Gioco
Poche tappe da sprint e salite a ripetizione: è un Giro d'altri tempi
Valentino Beccari
Appena cinque i traguardi adatti ai velocisti Nel finale una sequenza infinita di arrivi in quota
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Per fortuna che Garibaldi per la Spedizione dei Mille si limitò a navigare per il Tirreno salpando da Quarto e attraccando a Marsala: percorso pianeggiante, un po' di vento contrario, niente asperità. Insomma, se per annettere all'Italia il Regno delle due Sicilie avesse dovuto affrontare il percorso dell'edizione del 2011 del Giro d'Italia avrebbe incontrato difficoltà maggiori.
SERVE FANTASIA. Già, perché l'edizione numero 94 non si fa mancare niente: una crono a squadre, una cronoscalata, una cronometro individuale, quattro tappe di media montagna, sette di alta montagna, qualche frazione per velocisti e persino una tappa su strade bianche. Insomma, un Giro duro adatto a un passista che va forte in salita come a uno scalatore che va forte contro il tempo. Un corridore completo quindi che sa spingere rapporti impossibili ma anche danzare con agilità sui pedali, un muscolare che fa a botte con l'asfalto ma anche un funambolo capace di accendere la fantasia con numeri d'alta scuola.
SALITE A GOGÒ. La mano destra di Angelo Zomegnan, il direttore della corsa rosa, ha tracciato un percorso sinistro e una matita cinica non ha esitato a toccare il cielo portando i corridori su e giù (ma soprattutto su) per l'Italia. È chiaramente il Giro dell'Unità d'Italia e per questo si concede solo una gita fuori porta (a Grossglöckner in Austria, 13ª tappa) e soprattutto tocca quasi tutte le regioni abbracciando idealmente la Penisola. Un Giro che è un libro di storia e anche il "Garibaldi" della corsa (inteso come la tradizionale guida illustrata distribuita agli addetti ai lavori) è un dizionario risorgimentale. La partenza non poteva che avvenire da Torino, la prima capitale d'Italia nella suggestiva cornice del complesso museale della Venaria reale. L'omaggio ai Savoia non sarà però un prologo leggermente frizzante ma una crono a squadre di quasi 20 chilometri. Il Giro dell'Unità d'Italia terminerà a Milano dopo 21 tappe e ben 3.496 chilometri a soli quattro chilometri dal limite massimo fissato dall'Uci (3.500 km).
VELOCISTI PENALIZZATI. Il Giro risorgimentale sarà una battaglia di tre settimane con i corridori che dovranno improvvisarsi carbonari e tendere imboscate a ogni curva. Ne faranno le spese i velocisti visto che il «53 x 11» da volata potrà essere inserito solo in quattro tappe: la Alba-Parma, la Sapri-Tropea, la Termoli-Teramo e la Castelfidardo-Ravenna. Insomma, poche rotaie per i treni che accompagnano gli sprinter verso il traguardo. Ne guadagnerà lo spettacolo che ovviamente si accende quando il cuore dei corridori batte più forte, il respiro si fa affannato, il sudore bagna la strada, insomma quando entra in scena la salita. La materia prima non manca con i tradizionali appuntamenti dolomitici ma anche con quelle tappe di mezza montagna che affondano il coltello quando meno te lo aspetti. Appartiene alle frazioni "assassine" la quinta tappa, da Piombino a Orvieto con un menù di granpremi della montagna da "Gambero Rosso", una concessione poetica con un tratto in sterrato e l'arrivo in salita nel centro storico di Orvieto. Sono numerose le tappe "travestite" e non dichiaratamente di montagna e sette quelle che manifestano nella tabella altimetrica percorsi che non rientrano negli armamenti convenzionali. Si va in apnea venerdì 13 maggio nella 7ª tappa da Maddaloni a Montevergine con quell'erta terribile che porta al santuario ma anche l'ascesa dell'Etna promette fuoco e fiamme con il vulcano che potrebbe anche decidere di svegliarsi al passaggio dei girini. Ma è sulle Alpi che la montagna diventa la madre della corsa. Per espatriare in Austria in occasione della Spilimbergo-Grossglöckner più che del permesso di soggiorno è necessario il nullaosta del medico ma anche la Lienz-Zoncolan è solo per gente che gode di straordinarie condizioni di salute con l'ascesa finale di nove chilometri con una pendenza media del nove percento.
Ma è la Conegliano-Gardeccia che riporta il Giro al ciclismo d'altri tempi con l'ascesa di passi che hanno fatto la storia delle due ruote come Piancavallo, il Giau e il Fedaia.
