Gioco
«Ho soltanto mirato la porta, e poi...»
dal nostro inviato
Surraco, l'uruguagio felice: racconta il gol e ringrazia Dionisi
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PIACENZA. Juan Ignacio Surraco, felicità è segnare il gol della vittoria. Sembra un puffo, un cartone animato, di sicuro è un inno alla gioia. Quinta rete stagionale, lo scooter amaranto (nel secondo tempo le sue percussioni hanno fatto impazzire la difesa emiliana) non si ferma più. «Sono contento, naturalmente, perché abbiamo vinto e siamo a 31 punti. Una dedica per questa rete? A nessuno, anzi alla mia famiglia che rivedrò per Natale. Perché durante la sosta vado in Uruguay per una settimana e finalmente potrò riabbracciare i miei parenti». Poi descrive l'azione decisiva. «Dionisi è stato bravissimo a liberarmi al tiro e io ci ho provato. Mirando l'angolino? No, quando ti capita un pallone buono cerchi di indirizzarlo verso la porta e basta. E' venuto fuori un bel tiro che ha sbattuto nel palo interno e poi oltre la linea bianca». Una liberazione dopo quel primo tempo sterile e di autentica sofferenza in difesa. Perché? «Non lo so - risponde Surraco - forse entriamo in campo freddi...Di sicuro abbiamo rischiato parecchio e se prendi un gol poi la partita diventa in salita e ci sta di perdere. Noi invece abbiamo tenuto e nel secondo tempo mi sembra che non ci sia stata partita. Perché il Livorno ha dominato, creando altre occasioni per raddoppiare. Bene così». Qual è stata la ricetta per tornare dagli spogliatoi con la faccia giusta per imporsi? Gli urlacci di Pillon? Sorride, il bambino infinito Surraco prima di rispondere. A 23 anni si può. «Il mister ci ha detto che stavamo sbagliando troppi passaggi in uscita, che eravamo frenetici. Ci ha detto di giocare come dovevamo, e in effetti abbiamo cambiato pelle». Andrea Luci, un altro degli eroi silenziosi di questo Livorno operaio, cerca di dare una spiegazione più tecnica a quel primo tempo disarmante: «Ci è successo come contro il Pescara - dice il maratoneta di Piombino - quando ci siamo svegliati regalando 45 minuti agli avversari. Avendo due punte che vogliono giocare palla a terra e un gioco che si sviluppa molto sulle fasce quando non trovi spazi è inevitabile rifugiarsi nei cross, anche se la statura non favorisce i nostri attaccanti nel gioco aereo. La metamorfosi del secondo tempo si spiega con un diverso atteggiamento. E' vero che all'inizio il Piacenza ci pressava molto cercando di non farci ragionare, ma anche noi ci abbiamo messo del nostro, commettendo degli errori in uscita che li hanno portati nella nostra area. Per fortuna che la difesa ha tenuto bene e dopo il gol di Surraco - arrivato al nostro primo tiro in porta - penso che abbiamo dimostrato di meritare la vittoria. Sprecando anche qualche chance per chiudere il match. Comunque va bene lo stesso, dopo tante goleade in trasferta questo 1-0 vale oro. Restiamo attaccati al carro delle prime sei e dietro si è scavato un piccolo solco». Renzo Marmugi
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