Gioco
Bechi, l'allenatore nato palleggiando in via Cecconi...
Andrea Masini
◗
COACH. Luca Bechi 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Una domenica bestiale. Vissuta con il cuore in gola per 40 minuti, in attesa di esplodere al suono della sirena con la preghiera di Bobby Dixon andata a morire nella retina dell'Air Avellino. Pazzesco, la Enel Brindisi espugna il Pala Del Mauro e la panchina, compreso Luca Bechi, invade il parquet come se si trattasse del canestro che vale lo scudetto. Fino a un mese fa, infatti, la compagine pugliese occupava l'ultima posizione in classifica, con un piede già in Legadue. Poi la (saggia) decisione di esonerare lo sceriffo» Perdichizzi e affidare la missione salvezza all'estro e al carisma di uno degli allenatori emergenti dell'interno panorama nazionale. E a questo punto, non solo nazionale: «Bomba» (così lo chiamano gli amici, ndr) ha saputo riportare quell'entusiasmo che al Pala Pentassuglia conta più di qualsiasi altro fattore o giocatore e che negli anni ha permesso a una piazza storica di tornare sull'olimpo del basket italiano. Nonostante una professione che lo costringe a girare in lungo e in largo l'Italia, però, il buon Luca appena ne ha la possibilità ama tornare nella sua Livorno, a contatto con gli amici di una vita. E quindi lunedì sera, a pochi metri di distanza dalla cena «amarcord» in onore di Abdul Jeelani, anche la combriccola capitanata da Bechi si è riunita per celebrare l'ennesima impresa (prima vittoria esterna di Brindisi in serie A, ndr) computa dall'ex coach dell'Angelico Biella. Sulla tv del ristorante, guarda caso, scorrono gli ultimi due minuti di Air Avellino-Enel Brindisi, al tavolo sembra di essere sui gradoni del Pala Del Mauro (formaggino dei tifosi pugliesi naturalmente, ndr), con Bechi apparentemente serio, ma in verità ubriaco di emozione. Ma la storia di «Bomba» allenatore dove e quando è cominciata? Forse non tutti lo sanno. E soprattutto, perché la scelta di appendere le scarpe al chiodo per intraprendere la strada della panchina? «Ho cominciato a muovere i primi passi in via Cecconi, sul legno del glorioso «palabunker». Poi dopo qualche anno di gavetta sono cominciate ad arrivare le prime soddisfazioni, a cominciare dallo scudettino Allievi vinto proprio alla guida della Pielle. Una squadra che porterò per sempre nel cuore e composta da ragazzi di assoluto talento come Jacopo Giachetti, Luca Marmugi, Tommaso Cappa ecc.». Nelle stagioni successive le esperienze a Montecatini, Basket Livorno e Biella, prima in qualità di assistente di Alessandro Ramagli, e poi da capo allenatore: «Non dimenticherò mai Biella e la sua gente. La vittoria più bella? Senza ombra di dubbio il blitz a Roma (gara 5) che ci permise di accedere alle semifinali scudetto». E quella più affascinante? «Al Pala Dozza contro la Fortitudo nel 2008: dopo sei sconfitte consecutive dovevamo voltar pagina - spiega Bechi - all'andata vincemmo di uno, di conseguenza perdere a Bologna avrebbe significato dare quasi l'addio alle speranze di entrare nella post season. Ecco perchè decisi di richiamare la squadra a 12 minuti dalla palla due nello spogliatoio, inserendo nel lettore dvd il disco di «Ogni maledetta domenica», stoppato al momento in cui Al Pacino carica i suoi ragazzi. Morale della favola? 104-97 per Biella». Ma alla resa dei conti, qual è il segreto di Luca Bechi? «Non credo ne esista uno vero e proprio. Sicuramente il rapporto con i giocatori rappresenta un ottimo punto di partenza per lavorare bene». Nel frattempo siamo arrivati a fine serata, e ieri mattina Luca Bechi è tornato a Brindisi. Nel mirino c'è la Lottomatica Roma.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
