dario Serpan
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GUIZZO. Marco DAlessandro in azione 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Gioca largo sulla fascia, baricentro basso e scatto deciso per far fuori l'avversario e poi disegnar parabole con un cross tagliato in area, sperando che un compagno lo corregga in rete. Lo ha fatto sabato contro il Piacenza, entrando a gara in corso per far la differenza e portare energie fresche come l'età che porta. E' Marco D'Alessandro, romano devoto a Bruno Conti, «perché lui mi ha cresciuto - dice - e io lo porto dentro come un idolo». Venti anni e tanta strada davanti per provare ad emulare il suo beniamino, che faceva lo stesso ruolo, funzione chiave per le sorti de Livorno a Padova e allora D'Alessandro scalda i muscoli e si prenota per un posto da titolare. «Giocheremo su un campo grande - dice Marco - perciò sarà importante sfruttare bene gli spazi, contro una squadra dotata di giocatori che sanno cambiare ruolo a gara in corsa. Il mister sta lavorando molto sulla tattica per prepararci al meglio per questa partita». Arrivato a gennaio, in prestito dalla Roma, la promessa che veste anche l'azzurro dell'Under 21, non ha finora trovato molto spazio, ma dopo la perdita Surraco per infortunio, è di fatto lui il solo uomo di fascia che sa puntare l'uomo e saltarlo con finte e rapidità di gambe. Ci sono due gare per decidere le sorti degli amaranto: come prepararle? «Come sempre - ribatte l'esterno romano -, come tutte le gare precedenti. Andiamo sempre in campo per vincere e finalmente i risultati ora ci danno ragione. Si sa che il calcio è fatto di episodi, che per un periodo a noi giravano a sfavore, ma abbiamo parlato molto in gruppo e adesso siamo arrivati a un livello molto alto di impegno». Malasorte e imprecisioni, come quel gol sbagliato a Empoli proprio da D'Alessandro. «Già, non ho il gol facile io. In quel caso, pensavo di essere in fuorigioco, ma poi ho sbagliato l'esecuzione, perché i pallonetti da quella posizione li può fare solo Messi». Marco non è la "pulce" blaugrana, ma Spinelli sta seriamente pensando di riscattare il suo cartellino per averlo a Livorno anche il prossimo anno. Ipotesi gradita? «Certo, io sono disponibile, perché mi piace questa piazza e non avrei problemi a restare. In Toscana ho già giocato a Grosseto, dove mi son trovato benissimo. Lo stesso vale adesso a Livorno». Ci sono due allenatori nel tuo presente: Ciro Ferrara e Walter Novellino. Qual è la caratteristica che ti ha colpito di loro? «Di Ferrara dico la capacità di lavorare con i giovani. Si tratta di un ex giocatore di livello mondiale, ma con noi è una persona aperta e molto disponibile. Di mister Novellino, invece, mi hanno colpito due cose - conclude Marco: la sua grande voglia di lavorare e curare i dettagli nella preparazione delle partite, e poi la simpatia. Visto in Tv sembra una persona severa, invece sa usare sia il bastone che la carota».
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