Gioco
Camolese vede la squadra di Pillon capace di grandi miglioramenti, ma non ci vuole pressione
Amaranto, il futuro è con voi
Fabrizio Pucci
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STIMA. Per Giancarlo Camolese (a destra) Ciccio Tavano rappresenta una garanzia in fatto di gol «E domani fate molta attenzione al Torino: verrà per vincere»
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LIVORNO. E' torinese di nascita e torinista nel midollo. Ma nel suo cuore c'è anche spazio per il Livorno che ha guidato nell'infausta stagione 2007/08, quella della prima retrocessione in serie B. Un dispiacere che Giancarlo Camolese non ha ancora del tutto metabolizzato: «Ho ripensato tante volte a quel campionato e il dispiacere è ancora vivo». Non sono parole di circostanza. Lui è un uomo perbene e non è tipo da fingere sentimenti che non ha. Domani, però c'è Livorno-Torino e anche per lui non sarà un sabato come tutti gli altri. Giancarlo, come si presentano i granata a questa sfida? «Il Toro è carico. La vittoria con il Vicenza, soprattutto per il modo in cui è arrivata ha portato fiducia e ottimismo. Non scordiamoci, poi, che la squadra ha reagito bene alla immeritata sconfitta di Bergamo. Tuttavia l'ambiente mal digerisce la permanenza in serie B e in assenza di risultati positivi la tifoseria va in subbuglio anche se...». Anche se la società ha lavorato bene? «Esatto. Compatibilmente con la disponibilità economica del presidente Cairo è stata allestita una buona squadra. Ingaggiando un allenatore capace e che ha un ottimo progetto di gioco. Inoltre Lerda conosce l'ambiente e prima o poi il Toro verrà fuori». E che idea si è fatto del Livorno? «Quella amaranto è una squadra molto giovane che deve fare i conti con la pressione di una tifoseria esigente. L'allenatore è capace ed esperto e saprà trarre il massimo dal gruppo che, proprio per via dell'età media bassa, ha margini di miglioramento. Insomma: il Livorno ha possibilità di crescita. Basta non aver fretta. Poi ci sono qualità importanti: Tavano è un giocatore che i suoi gol li ha sempre fatti». Detto questo, che partita sarà? «Molto aperta: su questo ho pochi dubbi. Il Toro verrà a Livorno per vincere anche perché in serie B non ci sono trasferte impossibili come invece accade in serie A. Nei cadetti c'è spazio per tutti i risultati su ogni campo. Gli amaranto cercano continuità. Sarà una partita spettacolare». Ma quale ruolo potranno recitare le due squadre in questo campionato? «Il Toro può stare tra le prime. Ha un organico all'altezza per quantità e per qualità. Ma attenti al Livorno che alla distanza può venire fuori. Resta fermo il fatto che ci sono squadre che dispongono di rose più complete. Facile il riferimento al Siena e all'Atalanta. Subito dietro ci sono amaranto e granata. Ma attenzione anche alla Reggina. E poi ogni anno c'è una sorpresa. Nella passata stagione ci fu il Cesena. Questa potrebbe essere la volta del Novara». E le altre? «Quando si parla della serie B si rischia di cadere nei luoghi comuni. E allora è ovvio dire che è normale pensare a una squadra "rivelazione" e a quella "delusione". Il Sassuolo appartiene a quest'ultima categoria. Occhio anche all'Empoli che se la gioca sempre». L'auspicio per questa sfida? «Sarò banale, ma spero che vinca il migliore. Mi piacerebbe tanto vedere Livorno e Toro in serie A l'anno prossimo. Sarà difficile, ma perché non sognarlo? Per gli amaranto la fase più delicata della stagione è quella che va da gennaio a giugno: storicamente il Livorno ha sempre sofferto in quel periodo. Ecco: l'auspicio è che questa storia non si ripeta anche in questo campionato. Se certi eventi si ripetono con puntualità significa che deve esserci un motivo. Voglio bene al Livorno. Son rimasto legato a quella maglia e ai tifosi. Meravigliosi e appassionati. Mi è rimasto il rammarico di non aver potuto chiudere quel campionato in panchina. Chissà. Forse l'epilogo sarebbe potuto essere diverso. Ma ormai è acqua passata. Sono passati già tre anni anche se mi sembra ieri».
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