Gioco
PUGILATO
Tassi: «Tre anni senza ring ma ora rivoglio le mie corone»
Mario Orsini
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LIVORNO. Trionfo facile facile, ma solo in apparenza. Gli appena sette minuti necessari a Luca Tassi (nella foto) per spedire a gambe all'aria il pugile ungherese Gaspar Gyula, non devono trarre in inganno. «A 31 anni se decidi di rimetterti in gioco non puoi farlo all'acqua di rose. Non puoi permetterti di sbagliare. Altrimenti mandi in fumo anni di sacrifici e azzeri stima e simpatie che ti sei conquistato con fatica». «Per prepararmi al match - continua - mi sono allenato al meglio perché quasi tre anni lontano dal ring sono tanti. Una cosa è fare i guanti con qualche amico o sparring partner, un'altra è trovarti davanti un avversario che ha la stessa tua voglia di vincere. Tutto è andato come previsto. All'inizio ho cercato, riuscendoci, di tenerlo alla larga con jab, diretti e ganci al viso e spostamenti veloci su gambe e tronco. Poi, nella seconda ripresa, quando si è presentata l'occasione, l'ho colpito al fegato con un violento montante sinistro. Un pugno che l'ha costretto a mettere le ginocchia sul tappeto. Conteggio dell'arbitro e suono del gong per lui sono arrivati come una benedizione». E adesso? «Una bella vacanza in Thailandia con il mio amico Nicola Renda. Poi, a fine febbraio di nuovo sul ring. Magari qui al PalaBastia. Un posto che mi porta fortuna. Voglio tornare a vincere per riprendermi corona tricolore e intercontinentale Ibf, che ho perso senza combattere». Per Domenico Salvemini ultimo match da dilettante. «Nel 2011 potrò combattere senza caschetto. Non vedo l'ora. Il match con Meucci? Penso di aver meritato la vittoria. Sono riuscito a schivare i diretti, i suoi colpi migliori, e ho cercato di entrare con ganci e montanti. Ero un po' stanco ma contento». Poco felice, invece, il giovane (18 anni) Marco Lupi. Di fronte a mamma e ai suoi tanti amici, ci teneva tanto a fare bella figura e la sconfitta per kot alla terza ripresa, con il cecinese Poggetti (29 anni) non gli è andata giù. «Non è giusto interrompere l'incontro così. Mi sentivo ancora benissimo. Non meritavo tutti quei conteggi in piedi».
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