Gioco
Un pomeriggio col veleno nella coda e un pareggio amaro
Spinelli, altalena di emozioni «Il rigore c'era e non l'ha dato»
◗
TENSIONE. Il presidente Aldo Spinelli soffre in tribuna donore 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Fiducioso all'inizio. Incredulo al gol del Pescara, in sofferenza quando c'era da rimontare. Poi rinfrancato al pari di Schiattarella, infine arrabbiato per la mancata concessione del rigore a Tavano nei minuti di recupero. Sono le 17,04 e la partita è finita da appena dieci minuti quando Spinelli scende dall'altalena di emozioni di un pomeriggio per salire in auto con destinazione Genova. Che giornata per il patron! Scuote la testa quando il gollonzo di Mengoni firma lo 0-1. Poi patisce come i quattromila dell'Ardenza. Esulta al pareggio di "Schiatta" e quando nel finale l'esterno sinistro esce, esausto, gli tributa una standing ovation, ma il veleno è nella coda. Per il presidente l'episodio chiave è chiaro come il sole: «Penso proprio che l'arbitro volesse accordare il rigore. E' stato il guardalinee a farlo recedere dalla decisione». Non si dà pace. Sguardo perso nel vuoto. Passo svelto. Ripete, salmodiando: «Non l'ha dato, non l'ha dato». Poi esce portando via con sé quell'espressione un po' così, a metà tra l'arrabbiato e il rammaricato. Giornata triste. I tifosi amaranto hanno ricordato tre amici scomparsi. In curva nord è stato esposto uno striscione, 'Ciao Nikke', per Nicola Mandalis, che non ha mai smesso di seguire il Livorno nonostante la lontananza (risiedeva nelle Marche a Porto San Giorgio). Striscioni dei club listati a lutto per il saluto a Mario Tempesti (presidente del 'Giampaglia') e un pensiero rivolto anche a Roberto Lenzi, deceduto in India due giorni fa e, a tre anni dalla morte, a Francesco Paoletti a cui è intitolato il club amaranto di Antignano. Purtroppo il Livorno non è riuscito a dedicare loro i tre punti. (fabrizio pucci)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