STRADE INSIDIOSE. Le immagini in bianco e nero scorrono anche per la Verbania-Sestriere di sabato 21 maggio che decreterà il vincitore del Giro con l'ascesa al colle delle Finestre, uno sterrato intriso della memoria di Coppi e Bartali ma anche di quella più recente, visto che è proprio su questo manto bianco che Savoldelli ha costruito la sua vittoria al Giro del 2005 in uno dei finali più spettacolari della storia del Giro. E che storia, la storia d'Italia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
SERVE FANTASIA. Già, perché l'edizione numero 94 non si fa mancare niente: una crono a squadre, una cronoscalata, una cronometro individuale, quattro tappe di media montagna, sette di alta montagna, qualche frazione per velocisti e persino una tappa su strade bianche. Insomma, un Giro duro adatto a un passista che va forte in salita come a uno scalatore che va forte contro il tempo. Un corridore completo quindi che sa spingere rapporti impossibili ma anche danzare con agilità sui pedali, un muscolare che fa a botte con l'asfalto ma anche un funambolo capace di accendere la fantasia con numeri d'alta scuola.
SALITE A GOGÒ. La mano destra di Angelo Zomegnan, il direttore della corsa rosa, ha tracciato un percorso sinistro e una matita cinica non ha esitato a toccare il cielo portando i corridori su e giù (ma soprattutto su) per l'Italia. È chiaramente il Giro dell'Unità d'Italia e per questo si concede solo una gita fuori porta (a Grossglöckner in Austria, 13ª tappa) e soprattutto tocca quasi tutte le regioni abbracciando idealmente la Penisola. Un Giro che è un libro di storia e anche il "Garibaldi" della corsa (inteso come la tradizionale guida illustrata distribuita agli addetti ai lavori) è un dizionario risorgimentale. La partenza non poteva che avvenire da Torino, la prima capitale d'Italia nella suggestiva cornice del complesso museale della Venaria reale. L'omaggio ai Savoia non sarà però un prologo leggermente frizzante ma una crono a squadre di quasi 20 chilometri. Il Giro dell'Unità d'Italia terminerà a Milano dopo 21 tappe e ben 3.496 chilometri a soli quattro chilometri dal limite massimo fissato dall'Uci (3.500 km).
VELOCISTI PENALIZZATI. Il Giro risorgimentale sarà una battaglia di tre settimane con i corridori che dovranno improvvisarsi carbonari e tendere imboscate a ogni curva. Ne faranno le spese i velocisti visto che il «53 x 11» da volata potrà essere inserito solo in quattro tappe: la Alba-Parma, la Sapri-Tropea, la Termoli-Teramo e la Castelfidardo-Ravenna. Insomma, poche rotaie per i treni che accompagnano gli sprinter verso il traguardo. Ne guadagnerà lo spettacolo che ovviamente si accende quando il cuore dei corridori batte più forte, il respiro si fa affannato, il sudore bagna la strada, insomma quando entra in scena la salita. La materia prima non manca con i tradizionali appuntamenti dolomitici ma anche con quelle tappe di mezza montagna che affondano il coltello quando meno te lo aspetti. Appartiene alle frazioni "assassine" la quinta tappa, da Piombino a Orvieto con un menù di granpremi della montagna da "Gambero Rosso", una concessione poetica con un tratto in sterrato e l'arrivo in salita nel centro storico di Orvieto. Sono numerose le tappe "travestite" e non dichiaratamente di montagna e sette quelle che manifestano nella tabella altimetrica percorsi che non rientrano negli armamenti convenzionali. Si va in apnea venerdì 13 maggio nella 7ª tappa da Maddaloni a Montevergine con quell'erta terribile che porta al santuario ma anche l'ascesa dell'Etna promette fuoco e fiamme con il vulcano che potrebbe anche decidere di svegliarsi al passaggio dei girini. Ma è sulle Alpi che la montagna diventa la madre della corsa. Per espatriare in Austria in occasione della Spilimbergo-Grossglöckner più che del permesso di soggiorno è necessario il nullaosta del medico ma anche la Lienz-Zoncolan è solo per gente che gode di straordinarie condizioni di salute con l'ascesa finale di nove chilometri con una pendenza media del nove percento.
Ma è la Conegliano-Gardeccia che riporta il Giro al ciclismo d'altri tempi con l'ascesa di passi che hanno fatto la storia delle due ruote come Piancavallo, il Giau e il Fedaia.
STRADE INSIDIOSE. Le immagini in bianco e nero scorrono anche per la Verbania-Sestriere di sabato 21 maggio che decreterà il vincitore del Giro con l'ascesa al colle delle Finestre, uno sterrato intriso della memoria di Coppi e Bartali ma anche di quella più recente, visto che è proprio su questo manto bianco che Savoldelli ha costruito la sua vittoria al Giro del 2005 in uno dei finali più spettacolari della storia del Giro. E che storia, la storia d'Italia.
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