Il Tirreno

Livorno

«Siamo una squadra senz'anima»

Renzo Marmugi
<b>27 ANNI.</b> Alfonso De Lucia, professione portiere, &egrave; al suo quarto campionato nel Livorno
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27 ANNI. Alfonso De Lucia, professione portiere, è al suo quarto campionato nel Livorno

De Lucia all'attacco: niente alibi, bisogna cambiare atteggiamento

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 TIRRENIA. Secondo allenamento per il Livorno in vista dell'anticipo di venerdì sera ad Ascoli. Visto che la settimana lavorativa era cominciata domenica (ma avevano sudato soltanto i giocatori non utilizzati a Novara, per gli altri solo massaggi e defaticamento) ieri Bepi Pillon ha fatto svolgere agli amaranto una seduta unica. A base di corsa, seguita da una partitella in famiglia. Volpe si è allenato col gruppo, Alex Bernardini ha toccato di nuovo il campo, Knezevic e Volpato continuano a lavorare a parte. In vista di un crocevia delicato come quello di Ascoli società e tecnico stanno valutando la possibilità di partire per la trasferta 24 ore prima, cioè domani. Intanto prima dell'allenamento al centro Coni ha parlato uno della vecchia guardia, il portiere Alfonso De Lucia.  De Lucia, cos'è successo sabato a Novara?  «Un'altra partita sbagliata, una delle tante di questo inizio campionato. Tieni testa alla seconda in classifica per un tempo, vai in vantaggio, poi nel secondo ne prendi quattro senza reagire. Impensabile. La situazione non è tragica, visto che siamo alla sesta giornata, ma preoccupante sì. Qualcosa va rivisto, noi giocatori stiamo dando poco. Si può anche perdere, però non come facciamo noi. Il Livorno è una squadra senz'anima».  Ne avete parlato dentro lo spogliatoio?  «Certo, domenica quando ci siamo ritrovati. Batoste come quella di Novara ti danno sensazioni brutte, che portano a litigi. Serve una sterzata forte, e non con le solite chiacchiere. Venerdì ad Ascoli ci attende una partita che vuol dire tanto sotto il profilo della classifica. La situazione è complicata, dobbiamo reagire».  La frase "portano a litigi" vuol dire che ci sono già state delle scintille all'interno del gruppo?  «No, ma quando perdi in quel modo qualche parolina a caldo verso un compagno ti scappa. Io lo dico a lui, lui a un altro e la cosa si gonfia, alimentando incomprensioni inutili. Per fortuna siamo ragazzi intelligenti e i rapporti nello spogliatoio sono ottimi. Dobbiamo risollevarci e ripartire tutti insieme. La verità, secondo me, è che questo Livorno non può vincere senza giocare bene come invece riusciva alla squadra di due anni fa. Quando c'erano giocatori che saltavano uno-due uomini creando superiorità numerica in fase offensiva. Questo Livorno un Alino Diamanti non ce l'ha. Ci sono elementi bravi, anche talenti, però nessuno può prescindere dal collettivo. Per arrivare alla vittoria dobbiamo giocare bene, e di squadra».  Questa fragilità caratteriale non può dipendere dalla mancanza di un leader come Lucarelli, Filippini o Galante?  «Può darsi che manchi qualcuno che tira il gruppo, però il problema principale non è l'assenza di un leader. Non tutte le squadre ce l'hanno...No, aggrapparsi a questo sarebbe voler cercare un altro alibi».  Il campo sintetico ha influito sul ko di Novara?  «Nel primo tempo abbiamo sofferto parecchio, questo è sicuro. Loro facevano tanti cross dalla trequarti perché la palla dopo il rimbalzo schizzava via e le punte sapevano di dover attaccare la profondità. Ma all'intervallo il Livorno vinceva uno a zero, e alla fine nessuno ha accusato crampi o fastidi muscolari. E poi quattro gol li avevamo presi anche al debutto col Sassuolo. Altro che campo, c'è qualcosa da rivedere».  Allora è solo un problema mentale?  «Anche se ci chiamiamo Livorno col blasone non si vincono le partite. Siamo la squadra più giovane della serie B, con diversi giocatori retrocessi e qualcuno uscito da un fallimento. Nel precampionato sono stato io il primo a dire che avremmo potuto lottare per obiettivi importanti, perché il torneo a Viareggio col Genoa era stato bellissimo. Ma dopo sei partite bisogna ammettere che oggi siamo questi, un punto sopra la terzultima. Allora andiamo in campo a lottare per la pagnotta, togliamoci la presunzione di indossare la maglia del Livorno. La prima cosa da fare è calarsi nella realtà di una provinciale. Cambiamo nome, proviamo a chiamarci Portogruaro...».  Venerdì sera c'è Ascoli-Livorno: un bivio.  «Dovremo dimostrare di che pasta siamo fatti. Se fai una prova di carattere e di orgoglio, corri e ti sacrifichi per 90 minuti il risultato poi viene».  Siete consapevoli che sarà una tappa fondamentale anche per il vostro allenatore?  «Il mister sta facendo un ottimo lavoro. E' attento a ogni particolare, dal martedì comincia a preparare la partita nei minimi dettagli, in campo e al video. La colpa di questa situazione è nostra, niente alibi».  Anche sabato solito refrain: il Novara volava, il Livorno camminava.  «La preparazione non c'entra, la condizione c'è, Pillon e il suo staff stanno lavorando bene. Noi quando vogliamo correre corriamo. Il problema è rimanere attenti, tornare indietro tutti nelle fasi di non possesso palla, muoversi con i sincronismi giusti, non fermarsi a guardare quando gli altri ripartono. Quelli del Novara anche sul 4-1 erano assatanati, mi venivano a pressare perfino sui rinvii, volevano il quinto gol. Il Livorno deve calarsi in fretta nella mentalità della serie B, e ci sono giocatori in grado di farlo bene, a patto che la squadra ritrovi un'identità. Due anni fa nel gruppo c'erano senso della sfida, voglia di vincere, di guardare la classifica pensando agli obiettivi. Tutte qualità indispensabili».  L'intervista è al traguardo, ma Alfonso De Lucia aggiunge una postilla.  «Sono qui anche a nome dei miei compagni per formulare le nostre condoglianze alla famiglia di Carlino Vivaldi. Una bravissima persona che ci è sempre stata vicina in questi anni. Un abbraccio sincero a tutti i suoi familiari».

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di Redazione web