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Livorno

Spinelli sorprende tutti: resta Pillon

Alessandro Bernini
<b>FIDUCIA.</b> Aldo Spinelli e Bepi Pillon: il feeling tra i due resiste nonostante il punto raccolto dal Livorno nelle ultime 4 partite
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FIDUCIA. Aldo Spinelli e Bepi Pillon: il feeling tra i due resiste nonostante il punto raccolto dal Livorno nelle ultime 4 partite

Incontro nella notte a Genova. «Ma voglio il terzo o quarto posto»

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 LIVORNO. La notizia è la più clamorosa: l'allenatore del Livorno è Bepi Pillon. Forse nella storia calcistica di Aldo Spinelli non era mai successo che un tecnico chiamato a lottare per il vertice, conservasse la sua panchina dopo aver conquistato 1 punto nella ultime 4 partite. Novellino e Cagni per il momento sono accantonati. Avanti con l'uomo di Preganziol, sperando che la svolta arrivi già lunedì prossimo nel posticipo col Vicenza.  Faccia a faccia. La decisione è stata presa nella notte tra sabato e domenica. Spinelli ha convocato a Genova, nella sua villa, Pillon e Signorelli. Appuntamento intorno alle 23.  Il veleno del presidente si è lentamente tramutato in paterni consigli, e alla fine è arrivata la benedizione. «Lei vada avanti, ma cerchi di far rendere bene questa squadra perché io i playoff non voglio perderli». Un cenno di assenso del tecnico, una stretta di mano, il saluto.  Molto ha contribuito anche la faccia buona di Bepi Pillon, uno che non cerca mai lo scontro, sia che abbia di fronte il presidente che l'ultimo dei dipendenti. Uno che parla ma sa ascoltare.  Motivazioni. «La sconfitta di Siena - ha commentato ieri Spinelli - non è certo arrivata per colpa di Pillon. Ho rivisto gli episodi, ci è girato tutto malissimo. La traversa di Tavano, quell'espulsione assurda di Perticone, il primo gol di loro arrivato con il pallone che rimbalza sul sedere di Calaiò. In 11 contro 11 il Siena non aveva mai dato la sensazione di poterci battere».  E quindi.... «quindi andiamo avanti con Pillon, lui deve portare avanti il suo programma stabilito a inizio stagione. Abbiamo perso tanti di quei punti da mangiarsi mani e braccia, eppure siamo ancora dentro i playoff. Io voglio che la squadra arrivi terza o al massimo quarta, abbiamo la rosa e i mezzi tecnici per farlo. L'ho detto anche a Pillon».  Novellino e Cagni. C'era già un candidato pronto per la panchina: Walter Novellino. E in alternativa Gigi Cagni. Queste erano le eventuali prime due scelte.  Ma Spinelli ha valutato molti aspetti e alla fine (supportato in questa scelta anche dal ds Signorelli) ha deciso di non cambiare. Gli ultimi anni in effetti i cambi in panchina sono sempre stati un mezzo disastro (anche, lasciatecelo dire, per la pochezza dei sostituti...): via Donadoni e dentro Mazzone, via Arrigoni e dentro Orsi sono solo alcuni esempi.  Da qui a dire che la panchina di Pillon è sicura fino a maggio ce ne corre. Ma questo, come si dice, fa parte delle regole del calcio.  Gli errori di Pillon. Se c'è qualcosa che si può imputare a Pillon, è il suo essere "bulgaro" nel proporre sempre e comunque il 4-4-2 classico. Solo un paio di volte in situazioni disperate ha cambiato. Troppo poco.  Eppure qualche soluzione alternativa c'è in questa rosa. Un esempio? Il centrocampo a rombo, con Barusso basso davanti alla difesa, Iori e Luci in mezzo, Surraco dietro alle punte: un sistema che darebbe più protezione alla difesa (in difficoltà) e farebbe sprecare meno energie a Surraco. Vero, ci sarebbe meno gioco sulle fasce, ma tanto i cross sono inutili perché manca la prima punta e quindi...  Anche Perticone esterno destro può andar bene ma non sempre: Romano è un generoso e si fa 40 volte il campo avanti e indietro, però poi va in debito d'ossigeno. Ad Ancona ad esempio Schiattarella ha giocato anche basso nel 4-4-2, potrebbe essere un'idea. Tantopiù ora che pure sull'altra fascia c'è un Lambrughi che ha bisogno di riposo. E poi: esiste un modo di non distruggere Dionisi in quel lavoro massacrante di pressing, sponda e collegamento tra centrocampo e attacco?  Progetto e mercato. Aldo Spinelli guarda avanti. «Abbiamo una squadra con tanti giovani, il Livorno ha un futuro garantito. Pillon aveva dato un buon gioco alla squadra, dobbiamo solo tornare sui ritmi di un mese fa. L'importante, e questo l'ho detto chiaramente anche all'allenatore, è che giochi chi sta bene. L'allenatore mi ha chiesto di avere una rosa più ristretta, mi ha espresso le sue difficoltà nel lavorare con 30 giocatori. Domani (oggi, ndr) vado a Milano per vedere cosa possiamo fare».  Vendere sì, ma magari anche comprare un paio di pezzi. Buoni. Per dare un senso importante a questa stagione. «Vedrete che questo ragazzo bulgaro, Galabinov, stupirà tutti. So per certo che lo volevano anche 2-3 società di serie A, tra cui il Palermo. È giovane, ha voglia di spaccare il mondo, è un altro tassello del Livorno che guarda al futuro. Poi a Milano vedremo se si può fare anche altro. Sono il primo a voler mettere Pillon nelle condizioni di lavorare bene».  

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