Gioco
Iori, è il suo derby «Arriva il Padova e io voglio vincere»
Renzo Marmugi
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FARO. Manuel Iori (28 anni) abbracciato da Luci unaltra pedina fondamentale del centrocampo amaranto 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Il regalo di Natale che vorrei? Proseguire questo trend, migliorare tutti insieme e che il Livorno entri nei playoff per giocarseli da protagonista». Manuel Iori, 28 anni, uno dei senatori del baby-Livorno, ha la sedia da regista anche fuori dal campo. Educato non solo coi piedi, riflessivo, non butta via una parola, proprio come in campo cerca di non sprecare mai un pallone. Mistero buffo. Anche a Piacenza un primo tempo regalato agli avversari, e non è la prima volta nell'era Pillon. Perché? «Le altre squadre ci conoscono - spiega Iori - ci vengono a prendere alti e pressano, così devi giocare qualche pallone in meno e ne calci qualcuno in più. Ma nel secondo tempo, sia a Piacenza come contro il Pescara, il Livorno ha cambiato pelle, costruendo sei-sette nitide palle gol». Una anche con Manuel Iori, che però non ha tirato da posizione favorevole. «Con uno stop ho saltato l'uomo, pensando così di aver tagliato fuori l'intera difesa. Il portiere era uscito e io ho visto Dionisi solo in mezzo, cercando di servirlo per un tiro a colpo sicuro. Certo potevo provarci io, ma si deve decidere in un attimo. Mancanza di fiducia nel sinistro? No, calcio con entrambi i piedi senza problemi...». Il Padova. «Sabato giocheremo in casa, e per me - ex del Cittadella - sarà anche un derby. Il Padova è una grossa squadra, attrezzata e molto forte in attacco, con un organico per andare ai playoff. La cosa positiva è che in nove partite in trasferta ha raccolto solo 4 pareggi. Spero che sia un discorso legato alla mentalità, il segno di una personalità forte in casa e meno fuori. Noi dobbiamo e vogliamo vincere. Il Livorno, ripeto, ha ampi margini di crescita, e se in qualche partita il primo tempo è stato un po' piatto non è certo per risparmiarsi o per calcolo, piuttosto un qualcosa nato a livello inconscio. Non ci manca la cattiveria agonistica, e giocare al "Picchi" non ci crea timori. Anzi, penso che in alcuni momenti questa squadra si sia esaltata proprio perché ha voglia di sentire il calore del pubblico». Iori e Livorno. «Qui sto bene - risponde il numero 6 - e mi piacerebbe rimanere per qualche anno. Sono in prestito con diritto di riscatto della comproprietà, spero tanto che il Livorno eserciti l'opzione di trattenermi. Il mio campionato personale? Buono. Ho giocato tutte le partite e segnato tre gol. Non male per un centrocampista. Nel 2006-2007 a Cittadella ne feci sette, ma tutti su rigore. Finora abbiamo cinque gol Surraco, tre io, uno a testa Barusso, Luci, Schiattarella, due Pagano. Nel Livorno segnano tutti, è un sintomo di salute. Dopo le sconfitte con Triestina e Crotone abbiamo reagito alla grande contro Empoli e Atalanta, prima di pareggiare col Pescara (dove un gollettino stupido ci ha complicato la vita al di là dei 45' regalati) e fare il blitz a Piacenza. Siamo in striscia positiva (10 punti in 4 partite), ora si tratta di continuare. Perché sopra di noi le altre continuano a vincere e il solco che ci separa da quelle dietro in un attimo può essere colmato». Il mercato. Che regalo si aspetta dal presidente Spinelli? Manuel Iori è diplomatico più del segretario dell'Onu: «La società in estate ha lavorato bene - dice il Pirlo amaranto - puntando ad andare in serie A nel giro di un paio d'anni, se a gennaio farà acquisti sono sicuro che arriveranno dove pensano di avere bisogno. Una cosa è certa: deve essere un regalo che non incida su certi equilibri interni».
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