Il Tirreno

Livorno

Com'è bello il Livorno con la valigia

dal nostro inviato Renzo Marmugi
<b>LA GIOIA.</b> Federico Dionisi abbracciato da Juan Ignacio Surraco: sono stati loro a confezionare il gol della vittoria
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LA GIOIA. Federico Dionisi abbracciato da Juan Ignacio Surraco: sono stati loro a confezionare il gol della vittoria

A Piacenza la quarta vittoria esterna, stavolta decide una perla di Surraco

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 PIACENZA. Madonna, che silenzio c'è stasera. Silenzio dentro il "Garilli", dove alla fine le uniche voci al cielo sono quelle amaranto, mentre il tecnico del Piacenza, Madonna appunto, è una statua di sale. Freddato dall'eurogol di Surraco, quinta perla stagionale dello scooter amaranto.  Quarto colpo esterno del campionato: dopo AlbinoLeffe, Ascoli e Atalanta il Livorno viene a fare razzia anche a Piacenza, dove il 29 maggio 2004 conquistò una promozione in serie A già consegnata alla storia. Uno a zero, vittoria striminzita ma più che legittima. Costruita dominando la scena dopo l'intervallo con quella personalità che Pillon aveva chiesto fin dall'inizio e invece per 45' non si era vista.  Un tempo per scaldarsi, uno per meritare i tre punti. Stucchevole possesso palla e tanti innocui cross alti per due attaccanti bonsai (Dionisi e Tavano) il menù servito dagli chef amaranto nel primo segmento di partita. Con Iori pressato dal golden boy Piccolo (22 anni, un piccolo Cassano) e raddoppiato sempre da un altro centrocampista lì vicino e Luci rinchiuso in un fazzoletto d'erba il Livorno nel primo tempo ha creato poco, e tutto con le sovrapposizioni sull'out destro fra Surraco e un Perticone mai visto così offensivo. Il risultato però non si è sbloccato e i guantoni di Cassano (il portiere) sono rimasti immacolati. Molto più pratico e incisivo invece il Piacenza, bravo a ripartire in velocità con Piccolo (slalom e tiro fuori di un soffio al 18') e ad attaccare la profondità con il bomber designato Cacia. Arrivato due volte a un soffio dal gol per i buchi aperti da un Miglionico stranamente a disagio nei panni dell'ex (ha giocato in biancorosso dal 2003 al 2008), e c'è voluto un monumentale Knezevic per salvare in entrambi i casi De Lucia dalla capitolazione.  Il break deve aver fatto bene al Livorno, scosso dagli urlacci di Pillon nello spogliatoio. Il numero di Dionisi al 3' (sette tocchi in un francobollo per girarsi sulla trequarti ed eludere due difensori) ha dato via libera al tiro da fuori di Juan Ignacio Surraco. Un diagonale chirurgico, palo interno e gol. In vantaggio al primo tiro in porta. Il calcio è anche questo, signori.  Col Piacenza sotto shock e in evidente calo fisico è cominciata un'altra partita. Livorno padrone del campo e degli spazi, Luci micidiale nel recuperare palloni e rilanciare l'azione, la difesa implacabile come la muraglia cinese. Invano Madonna ha provato a giocarsi le carte Guerra e Graffiedi. Più attaccanti di numero, ma nessun pericolo per De Lucia. Anzi, nelle praterie lasciate aperte dagli avversari gli amaranto hanno avuto occasioni d'oro per mettere in freezer il risultato: due volte Tavano, Iori, infine Danilevicius (94'), liberato davanti a Cassano ma capace solo di tirargli in bocca un attimo prima del fischio finale. Un gol, tre punti. Nell'era Pillon non era mai successo. Niente paura, nella vita c'è sempre la prima volta.

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