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Livorno

Livorno è una piccola Sanremo, poi si riparte da Piombino

Antonio Frigo
Livorno è una piccola Sanremo, poi si riparte da Piombino

Si parte con il sospetto in casa (Contador attende il giudizio del Tas), e non è bello. Si parte anche con una guerra all'interno del Coni (il presidente Petrucci vorrebbe una successione clonata, il numero uno Renato Di Rocco della Federciclismo vuole prenderne il posto) che rafforza il concetto che il ciclismo sembri l'unico sport dopato. Il Giro del 150 anniversario dell'Unità d'Italia parte quindi mezzo zoppo ma con tanto entusiasmo.

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Si parte con il sospetto in casa (Contador attende il giudizio del Tas), e non è bello. Si parte anche con una guerra all'interno del Coni (il presidente Petrucci vorrebbe una successione clonata, il numero uno Renato Di Rocco della Federciclismo vuole prenderne il posto) che rafforza il concetto che il ciclismo sembri l'unico sport dopato. Il Giro del 150 anniversario dell'Unità d'Italia parte quindi mezzo zoppo ma con tanto entusiasmo.

Ma finché ci sarà gente lungo le strade per veder passare i corridori, ci sarà speranza di un ciclismo e di dirigenti sportivi migliori. Puzza di zolfo ma è bellissimo questo Giro che sabato prende il via da Torino e che si concluderà a Milano domenica 29. Il percorso scelto da Angelo Zomegnan (cui non perdoniamo la presenza di Alberto Contador sub judice) è un massacro e di gran lunga migliore di quello del Tour. Cronometro breve in partenza, sette tappe per velocisti, una bella tappa a Livorno (il Giro torna dopo 30 anni), una spruzzata di sterrato "strade bianche" da Piombino a Orvieto, Etna (non Montevergine) come prima salita selettiva, è innocuo fin quasi alla fine. Ma al momento giusto saranno gli scalatori di fondo - non gli scattisti - a scalzarsi di dosso le figure di secondo piano o i ciclisti "da gara d'un giorno".

Alla tredicesima c'è il Grossglockner, seguito dalla tappa dello Zoncolan (occhio al Crostis sterrato che lo precede), da quella di Gardeccia e dei quattro colli (ahia il Fedaia). Se qualcuno salva le ossa e riesce a riposare un po' nel giorno di sosta, farà i conti con la cronoscalata del Nevegal e, nel finale di Giro, con gli arrivi in salita di Macugnaga (il Panta vi sferrò l'ultimo attacco) e Sestriere (altro sterrato al Col delle Finestre). Andando a ritroso, anni fa avremmo speso i nomi di Gilberto Simoni, Franco Chioccioli e Gianni Bugno. Adesso spenderemmo quello di Ivan Basso, vincitore lo scorso anno, non fosse che il varesino ha deciso di andare a sciacquare i panni nella Senna, ovvero di tornare al Tour. Al Tour andrà anche Andy Schleck, visto che Contador, per ora, lì non ce lo vogliono. Indiziati di vittoria italiani, dunque: Vincenzino Nibali e Michele Scarponi. Poi, siccome quel che è avariato per il Tour è buono per il Giro, anche il sospettato Contador. Alla prova del nove pure l'austriaco Roman Kreuziger, che lo scorso anno era atteso, invano, in Francia. E Denis Menchov, che un Giro l'ha già vinto e sul quale le voci di doping si sono presto fermate. Outsider? Il pentito penitente Danilo Di Luca, per esempio. Anche se lui dice che farà il gregario di Joaquim Rodriguez.
Chiusura con un pensiero rivolto già all'edizione del prossimo anno: partenza con tre tappe in Danimarca solo perché i danesi tireranno fuori molti soldi. La legge del mercato.

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di Redazione web