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Livorno, impresa possibile

Fabrizio Pucci
<b>EX.</b> Martin Miglionico arriv&ograve; in Italia nel 2003 acquistato dal Piacenza
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EX. Martin Miglionico arrivò in Italia nel 2003 acquistato dal Piacenza

Boccafogli tra ricordi e presente: «Quando vinci ti accendi»

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 LIVORNO. Centrare i playoff alla fine di una lunga rincorsa bruciando le dirette concorrenti proprio nelle ultime giornate. E' l'impresa che vuole compiere il Livorno nelle prossime settimane. E' l'impresa che riuscì agli amaranto sedici anni fa. Stagione di C2 1994/95.  A inizio aprile dopo la sconfitta con il Castel di Sangro (allenato da Jaconi) la squadra è più vicina ai playout che ai playoff. Il presidente Achilli esonera Burgnich e richiama Giorgio Campagna, a sua volta allontanato in autunno. E da quel momento il Livorno non sbaglia più un colpo.  Il portiere di quella squadra era Fabrizio Boccafogli che oggi apre per noi lo scrigno dei ricordi: «Dopo il secondo cambio di allenatore ci compattammo. Ci fu la scossa. Prendemmo coscienza di ciò che dovevamo fare. Cominciò un minicampionato di sette partite. Ci furono cinque successi e due pareggi di cui uno subìto a Cecina al 90' e l'ultimo con la Vis Pesaro in casa a playoff acquisiti».  Che cosa scattò? Può bastare una singola vittoria a cambiare il mondo? Il successo con l'Atalanta, per esempio sembra aver rivitalizzato il Livorno di Novellino... «Certo. E' come accendere un interruttore. Cominci a giocare con un altro piglio. Con un atteggiamento diverso. La nostra fu una grande cavalcata. Spero possa farla anche il Livorno di oggi».  Oggi come allora il Livorno prima del ciclo di ferro aveva in programma due scontri diretti in trasferta. Voi andaste a vincere a Rimini e a Teramo. Oggi sono arrivati tre punti a Pescara in attesa della partita di Padova..  «In effetti ci sono delle forti analogie. Ricordo ancora la vittoria di Teramo. A metà gara eravamo sotto. Poi nella ripresa segnarono Scalzo e Bagnoli. Quel giorno giocai molto bene compiendo un paio di interventi decisivi. A parte questo. Gli scontri diretti sono facili da preparare. Ti viene tutto facile, per cui scendi in campo sereno e trasformi la tranquillità in lucido furore agonistico».  Però voi avevate i tifosi dalla vostra parte... «Sì. E spero che sabato la gente di Livorno senta il richiamo della foresta. Ai nostri tempi non eravamo mai soli. Anche a Teramo c'erano i nostri. Pochi, ma buoni. Oggi c'è contestazione. Ne conosciamo anche bene i motivi, ma credo che d'ora in poi sia più opportuno sostenere questa squadra anche perché le partite in casa in questa fase sono quelle più difficili».  Quindi temi più il Piacenza del Padova? «Certamente. Noi in casa avevamo due partite trabocchetto: con Ponsacco e Cittadella. Le vincemmo facilmente e vi assicuro che equivalsero a un carico di entusiasmo. Sabato pomeriggio conta solo vincere. Magari giocando male e anche con un pizzico di fortuna, ma dobbiamo portare a casa i tre punti in ogni modo. E la gente di Livorno deve fare la sua parte».  Poi però quella squadra di sedici anni fa fece flop nel doppio confronto ai playoff con il Castel di Sangro, quando il più sembrava fatto...  «E' vero. Noi accusammo la fatica della grande rimonta. Però a parziale giustificazione tengo a dire che quell'anno dalla fine della stagione regolare a gara-uno di playoff passarono ben tre settimane. E quella lunga attesa finì per prosciugare le nostre energie nervose ancora prima di quelle fisiche. Ricordo un'attesa spasmodica in città. E noi ci logoravamo. Finì male. Ma stavolta se il Livorno entra nei playoff gioca subito dopo la fine del campionato e può sparare tutte le sue cartucce. Sono decisamente fiducioso».

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di Redazione web