Il Tirreno

Livorno

La giornata. Forti ha atteso alla stazione Abdul e Azim

Il treno dei ricordi

<b>ALLA STAZIONE.</b> Il saluto fra Abdul Jeelani e Andrea Forti
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ALLA STAZIONE. Il saluto fra Abdul Jeelani e Andrea Forti

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 LIVORNO. Ore 12,40: arriva l'Intercity da Roma Termini. Scendono i passeggeri, il capostazione dopo un minuto fischia già la partenza. E gli illustri ospiti dove sono? Un attimo di panico, poi Azim scende con un trolley gigante, mentre Abdul è l'ultimo. Come quando giocava, e ogni volta che c'era allenamento coach Cardaioli stava in fibrillazione perché temeva di non vederlo. E la mattina spesso succedeva così. Telefonata di scuse con voce dall'oltretomba, e tanti saluti. Tuta nera, copricapo nero, occhiali. Andrea Forti gli va incontro e lo abbraccia, sono passati venticinque anni, ma è come se fosse ieri.  Il treno dei ricordi dopo la stazione di Roma si ferma a Livorno. «Sono contento, emozionato, non potete capire quello che sento dentro», dice Abdul. Che si meraviglia del tempo («a nice weather», dice), lui che viene dai -20º di Racine, Wisconsin, dove l'inverno è fatto solo di neve e ghiaccio. E' nuvoloso, ma si sta bene. Anche Azim, cappellino della Lazio in testa, è emozionato. Forti e Alessio Bianchi, il promoter dei derby amarcord di "Insieme per la vita", li accompagnano alla Bastia, dove un gruppo di amatori sta facendo una partitella per smaltire la pancia. Il gioco si ferma, la foto con Jeelani è un "must" per chi negli anni Ottanta mangiava pane e basket.  Gentile, sorridente, l'espressione di uno che sente a casa. La tappa successiva è il pranzo da Angelo Di Giorgi, industriale con la vocazione della cucina. "La Spica", in via di Collinaia, per un giorno odora di vecchia Libertas. Alcune clienti gli chiedono una foto, spunta un poster di una stoppata ad Ario Costa da firmare, poi Jeelani e il figlio addentano un piatto di tagliatelle al ragù. Intanto telefona Massimo Giusti, impegnato a Firenze in una riunione di lavoro: «Capitano, come stai? Ci vediamo stasera».  E' disteso, il figlio Azim pure. Passato e presente si intrecciano. Spunta anche la politica («Obama è un buon presidente, ma ha ereditato da Bush una situazione veramente difficile...», «Berlusconi? Sappiamo tutto dei party con escort e di Ruby, anche i media americani ne hanno parlato molto»), poi un salto in Baracchina Rossa in cerca di Albertino. Ma le saracinesche sono giù, è chiusa per ferie. Allora, in attesa del meritatoù riposo in hotel da Carlo Corsi, un altro tifoso storico, c'è l'immancabile visita al PalaMacchia. Via Allende non poteva mancare. (re.mar.)

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