Il Tirreno

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Livorno, una notte per svoltare

Renzo Marmugi
Livorno, una notte per svoltare

Contro il Padova l'imperativo è reagire sul campo e non con le parole

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 LIVORNO. Ultima chiamata. L'aereo dei playoff sta per decollare, il Livorno non può perdere altro tempo al check-in. Bisogna correre al cancello d'imbarco, il portellone ormai è sul punto di chiudersi. La sfida di stasera contro il Padova, recupero del match della ventesima giornata rinviato tra mille polemiche il 18 dicembre 2010, arriva in un momento particolare, è passato un mese ma sembra un'eternità.  Allora gli amaranto venivano da una striscia di dieci punti in quattro partite, mentre fra i veneti c'era il bomber Succi che spaccava le porte. Anche se il Padova in versione esterna era un criceto rispetto al leone delle partite in casa.  Invertire la rotta. E' arrivato il 2011, dopo una sosta di quasi un mese il Livorno si è ritrovato subito sbancando Frosinone, poi improvvisamente ha smarrito identità e certezze contro due squadre di fascia bassa. Tanto per non cambiare le sue cattive abitudini. Grande con le grandi (unica eccezione Novara), deconcentrato contro le medio-piccole, che davanti alla banda di Pillon hanno banchettato meglio che a un pranzo di nozze. 6 punti regalati al Sassuolo, 3 a Triestina, Crotone e AlbinoLeffe, 1 al Portogruaro. L'ultimo caso, il più clamoroso, venerdì scorso nell'anticipo contro i "padani" di Mondonico. E dopo essere andati subito in vantaggio, il copione ideale per coprirsi e infilzare in contropiede la peggiore difesa di tutta la serie B (38 reti subìte in 23 giornate). Invece niente, una probabile partita in discesa è diventata un incubo riuscito. La paperissima di De Lucia ha sfornato l'1-1, la palla persa da Barusso a centrocampo è diventata un'autostrada dove Grossi, anche senza il telepass, ha potuto infilarsi, fare cinquanta metri palla al piede senza opposizione e bucare sul primo palo il portiere amaranto. C'erano più di 45 minuti per rimediare, ma il Livorno non è riuscito neanche a raggiungere il pareggio. Tante mischie, un mare di volontà, la giusta dose di sfortuna e il risultato del cocktail non è più cambiato.  La voce del padrone. Il presidente Spinelli aveva chiesto sei punti nella doppietta interna AlbinoLeffe-Padova, normale che dopo lo zero del primo round consideri la partita di stasera come una finale, un esame senza domani. Il ruolino dei biancoscudati in trasferta è misero: 5 sconfitte e 5 pareggi. Con 27 punti intascati all'Euganeo e appena 5 in trasferta (Crotone, Triestina, Piacenza, Portogruaro e, nel girone di ritorno, Novara). Il grave infortunio al gioiello Succi (rottura del tendine di Achille) è stato la punta di un iceberg che ha spedito in infermeria anche Vicente, Di Gennaro, Portin, Italiano, Agliardi, Esposito e Crespo. Manca mezza squadra, ma non sarà un Padova dimesso. Anzi, l'obiettivo di Alessandro Calori è chiaro: undici operai in tuta blu, cattivi e concentrati, per cancellare lo zero dalla casellina delle vittorie esterne. Un obiettivo diametralmente opposto a quello del Livorno.  Undici leoni. Il Livorno dovrà scendere in campo con i denti affilati e tanto furore agonistico. Basta con gli animali a sangue freddo, il cuore di panna dovrà essere solo lo spot di un famoso cornetto. Le prestazioni tiepide in casa del Sassuolo e con l'AlbinoLeffe non sono più tollerabili: il messaggio alla squadra e al suo tecnico è stato chiaro. Napoleone diceva che è meglio avere un generale fortunato piuttosto che un generale bravo. Bepi Pillon fin qui è in credito con la fortuna e la sua bravura è scritta nel pedigrèe della carriera sportiva. Ma gli allenatori sono precari di successo, sempre costretti a camminare sul filo. «Non mi creo paure, né ansie e darò il massimo fino all'ultimo secondo - ha detto il baffo di Preganziol alla vigilia -. Coi miei pregi, i miei difetti, i miei sbagli. Ma è chiaro che sono in mano ai giocatori...». Non si nasconde, chiede semplicemente una risposta sul campo. Da uomini veri.  

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di Redazione web