Gioco
Quindici stagioni sul ring e un fiume di ricordi
Pietro Ziino, 71 anni, storia di pugni e cuore
Mario Orsini
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STORIA. Nella foto grande Pietro Ziino (a sinistra), durante uno dei suoi match, nelle foto piccole lindimenticato Franco Brondi e a fianco il sempre attivo Romano Mazzoni 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Un posticino di riguardo, tra i pugili livornesi degli anni cinquanta e sessanta, penso di meritarmelo anch'io...». Il perché è facile capirlo. Pietro Ziino, 71 anni, in quindici anni di onorata carriera, tra le allora dodici corde (adesso 16), ha scritto pagine importanti in questo sport. La sua boxe era brillante spettacolare e qualche volta devastante. Più volte campione italiano nei leggeri ha combattuto, facendo la sua bella figura, anche con pugili di spessore mondiale come lo spagnolo Pedro Carrasco, il francese Maurice Tavant, il sardo Antonio Puddu. E tra i dilettanti, alle soglie delle olimpiadi romane è stato P.O.. Da quando è andato in pensione vive, con la moglie Fedora, in una bella casa che guarda il mare da lontano, in uno squarcio della boscaglia, a qualche centinaio di metri dal bivio di Colognole sulla strada da Collinaia al Gabbro. Il fisico è ancora asciutto, il volto sereno. «Ho iniziato quasi per caso anche per emergere economicamente. A portarmi in palestra, al Cral Stanic, di via Ippolito Nievo, quando avevo 14 anni fu un pugile, un certo Learco Lucarelli. In casa mia non navigavamo nell'oro. A sedici anni, nei Novizi, ho vinto il titolo toscano e sono rimasto sempre imbattuto. Allenatore era Aldo Giovannelli, dirigente tecnico della Stanic, maestro eccezionale e un babbo per tutti. Io e molti miei compagni di palestra, grazie a lui, fummo assunti alla raffineria di Stagno». A diciotto anni Ziino inizia la trafila tra i dilettanti. ma a frenare la sua carriera fu il servizio militare in Marina. «Due anni, invece, dei diciotto mesi dell'Esercito...». Poi recuperà il tempo perso. Il primo alloro tricolore, strappato ad Aldo Pravisani, è targato 11 giugno 1966. La prima difesa vincente, contro il mitico Giordano Campari, il mese dopo a Pavia. A portargli via la corona fu, invece, Enrico Barlatti, il giorno di S. Stefano a Ravenna. «Ad impedirmi di riprendermela, contro Bruno Melissano a Pesaro due anni dopo, fu un verdetto scandaloso di parità che fece epoca. Ci rimasi così male che quasi mi passò la voglia di combattere». Poi altre battaglie e alcune delusioni come quella con Italo Biscotti, sconfitta imprevedibile. Dopo aver appeso i guantoni al chiodo Ziino ha lavorato alle dipendenze del comune di Livorno come custode al Campo Mastacchi e nella sede della circoscrizione dietro il comune. «Da quarant'anni sono sposato con Fedora e abbiamo un figlio, istruttore sub, nel soccorso alpino, speleologo ed ha girato mezzo mondo. Ultimamente è stato anche sull'Himalaya». Un grande amico di Pietro è stato Franco Brondi («grande pugile e uomo stupendo»), un altro attualmente è Romano Mazzoni altro uomo di ring, appassionato nonché ex presidente della «Box Mazzoni» che valorizzava le nuove leve del ring. «Io e Romano ci teniamo in forma, tra piscina e palestra...». Eppoi c'è il ritrovo annuale di ex pugili che vede come regista Mazzoni: «Una iniziativa che serve per mantenere amicizie e parlare del passato ma anche del movimento attuale», spiega Ziino. Che aggiunge: «Alle riunioni pugilistiche vado anche per nostalgia, perché mi rivedo in questi ragazzi. Ma alcuni sono spavaldi e non mi piacciono. La boxe è uno stile di vita, ti abitua a lottare e soffrire».
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