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«Questo pareggio ci ha cambiato la testa»

dall'inviato
«Questo pareggio ci ha cambiato la testa»

Lambrughi racconta il gol, Bernardini la sua partita da ex

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 VARESE. Gli occhi brillano ancora. Alessandro Lambrughi si coccola nella memoria l'azione del gol. «Mancava poco, ho deciso di spingermi in avanti per dare una mano». La forza della disperazione, l'orgoglio di una squadra non bella ma che ci ha provato fino all'ultimo secondo.  «È arrivato quel cross di Dionisi, ho visto che il portiere ha respinto la palla proprio nella mia zona e con le ultime energie mi sono buttato». Lui, che tutto è fuorché un falco d'area. «Ho toccato il pallone di piatto, quei decimi di secondo sembravano non finire mai. Noi difensori in certe situazioni proviamo sempre dei brividi, il mio è stato lunghissimo», sorride "Lambrughino" come lo chiama Pillon. Poi la gioia. «Grande sensazione vedere la palla che gonfiava la rete, i compagni che mi rincorrevano...». E l'esultanza come quella di Perticone col Cittadella, seduti in mezzo a simulare una partita di black jack. Porta bene.  «Di gol tra i professionisti ne avevo già segnati due», confida Lambrughi. «Entrambi con la Pro Sesto, poi a Mantova nessuna rete». Vabbè, mica quello è il suo lavoro. A proposito, ma qual'è il vero "lavoro" di Lambrughi? Centrale o terzino sinistro. «Io nasco terzino, poi a Mantova ho giocato 5-6 partite da centrale in situazioni d'emergenza, e mister Pillon mi ha provato anche lì».  Un punto strappato sui titoli di coda. «Al nostro morale farà meglio questo pareggio che non la vittoria col Cittadella. Perché per la prima volta non ci siamo disuniti dopo il gol del Varese, siamo rimasti compatti senza subire altre occasioni da rete. E al momento giusto abbiamo colpito». È entusiasta Lambrughi: «Adesso non vediamo l'ora di tornare in campo. Quando le cose vanno bene, la fatica non si sente. Col Toro sarà un'altra grande battaglia ma il Livorno c'è». L'ultima battuta è per una dedica: «Sì, il gol è per la mia famiglia e per la mia fidanzata Elisa».  Tante pacche sulle spalle per Alessandro Bernardini, uno che qui a Varese ha lasciato grandi ricordi. Il suo cartellino è ancora al 50% tra Livorno e Varese, se ne riparlerà a giugno. «In 10 contro 11 sembrava tutto finito. Con questo pareggio abbiamo fatto un grosso passa avanti, più nella nostra testa che in classifica. Ci siamo convinti che le partite si possono rimontare, basta non mollare mai fino alla fine».  Bravo Bernardini, gioca poco ma quando va dentro risponde sempre presente. Bravo e umile. Sentite cosa dice: «Per me fare panchina in una grande squadra come il Livorno è comunque motivo d'orgoglio. Qui ci sono dei giocatori super, mi alleno e cerco di farmi trovare pronto. Livorno per me è una stupenda avventura». (al.ber.)

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di Redazione web