Il Tirreno

Livorno

Col Piacenza i tifosi hanno fatto pace con la squadra

In 5000 sulle tribune del Picchi È il primo segnale del risveglio

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 LIVORNO. E' ufficiale. C'è il fuoco sotto la cenere. Sono bastate due vittorie di fila e i tifosi hanno subito sentito il richiamo della foresta. Cinquemila presenti sugli spalti per assistere a una partita fondamentale in chiave playoff. Oltre 1900 paganti: raddoppiati rispetto a Livorno-Crotone, un mese fa. E poi l'incitamento. Continuo, incessante. La gente ha capito che la squadra sta producendo il massimo sforzo con il cuore per andare oltre i propri limiti e regalare l'appendice degli spareggi. Uno striscione, il solito, contro Spinelli. Un altro, per spronare la squadra: "Livorno, combatti". Perché i dirigenti e i giocatori possono anche passare, ma la maglia resta, sempre. E' un valore imprescindibile, specie alle nostre latitudini dove il senso di appartenenza non è un concetto privo di contenuti. Dalla nord, nei primi minuti risuona il vecchio e sano "Dai Livorno".  Applausi. Poi un paio di cori contro il presidente. Dagli altri settori arrivano i fischi. Poi tutti uniti sotto il bandierone amaranto. A soffrire, sostenere, prendere per mano i giocatori. A nove minuti dal termine Dionisi scaraventa in porta il gol della speranza e il catino dell'Ardenza esplode di gioia e ribolle di tifo. Cinque minuti di recupero. Il Livorno ha il braccino. Soffre. Arriva il triplice fischio, liberatorio al pari del gol da tre punti. E' festa in campo e sugli spalti. I giocatori vanno sotto la curva. Scene belle. Scene a cui non eravamo più abituati. F.P.

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di Redazione web