Il Tirreno

Livorno

Perticone si scusa: colpa mia

re.mar.
<b>IMBAVAGLIATI. </b>Dionisi e Prutsch
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IMBAVAGLIATI. Dionisi e Prutsch

«Ho lasciato i miei compagni in difficoltà»

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 SIENA. Romano Perticone è uno di quelli che anche nei momenti peggiori del Livorno ci ha messo sempre la faccia, e anche stavolta si conferma una persona con gli attributi. Gli altri giocatori restano in silenzio stampa perché lui gioca d'anticipo e nello spogliatoio dice ai compagni: «Ragazzi, scusate, è colpa mia. Vado a scusarmi pubblicamente». Un bel gesto.  Il prodotto della scuola Milan arriva in zona mista e detta subito i suoi pensieri: «Sono venuto a parlare solo per dire che sono molto dispiaciuto per quanto è accaduto. L'espulsione l'ho vissuta come un'ingiustizia, ma siccome il cartellino rosso l'ho preso io volevo chiedere scusa soprattutto ai miei compagni. Nel primo tempo abbiamo giocato senza timori, con grande autorità, nel secondo invece ho lasciato gli altri a vivere qualcosa di terribile. Con quelli del Siena a fare i fenomeni in undici contro dieci, anche sul 4-0. A quei signori vorrei dire che all'andata hanno pareggiato negli ultimi minuti in modo parecchio casuale e qui finché c'era la parità numerica la partita l'ha fatta il Livorno...».  Quattro gol sul groppone, il presidente arrabbiato che lascia il "Franchi" già sul 2-0. Questo risultato complica ulteriormente la vita di Bepi Pillon. «Il mister gode della stima e del rispetto di tutti. E' una persona che in questi mesi si è sempre fatta apprezzare per dedizione, serietà, umiltà, capacità di lavoro. Purtroppo è un periodo in cui gli episodi ci girano tutti contro: nel primo tempo abbiamo dimostrato il valore e la serietà del nostro gruppo e cosa siamo capaci di fare. Quella maledetta doppia ammonizione ha buttato tutto all'aria...».  Veniamo al dunque. 34': ammonizione per proteste dopo un fallo di Luci, undici minuti dopo il secondo giallo per un'entrata sulla caviglia di Sestu. «E' un'ingiustizia - ribatte Perticone - nel primo caso io non c'entravo e non ho detto assolutamente niente, perché stavo andando in barriera con gli altri. Poi al 45' l'arbitro mi ha sbattuto fuori e i miei compagni sono andati in difficoltà. Sono veramente dispiaciuto, scusatemi».  Anche Emanuele Calaiò, autore di una doppietta, cammina sullo stesso sentiero. «Ho rubato il 3-0 a Reginaldo, che aveva fatto una splendida azione personale, presentandosi solo davanti al portiere. La palla si è spostata, forse per un rimpallo sul difensore, io me la sono trovata sul sinistro e l'ho messa dentro. Faccio l'attaccante e un attaccante quando vede l'occasione di tirare lo fa sempre, specialmente a pochi metri dalla porta. Ma con Reginaldo mi sono già chiarito nello spogliatoio, gli ho chiesto scusa. Io in fuorigioco?  Se l'ha toccata Lambrughi no, io non saprei. Ho agito d'istinto».

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di Redazione web