Il Tirreno

Livorno

Tomas, un'occasione da cogliere al volo A Novara tocca a lui

Fabrizio Pucci
<b>RIECCOLO. </b>Tomas Danilevicius domani torner&agrave; al centro dell&#146;attacco amaranto a destra: Biagio Pagano
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RIECCOLO. Tomas Danilevicius domani tornerà al centro dell’attacco amaranto a destra: Biagio Pagano

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 LIVORNO. Ciccio Tavano è ingolfato, Gaston Cellerino è in panne, Rej Volpato in ritardo di condizione, Federico Dionisi intoccabile. Pillon, alla ricerca della chiave giusta per scardinare le porte avversarie ha mischiato le carte e dal mazzo degli attaccanti è uscito Tomas Danilevicius, il gigante lituano che quasi certamente domani sul prato posticcio di Novara farà coppia là davanti con il giovane bomber ex Salernitana.  Presenza silenziosa. Tomas c'è. Come sempre. Soffre quando non gioca, ma non fa mai polemica. Semmai fa spallucce quando sente le critiche ogni volta che scende in campo. Ma poi c'è. Come certi vecchi amici che non vedi quasi mai, ma di cui puoi fidarti e che puoi chiamare anche di notte perché sai che risponderanno. E' arrivato qui nell'estate del 2002 all'indomani della promozione in serie B. E qui ha trascorso la parte più importante della sua carriera. Parla poco Tomas, ma quando apre bocca lo fa senza dire banalità con quel suo accento nordico ormai contaminato di livornese e disseminato di 'dè'. In questo modo è diventato anche uno dei cardini dello spogliatoio.  Limiti e consapevolezza. «Non sono mica Gilardino!». E' una frase che riassume l'umiltà di questo ragazzo di Klaipeda che a dicembre commentò così l'interessamento del Rubin Kazan per lui. Poi il trasferimento alla squadra russa sfumò e Danilevicius rimase a Livorno. Tomas sa bene di non essere un crac, ma può assicurare centimetri, sostanza, tante sponde e anche qualche gol pesante. Sempre che lo si lasci giocare in serenità.  Croce e delizia. Sono 130 le sue presenze in amaranto collezionate in sei campionati e mezzo. 21 le reti. Non troppe, per la verità. Ma lui non è mai partito in pole position nella griglia delle punte del Livorno tranne il primo anno (in cui doveva ambientarsi e fece fatica al punto da indurre Spinelli a prendere lo svincolato Negri) e due stagioni fa quando faticò molto prima di trovare il gol (prima gioia alla seconda di ritorno a Mantova il 2 febbraio 2009). Poi però nella seconda semifinale playoff con il Grosseto fu decisivo con una doppietta. A lui sono legati due ricordi: uno bellissimo, l'altro amaro. Porta la sua firma (contro il Pasching) il primo storico gol del Livorno nelle coppe europee. Suo anche l'ultima (per ora) rete amaranto in serie A.  Incantesimo amaranto. Il paradosso di Tomas è che lui ha segnato tanto solo quando ha svestito la casacca amaranto. Ad Avellino nel 2005/06 per esempio, realizzò 17 gol. E a Grosseto due anni più tardi nel solo girone di ritorno ben 9. Poi quando torna qui, nella sua seconda casa, smarrisce il feeling con la porta avversaria. Per la verità un paio di momenti caldi Tomas li ha avuto anche qui nel 2006/07. Dopo il gol in Coppa Uefa Tomas segna anche in campionato (3 volte nelle prime sei giornate), però a gennaio viene ceduto al Bologna. Storia simile un anno fa a dicembre: doppietta alla Samp in campionato e in coppa Italia. Gol da tre punti a Catania. Poi il dimenticatoio. Tomas si smarrisce e non incide. Domani un'altra chance. Importante. Quest'anno ha giocato solo tredici minuti a Bergamo con l'AlbinoLeffe. Al 'Piola' può cominciare un'altra storia. Da vivere con serenità e senza la pressione (e i mugugni) della piazza.

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