Gioco
Bernardini, un futuro da Matrix
Renzo Marmugi
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GRINTA. Alessandro Bernardini «Devo migliorare, il mio modello è Materazzi»
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LIVORNO. Faccia da bravo ragazzo, grinta da guerriero. Sotto il vestito di Alessandro Bernardini, uno dei ragazzi del 1987 in maglia amaranto - come Dionisi, Surraco, Lambrughi, Salviato, Schiattarella - si nasconde una corazza. E quei modi gentili non celano il desiderio del pivot di Domodossola (è alto m. 1,91) di riuscire a diventare ancora più duro, più energico, più cattivo. «Io il nuovo Chiellini? Sarebbe un grande onore, ma ho caratteristiche diverse. Piuttosto il mio modello si chiama Marco Materazzi. Un mito, per carisma, personalità, cattiveria». Inevitabile fare rewind, tornando alla partita col Torino e a quel colpo di testa di Bernardini deviato con un miracolo da Rubinho. «Era uno schema - l'avevamo preparato. Mi sono avventato sul pallone e l'ho indirizzato bene verso la porta. Pensavo che entrasse, invece Rubinho ha fatto una paratona. A fine partita l'ho visto negli spogliatoi e gli ho detto: "con tutte le presenze che hai mi potevi anche far segnare, per me valeva molto...". Pazienza, sarà per un'altra volta. La cosa fondamentale è che il Livorno abbia vinto». 10 punti nelle ultime 4 partite, quinto posto in classifica. «La serie B è questa - sottolinea Bernardini - e il modo migliore di interpretarla è vivere alla giornata, dare sempre il 100% ogni volta. Due-tre squadre forse hanno qualcosa in più, ma si tratta di un campionato equilibratissimo, dove tutti possono vincere e perdere con tutti. Sabato, per esempio, andremo a Grosseto. Io non ci ho mai giocato, comunque dai miei compagni so com'è entrare in quello stadio. Aspettiamoci un derby di fuoco». 23 anni, in comproprietà col Varese. Cosa c'è nella valigia dei sogni di Ale Bernardini? «Migliorare, naturalmente. In personalità e sicurezza, perché nel mio ruolo devi anche saper trasmettere una certa sicurezza alla squadra, non solo ai compagni della difesa. Carisma e cattiveria invece sono qualità che uno ha, a prescindere. Ecco perché il mio idolo è Materazzi. Io ho sempre giocato centrale, però mi adatto anche a fare il terzino. A Varese ero accanto a Miglionico a Varese, mentre sono stato al fianco di Perticone due volte in questo campionato e quattro l'anno scorso. Sono difensori che parlano molto e questo ti aiuta. Purtroppo nel momento migliore dopo Vicenza mi sono stirato, restando fuori un mese. Ora sto recuperando, voglio ritrovare quella condizione. Il futuro? Tra Livorno e Varese non c'è paragone. Mi trovo bene qui e vorrei rimanere». Un ultimo passo indietro. Cos'è successo nella testa degli amaranto dopo il disastro di Novara? «Àbbiamo dato un'accelerata al processo di maturazione della squadra. Pillon ci ha sempre detto di non mollare e di non smontarci dopo un gol subìto, a Varese abbiamo avuto la conferma che se ci credi fino all'ultimo secondo alla fine qualcosa ottieni. Il calo col Torino? Il nostro primo tempo e l'inizio del secondo sono stati super. Poi, metti il campo pesante e la terza partita in una settimana, eravamo un po' sulle gambe e ci siamo chiusi dietro. Chiaro, prendi un gol a 25 minuti dalla fine e ti viene un po' di paura, però il Livorno non ha mai rischiato. Avanti così».
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