Gioco
La formazione amaranto è apparsa opaca e deconcentrata. Il gol di Dionisi salva lonore nel finale
Livorno fragile, il Bari sul velluto
dall'inviato Alessandro Bernini
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45 DI QUALITA. Andrea Luci, motorino amaranto Le seconde linee reggono solo 25', poi i pugliesi dilagano e meritano il Milan
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BARI. Mettiamola così: visto che ogni tanto il Livorno ha dei clamorosi black out, meglio che la luce sia andata via a Bari, in Coppa Italia. 4-1 abbastanza pesante, più nella forma che nella sostanza, ma è comunque una pagina di cui da domani neanche ci ricorderemo. Stavolta il Livorno/2 è rimasto piantato sulle gambe, regalando una boccata d'ossigeno a un Bari ultimo in A e in piena crisi. Per la verità la squadra di Ventura non ha fatto fuoco e fiamme, tant'è che il primo gol del Bari (25' pt) è arrivato su un rigore banalissimo e il secondo (6' st) su punizione. Al Livorno invece è mancata completamente la capacità di proporsi, di dare un'impronta alla partita. Anche nel secondo tempo, quando Pillon ha provato a dare più sostanza al Livorno gettando in campo Dionisi, Perticone e Surraco. Anzi, proprio lì il Livorno si è sbilanciato finendo per affondare. Tatticamente la partita ha avuto un senso solo nel primo tempo. Ventura ha fatto lo spregiudicato, senza però spaventare mai il Livorno. Oltre alle due punte Rana e Rivas, ha piazzato i due esterni (Alvarez e D'Alessandro) molto alti, disegnando un vero 4-2-4 nel quale Pulzetti e Gazzi erano gli unici mediani. Casomai le difficoltà per il Livorno sono state in fase offensiva. Perché Pagano, schierato stavolta a centrocampo a destra nel 4-4-2, ha sbattuto la testa su Raggi senza mai trovare un guizzo. A dimostrazione che, almeno in questo momento, il suo ruolo è quello di seconda punta dove ha meno responsabilità difensive. In attacco Volpato è quasi sempre rimasto spalle alle porta, per lui pochi palloni toccati, mentre il baby Filippo Moscati è andato a lungo in pressing sui difensori cercando di aprire varchi. D'altronde Moscati e Volpato avranno giocato al fianco al massimo in un allenamento del martedì, e certi meccanismi non si trovano in un quarto d'ora. Il gol su rigore segnato da Rana (fallo inutile di Salviato su D'Alessandro) è stato l'unico lampo in mezzo a un primo tempo piatto, poi il 2-0 di Masiello a inizio ripresa su punizione ha davvero squarciato in due la partita. Come succedeva spesso a inizio stagione, il Livorno si è sentito perso e disperato, ha provato ad attaccare a testa bassa perdendo equilibrio nel mezzo e solidità nella linea a 4 dietro. Devastante l'assenza di Iori, uno che in certi momenti prende il pallone sui piedi e qualche compagno per i capelli. E così è arrivato il 3-0 di Rivas e poi il 4-0 di D'Alessandro, due volate in un Livorno spalancato come finestre d'estate. Infine il 4-1 all'ultimo secondo, firmato da Dionisi. Addio Coppa Italia dunque, niente Milan. Da oggi si pensa solo al Pescara, si chiude nel cassetto un piccolo sogno e si torna a lottare per il pane.
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