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Livorno

Stessa storia: col Sassuolo mai una gioia

dal nostro inviato Renzo Marmugi
<b>IL GOL.</b> Troiano ha appena lasciato partiere il suo diagonale che passa tra il corpo di De Lucia e le gambe di Knezevic
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IL GOL. Troiano ha appena lasciato partiere il suo diagonale che passa tra il corpo di De Lucia e le gambe di Knezevic

Altra sconfitta dopo il tonfo dell'andata, decide Troiano nel finale

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 MODENA. Vendetta? Una parola cancellata dal dizionario della lingua italiana. Dopo una settimana di buoni propositi e di venti di guerra il Livorno si addormenta tra la via Emilia e il west e il Sassuolo fa un altro pieno. 22 agosto-14 gennaio, magari ci fosse sempre la banda di Pillon sul suo cammino.  Partita triste, incolore, indegna di un Livorno che non perdeva dal 13 novembre 2010 a Crotone. Dopo 13 punti in 5 giornate la marcia amaranto si ferma al "Braglia", e se quel palo pieno colpito da Surraco dopo un'ora (16' st) trema ancora c'è da dire che è stato l'unico pericolo vero creato dalle parti di Bressan. Il quale, dopo tanto freddo, si è dovuto scomodare soltanto in pieno recupero (93'), chiamato in causa da un tiro centrale e telefonato di Tavano che si parava anche col cappotto.  Un passo indietro. Deciso. Il Livorno è sembrato un gigante addormentato, ancora in pigiama e con i postumi delle vacanze addosso. Strano, perché il campionato di serie B era ricominciato una settimana prima e a Frosinone la prestazione era stata di tutt'altro spessore e di ben altro furore agonistico.  Il Sassuolo cercava punti buoni per uscire dalle sabbie mobili e così è partito all'arrembaggio, con Sasà Bruno bravo a fare reparto da solo nel 4-3-3 disegnato da Gregucci e a giocare anche di sponda per favorire gli inserimenti dei compagni, sempre molto larghi là davanti e quindi in grado di aprire il fronte dell'attacco. Nel giro di un quarto d'ora Quadrini (8'), Catellani (9') e lo stesso Bruno (15') hanno avuto tre limpide palle-gol, con la difesa amaranto sempre sotto pressione, Iori e Luci in sofferenza e costretti a girare a vuoto e due seconde punte troppo uguali - Tavano e Pagano - per riuscire a tener palla, far salire la squadra e dare respiro alla retroguardia. Insomma, una sofferenza.  Dopo l'intervallo il Livorno è ripartito con un altro piglio, ha ripreso campo e riscoperto le distanze giuste fra i reparti, mentre i neroverdi, che avevano speso tanto, sono tornati a cuccia. Sul fronte destro le percussioni di Surraco hanno cominciato a seminare ansia nel Sassuolo, quel palo dell'uruguagio con un bel diagonale su palla rubata a metà campo da Perticone ha convinto gli emiliani ad abbassare i toni.  L'attacco ospite continuava a essere innocuo, ma in certi casi bisogna anche sapersi accontentare accompagnando il risultato verso il pareggio. Invece su una palla rubata a metà campo Quadrini ha innescato in profondità Troiano, bravo a saltare la flebile resistenza di Perticone, entrare in area e fulminare De Lucia con un diagonale sinistro nell'angolino (39'). L'episodio che ha fatto girare la partita, l'unico tiro del Sassuolo in porta del secondo tempo. La variabile che ha cambiato uno zero a zero scritto sulla sabbia e che aspettava solo un po' di calcina per solidificarsi. Così va il calcio.

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