Gioco
"Fede", un gol di rabbia dedicato alla curva
Fabrizio Pucci
Lambrughi: «Ora pensiamo subito allo spareggio di Padova»
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LIVORNO. Gli amaranto centrano il terzo successo consecutivo, ma il presidente Spinelli lo stadio in tutta fretta e con il broncio. Prima di abbandonare l'Ardenza cerca, invano, il fido Siri. Lo fa chiamare, altrimenti minaccia di tornarsene a Genova senza di lui. Poi i due si trovano e possono mettere il muso della macchina verso la Liguria. E' contrariato, il patron. E se la prende anche perché il cancello da cui deve uscire è chiuso. Sono felici, invece i giocatori. Il più contento di tutti è chiaramente Federico Dionisi, il match winner: «E' stata una faticaccia, ma ce l'abbiamo fatta. Il gol? Pochi minuti prima avevo tirato di prima intenzione e non era andata bene. Allora ho pensato che se mi fosse arrivato un altro pallone simile l'avrei stoppato prima di scaraventarlo verso la porta avversaria. Ho fatto così e tirato con tutta la forza e la rabbia che avevo, poi sono andato sotto la curva per festeggiare con i tifosi che sono stati eccezionali. Sono contento. Ho segnato io, ma tutta la squadra ha giocato con il cuore». Nel dopo partita c'è stato un brivido quando lo abbiamo visto uscire claudicante. Dionisi tranquillizza tutti: «Sono stato colpito dai crampi. Niente di grave. Sto bene. Al triplice fischio ho esultato tantissimo con Mazzoni e mi sono venuti quei dolori muscolari. Adesso la mente è già rivolta alla partita di Padova nella quale ci giochiamo tutto». Marco D'Alessandro è una Pasqua: «Gran bella vittoria - dice - fortemente voluta da tutti. I tifosi sono stati eccezionali. Ci hanno dato una mano». Gli facciamo presente che Novellino lo ha elogiato. Il suo ingresso è stato determinante: «Ringrazio il mister - dice sorridendo - ma tutti abbiamo dato l'anima. Si è formato un gruppo eccezionale. C'è grande amicizia e comunità di intenti. Per questo dedico il successo a Galabinov, Lignani, Prutsch e a quanti erano in tribuna. Sono ragazzi che si allenano tutti i giorni con grande impegno e professionalità. Meritano un riconoscimento in questa bella giornata». E' stremato Alessandro Lambrughi: «Quel pallone non voleva saperne di entrare. Il gol di Federico è stato una liberazione. Avevamo creato tante occasioni da gol, ma il risultato non si schiodava». Tre vittorie consecutive. Mai prima d'ora il Livorno aveva fatto registrare una simile continuità di rendimento. Lambrughi spiega questa inversione di tendenza: «Abbiamo sempre lavorato duramente. Ci siamo impegnati al massimo anche quando le cose non andavano bene e alla fine stiamo raccogliendo i frutti di quanto seminato. Adesso andiamo a giocarci l'ingresso nei playoff nello scontro diretto di Padova. Un mese fa eravamo lontanissimi. Ora siamo lì, impegnati nella volata finale. Dobbiamo subito pensare a quella partita e dimenticarci del successo con il Piacenza. Nel calcio funziona così».
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