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Livorno

La pace di Novellino «Basta farci guerre, io credo ai playoff»

Alessandro Bernini
La pace di Novellino «Basta farci guerre, io credo ai playoff»

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 LIVORNO. La sconfitta, le polemiche, i veleni. Walter Novellino è tornato ieri in città dopo una domenica passata a rimuginare su un ko doloroso da morire. «Non meritavamo di perdere, più ripenso a quello che è successo in campo e più sento che il mio Livorno è stato depredato di qualcosa che meritava».  Quell'offesa. Ma per Novellino è stato un weekend amaro anche per la contestazione subita a fine partita. «Mi dispiace che si sia creato questo clima. Credo che qualche tifoso abbia preso di mira il sottoscritto per la frase, sbagliata, che pronunciai dopo la partita col Grosseto. C'è però un retroscena che non volevo raccontare perché mi sembrava molto intimo, che però adesso credo sia giusto sapere. A fine partita e dunqe poco dopo il pareggio del Grosseto, mentre uscivo, dalle tribune qualcuno mi ha gridato "Novellino figlio di p...". Per me è stata una pugnalata. Mia madre è morta tre mesi fa e la rabbia mi ha accecato».  Prendiamo atto. L'importante è che adesso anche Novellino sappia miscelare carica nello spogliatoio, con umiltà fuori. In generale l'arroganza è sinonimo di debolezza. E vogliamo pensare e sperare che nessuna delle due appartenga a Novellino.  Le scelte. Probabile, se non certo, che quella frase del tecnico post-Grosseto abbia lasciato scorie radioattive nei tifosi. Ma nel mirino sono finite anche alcune scelte tecniche di sabato scorso. «È giusto che ognuno la pensi a modo suo, e può anche essere che abbia sbagliato. Però è anche giusto che si sappia che Belingheri e Dionisi non stavano bene, entrambi avevano dei problemi fisici e non erano in grado di giocare tutta la partita».  Mano tesa. Novellino si rivolge ai tifosi del Livorno. «Mancano otto partite alla fine della stagione, mi rivolgo ai tifosi e a tutti quelli che vogliono bene al Livorno: mi piacerebbe che in questo breve periodo riuscissimo tutti a remare nella solita direzione. Ognuno con i suoi punti di vista, ognuno con le sue idee, ma per il bene del Livorno. È inutile farci la guerra».  E smentisce di aver mai pensato di dare le dimissioni: «Assolutamente. Sono venuto a Livorno convinto di poter far bene e non mi arrendo. Sono sicuro che abbiamo delle buone possibilità di andare ai playoff e voglio giocarmele sino in fondo. A partire da Trieste».  Problemi tattici. Al di là della buona volontà, restano anche dei limiti tecnici. Perché Bernardini speriamo possa diventare un giocatore di serie A, ma è un centrale e sulla fascia destra non è a suo agio.  Con Surraco fuori fino al termine della stagione, viene poi a mancare il miglior giocatore del Livorno. L'unico che sapeva saltare l'uomo, creare superiorità, inventare. Magari saprà farlo anche D'Alessandro ma deve ancora dimostrarlo.  E poi c'è il solito problema della prima punta. Prima c'era Volpato ad andare in tribuna, adesso c'è Galabinov. Alla resa dei conti, la prima punta non c'era prima e non c'è adesso.  

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di Redazione web