Gioco
L'appello della scherma «Chi arriva ad alto livello è penalizzato dai prof»
Dario Serpan
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GRIDO DALLARME. Il maestro Nicola Zanotti (a sinistra) 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Il valore didattico dello sport, che non è un divertimento extrascolastico. Chi lo fa in modo agonistico, chi è già un olimpionico da adolescente, chi deve girare l'Italia per fare gare e selezioni, e poi allenarsi duramente durante la settimana. Ne sanno qualcosa al Circolo Scherma Fides Livorno, dove c'è un medagliere fatto di 30 ori, 28 argenti e 3 bronzi, lungo una storia di glorie e sacrifici, a partire da Nedo Nadi per finire ad Aldo Montano. Oggi sono 150 gli iscritti, che vanno dai 10 ai 25 anni di età, e allora tutti i santi giorni la palestra è aperta per fare attività, se è vero che sopra i 15 anni ci si allena minimo due ore e mezza al giorno. «Nella scherma non si fanno i risultati con 2-3 allenamenti alla settimana»: lo chiarisce subito Diego Pardini, maestro di scherma livornese, che guida i suoi atleti sul campo e poi li segue nelle gare regionali e nazionali, che spesso comportano la partenza al giovedì pomeriggio, e così ragazzi e ragazze devono combattere non solo con fioretto o sciabola in mano, ma soprattutto con le assenze dai banchi di scuola. «Il nostro parco atleti - ci racconta Diego Pardini - va dai principianti agli olimpionici, e se un ragazzo sotto i 14 anni fa in media 10 assenze l'anno a scuola, per un medio livello si arriva a 30, e addirittura a 50 per un alto livello. Per esempio, un atleta di 17 anni fa 26 gare in 8 mesi, senza contare gli eventuali impegni con la nazionale». Le gare nazionali vengono sempre distribuite su 3 giorni, dal venerdì alla domenica e sono tutte valide per accedere ai campionati italiani, perciò la presenza non è mai un'optional. «Il Circolo Fides - prosegue Pardini - rilascia sempre dei certificati per attestare l'attività svolta dai nostri tesserati, ma questo non basta e spesso c'è chi deve saltare le gare perché la scuola mette i paletti. I professori, insomma, danno solo priorità alla scuola e non vogliono aiutare chi fa sport a un certo livello». Far convivere sport e scuola non è mai stato semplice, ma a partire dal prossimo anno scolastico nasceranno anche in Italia i Licei sportivi, mentre è già stata approvata dal governo la deroga per i 50 giorni di assenza concessi agli agonisti. Anche a Livorno si pone il problema e aumenta la pressione verso una soluzione che possa conciliare i due mondi. «C'è una spinta che esiste da due anni e le scuole superiori se ne interessano, ma il problema è complesso - afferma Giuseppe De Puri, preside del Liceo "Cecioni", dove la settimana è articolata in 27-28 ore di lezione nel biennio, per poi passare a 30 nel triennio - concentrare l'orario scolastico in 5 giorni vorrebbe dire trattenere gli studenti a scuola fino oltre le 14 o farli rientrare il pomeriggio, in modo tale da lasciargli libero il sabato. Gli insegnanti ci guadagnerebbero, ma si ritiene che l'insegnamento delle materie teoriche concentrato in 5 giorni alteri l'apprendimento in modo negativo. Bisogna infatti considerare - continua De Puri - che per ogni ora di lezione si registrano 25 minuti di attenzione, perciò non è opportuno sovraccaricare gli studenti». Detto questo, le richieste di sportivi e genitori aumentano, al punto che non è possibile continuare a rimandare una decisione, introducendo una svolta anche sperimentale, come si augura il preside De Puri: "Spero che i collegi arrivino ad approvare una sperimentazione locale di 1-2 anni per verificare se i benefici superino i difetti. Bisogna capire se le assenze possono essere compensate da un apprendimento sul campo in cui si fa sport».
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