Il Tirreno

Livorno

«È un Livorno da playoff»

Renzo Marmugi
«È un Livorno da playoff»

Galante: ma da Spinelli mi aspettavo più riconoscenza

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 LIVORNO. Una parola di sette lettere: Livorno. Basta quella per aprire magicamente la combinazione della cassaforte di Fabio Galante e sentirlo presente, coinvolto, tifoso. Ha quasi 37 anni (li compirà a novembre), ma vorrebbe essere ancora considerato un giocatore di calcio. Disposto a valutare un'offerta di lavoro seria, però con l'amaranto sempre nel cuore.  Galante, come va la vita?  «Bene. Per non mettere su pancetta mi sto allenando al Centro Pilates di Monsummano e poi tre volte la settimana con una squadra di Promozione, il Ponte Buggianese dell'amico Mirko Matteoni. La stessa che mi ospitò due anni fa prima di essere richiamato a Livorno».  Hai avuto contatti per tornare a giocare?  «Un paio di chiamate in Prima Divisione, la vecchia C1, poi Romania, Cipro, Polonia, Turchia. Per fortuna alle spalle ho una buona carriera e non ne faccio un problema di soldi, ma di qualità del campionato. Andrei anche all'estero, purché sia un livello decente. Altrimenti, per divertirmi, potevo scegliere Dubai».  Rapporti col Livorno?  «Sono molto legato ai vecchi compagni, al dottore, agli impiegati della sede, ai magazzinieri. Ci sentiamo spesso. In estate ho avuto dei contatti col presidente e il suo entourage (il figlio Roberto e Signorelli) per dirgli che sarei venuto volentieri a dare una mano. Il contratto lo firmavo anche in bianco, la cifra poteva mettercela Aldo Spinelli, tanto ormai grazie a Dio ho già guadagnato abbastanza. Invece - forse perché è circondato da persone che non hanno spinto per il mio ritorno - non ha avuto riconoscenza. So che nel calcio non esiste, però esistono i rapporti umani. Con il "pres" ho lavorato nove anni (tre al Genoa, sei al Livorno): lui sa quello che posso dare, in campo e fuori. E il direttore sportivo Elio Signorelli, che quel lavoro deve ancora iniziare a farlo, dovrebbe sapere che l'educazione nella vita viene prima di tutto. Se a uno gli dici "poi ti richiamo" non puoi scomparire nel nulla, specialmente se ti ha cercato più volte».  Com'è il Livorno secondo Fabio Galante?  «Una buona squadra, giovane e con ampi margini di crescita. Secondo me l'arrivo di Galante avrebbe potuto dare una mano all'interno del gruppo, come successe quando venne Diamanti. Forse qualcuno ha la memoria corta, ma dopo quattro mesi lo volevano dare in prestito. Io mi opposi e penso di aver avuto ragione. E se l'anno scorso mi avessero dato retta, facendogli un nuovo contratto, a quest'ora il Livorno sarebbe sempre in serie A, e io lì. Dei ragazzi sento spesso De Lucia, Perticone, Tavano, Volpe».  Conosci Bepi Pillon?  «No, ci ho giocato contro. I ragazzi però me ne hanno parlato molto bene, loro sono tutti contenti. E' un mister che lavora parecchio, l'ideale per far crescere il Livorno».  Tavano, un gol in sette partite. Esiste una ricetta per farlo sbloccare?  «Ciccio ha delle qualità, è tra i più bravi in circolazione. In una graduatoria della serie B lo metto tranquillamente sul podio insieme a Rolando Bianchi e a Mastronunzio. Tavano vive di gol e per il gol, due campionati fa è stato capocannoniere con 27 reti. Uno come lui non si discute, va coccolato. Ma dentro deve avere entusiasmo, deve sentirsi importante. Il mio dispiacere è non essere lì, tutti i giorni al campo per aiutarlo a superare in fretta questo momento».  Le 27 reti di due stagioni fa però erano anche figlie degli assist di Diamanti...  «Giocatore unico, inutile cercarne una copia. Il Livorno comunque ha elementi come Dionisi e Iori che possono dialogare con Tavano e fargli arrivare i rifornimenti. E anche Surraco ha le qualità per mettergli dentro dei palloni importanti».  Il Livorno sulla carta possiede una difesa fortissima. Invece quattro gol dal Sassuolo e altri quattro dal Novara in 22 minuti. Come si spiega?  «Lasciatevelo dire da uno che gioca difensore: quando prendi gol la colpa è di tutta la squadra. Faccio un esempio: Bonucci e Chiellini, i centrali della Nazionale, sono peggio dei centrali del Cagliari? E la difesa della Roma non vale quella del Lecce? La verità è che la fase difensiva è un mix di organizzazione, forma fisica, equilibrio. Lasciamogli il tempo di conoscersi bene e di stare meglio in campo. Comunque il portiere e i centrali del Livorno non li cambierei per nessuna ragione al mondo».  Come si spiegano tutti quei risultati altalenanti?  «La serie B è questa. Se ingrani tre vittorie di fila vai subito nei quartieri alti. Ma è un campionato che viaggia su una linea sottile, dove la prima può perdere anche con chi sta sul fondo. Basta un episodio, una svista arbitrale, e la sorpresa è sempre in agguato, dietro l'angolo. La dote richiesta per avere successo nella categoria si chiama continuità: in questo momento è il Siena ad averne più di tutti: infatti la classifica lo premia».  Dove potrà arrivare il Livorno?  «Ha la qualità e i giocatori per lottare nella zona playoff. Ma la stagione è lunghissima e l'ambiente dovrà saper gestire al meglio anche gli inevitabili momenti delicati. E Livorno, rispetto ad altre piazze, ha una pressione diversa».  

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di Redazione web