Gioco
E quello stadio surreale apre tutti gli scenari
◗
PRESIDENTE. Aldo Spinelli Spinelli a un bivio. I giocatori ammettono: «Situazione pesante»
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Per una volta gli amaranto sono andati in controtendenza rispetto al meteo. Venerdì i tifosi sono arrivati allo stadio accompagnati il sole, ma anche con qualche timore nel cuore, e se ne sono andati felici per il successo (che all'Ardenza mancava da due mesi e mezzo) e incuranti della pioggia che in altri tempi avrebbe fotografato bene il loro stato d'animo. Tuttavia l'acqua non ha lavato l'amarezza della contestazione. Insomma. Il presidente se n'è andato via con il broncio e, nonostante il successo, un gruppetto di tifosi ha contestato la squadra all'uscita. Clima surreale. La spaccatura è evidente. La curva è contro Aldo Spinelli. Per la seconda volta consecutiva è stato affisso lo striscione che invita il patron a farsi da parte. Il resto dello stadio si è dissociato. Nel mezzo c'è la squadra. Pure lei non esattamente amata dalla 'nord' e invece sostenuta dagli altri settori. Ieri il presidente ha trascorso un sabato di riflessione. Tante partite in tv e telefono staccato. Venerdì sera ha lasciato lo stadio con un sentimento indecifrabile: un mix di gioia per la vittoria, di amarezza per i fischi, di orgoglio per la bella prestazione di uno dei suoi giocatori più amati (Danilevicius) che ha difeso a spada tratta e quasi con la commozione nella voce: «Offendano me, non lui. Non un ragazzo perbene come Tomas. E' la riprova che in B ci vuole gente che si sacrifica. I fuoriclasse non servono». Poi la presa di posizione: «Mi contestano? Hanno ragione. Dopo dodici anni sono stanco, posso andare via». Il possibile scenario. Siamo di nuovo al dilemma: Spinelli lascia o raddoppia? Difficile a dirsi. Certo la contestazione ha lasciato il segno. Se il presidente decide di lasciare (perché inviso a una parte di tifoseria), in primis, ci sono da trovare possibili acquirenti. E al momento dietro la porta non c'è la fila. Se Spinelli resta (per convinzione o per mancanza di interlocutori) c'è da ricucire lo strappo con quei tifosi che manifestano il loro dissenso, ma anche con quella massa silenziosa che ha abbandonato lo stadio perché il sacro fuoco della passione si è affievolito. Sarà possibile? Anche questo è un rebus di difficile soluzione. C'è il serio rischio che il programma triennale di Spinelli non basti per riportare entusiasmo. La situazione è complicata. I giocatori. Il gruppo, chiaramente, risente del clima. Dopo la vittoria con l'Atalanta ne hanno parlato Iori, Schiattarella e Dionisi. Il regista di Gavirate è stato chiaro: «Dedichiamo questo successo a noi stessi. Per una volta i tifosi vengono in secondo piano, perché dovevamo dimostrare a noi di essere forti». Schiatta, quasi sottovoce ha ammesso che «è dura giocare con una parte di tifosi pronta a fischiare al primo errore». Più grintoso il bomber di Rieti: «I fischi possono anche motivare. Ma sono contento degli applausi che abbiamo ricevuto alla fine». Già. E' bastato un tempo (il primo) per sentire aumentare i decibel all'Ardenza. E il frastuono è raddoppiato a fine partita. Qui c'è il fuoco sotto la cenere. Non va dimenticato. Mai. (F.P.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
